Scienza&SocietàLa base del PD non si arrende

  Oggi si riunisce l’assemblea nazionale del PD, dove dovrebbe essere eletto il segretario “traghettatore”, cioè un segretario che, sostituendo il dimissionario Bersani, accompagni il partito al c...

Oggi si riunisce l’assemblea nazionale del PD, dove dovrebbe essere eletto il segretario “traghettatore”, cioè un segretario che, sostituendo il dimissionario Bersani, accompagni il partito al congresso senza candidarsi e quindi facendosi garante della neutralità del partito e delle sue strutture verso l’imminente competizione congressuale.

Abbiamo scritto eleggere, in verità avremmo dovuto scrivere ratificare. Infatti pare che il candidato che oggi dovrebbe divenire segretario, sia stato già “scelto” da un “comitato di saggi” tra un “caminetto” ed un “coordinamento”, con incontri con questo e quell’altro capo-corrente, i veri padroni del partito.

In questa procedura si manifesta uno dei mali di questo partito. Un partito che si chiama “democratico” ma non è democratico. Dove lo statuto è sistematicamente ridotto ad atti formali che non ne rispettano la sostanza, lo spirito. Dove gli organi deputati dallo statuto a prendere decisioni fondamentali per la vita del partito, deputati a determinare le sue scelte politiche, sono esautorati a favore di “caminetti”, di luoghi altri, dove contano solo i capi-corrente. Perché in questi organi non sono eletti coloro i quali rappresentano la base nella sua varia e complessa composizione e a questa, solo a questa rispondono. Questi organi sono prevalentemente composti di segnaposto e “segnavoto” delle correnti. Perché perdere tempo in discussioni e dibattiti che esprimono le richieste della base quando basta riunire i “capi” per decidere e i “segnavoto” ratificano?

La base non si arrende. Vuole un partito Democratico. Per davvero. Dove le decisioni siano prese dal basso, dove le scelte politiche siano fatte in base ad un ampio dibattito che coinvolga la base e ne rispetti gli orientamenti. E non siano, invece, frutto d’ interessi di correnti ridotte a mere agenzie di collocamento che si contendono i “posti” a disposizioni e gli stipendi che ne conseguono. Dove la “diversità culturale” non sia solo un modo di differenziarsi per giustificare l’esistenza di una corrente. Essendo i circoli stati mortificati nella loro funzione di luogo in cui la base esprime ed orienta i comportamenti politici del partito, grazie anche alla rete, al web 2.0, la base si è auto-organizzata, con un attivismo che impressiona. E spesso commuove. Si è auto-organizzata in spazi di autentica partecipazione politica e democratica, dove fa “massa critica” e cosi fa sentire la sua voce e cerca di determinare gli orientamenti e le scelte politiche dei suoi vertici. Come dovrebbe essere in un partito genuinamente democratico. E allora dalla pagina Facebook della community “Insieme per il PD” ( https://www.facebook.com/pages/Insieme-Per-il-Pd/186931091622?ref=hl) è passato l’attivismo che ha visto la base opporsi alla candidatura di Franco Marini, e di altri notabili dei vecchi partiti DS e Margherita, alla presidenza della Repubblica, con messaggi inviati alle caselle di posta dei parlamentari PD, sms, telefonate, “post” continui sulla bacheca della pagina e dei gruppi FB della community e sulle bacheche personali dei parlamentari, “twitter” indirizzati agli account dei parlamentari stessi. Questo in modo organizzato, ritrovandosi e coordinandosi sulla pagina. L’iscrizione alla mailing list della community che è in corso in questi giorni, ha permesso di fare un “survey” di coloro che sono stati attori di questo nuovo attivismo civico che parte dalla base del partito: i simpatizzanti della community di INSIEME sono iscritti al PD in gran parte, o iscritti all’albo degli elettori PD ed hanno quindi partecipato alle primarie. Molti sono nei coordinamenti dei circoli, sono segretari di circolo, sono dirigenti locali.

Oggi si ritroveranno davanti al padiglione 10 della Fiera di Roma, dove si tiene l’assemblea nazionale PD, esponendo i due striscioni pubblicati in questo post, per chiedere di essere , ancora una volta, ascoltati. Per chiedere un congresso vero, democratico, aperto, che parta da un’analisi, dal basso, di tutti gli errori commessi fin ora da una dirigenza arrivata al capolinea, che discuta dei limiti di un partito che ha tradito il suo progetto originale nato al Lingotto, dove le tesi nascano da un dibattitto autentico che sappia davvero coinvolgere tutti i cittadini progressisti di questo paese.

Di seguito le 3 tesi , frutto di un ampia discussione tra i militanti e simpatizzanti, che la base chiede siano fatti propri dall’assemblea, e che chiede ai suoi interlocutori, i dirigenti innovativi che non hanno mai smesso di (ri)cercare una continua connessione con la base, come l’On. Sandro Gozi, di sostenere in assemblea

1) L’assemblea elegga un segretario di transizione che sia di garanzia per tutto il partito inteso come l’insieme dei suoi elettori e militanti e non l’insieme dei capi-corrente. Un segretario di transizione che abbia il compito principale di avviare le procedure del congresso e di assicurare che il congresso si svolga in condizione di neutralità. Riteniamo che chi si voglia fare carico di questo servizio per tutto il partito non si debba candidare al congresso stesso per marcare la natura neutrale del suo incarico.

2) Un congresso che non si riduca a mera competizione tra persone, gruppi e correnti ma sia discussione franca e aperta tra visioni alternative dell’ organizzazione del partito, del suo ruolo nella società e della sua visione di società. Che debba svolgersi prevedendo le primarie. Un congresso quindi aperto.

3) Un congresso dove le tesi alternative non vengano calate dall’alto come nel passato congresso ma costruite dal basso attraverso la partecipazione attiva degli iscritti e degli elettori iscritti all’albo e che quindi cominci subito per terminare ad Ottobre

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