Vanilla LatteAddio a Chuck Foley, l’inventore di Twister

Certo, la sua invenzione non avrà rivoluzionato le nostre esistenze come quella di Douglas Engelbart, ideatore del mouse (ma anche precursore di posta elettronica e videoconferenze) scomparso nelle...

Certo, la sua invenzione non avrà rivoluzionato le nostre esistenze come quella di Douglas Engelbart, ideatore del mouse (ma anche precursore di posta elettronica e videoconferenze) scomparso nelle scorse settimane, tuttavia, per la sua dipartita, sarebbe stato lecito attendersi una maggiore attenzione dai media italiani. D’accordo, nessuno si aspettava importanti articoli sulle testate più autorevoli come avvenuto oltreoceano, con pezzi sul New York Times e sul Los Angeles Times, menzioni sulla National Public Radio e sulla versione originale dell’Huffington Post: sarebbe bastata anche una mezza pagina, un articolo in evidenza, nel migliore dei casi un’apertura nella sezione del costume. Invece no, la morte di Charles F. Foley, detto Chuck, noto alle cronache per essere l’inventore del gioco “Twister” non ha aperto alcuna breccia nei cuori (e nelle menti) dei principali quotidiani italiani. Giusto una “breve” qua e là – La Nazione è forse la testata che ha dedicato più spazio alla notizia – e poca gloria anche online, con una foto-gallery sul sito di Repubblica e qualche riga su America24 e TMNews.

Insomma, l’Italia non ha voluto ricordare adeguatamente il papà di Twister. Eppure, il gioco di Foley ha avuto un impatto non indifferente, nel corso degli ultimi decenni, su generazioni di italiani. Sono davvero in pochi coloro che, dagli anni ’60 a oggi, non hanno avuto l’occasione di provare, almeno una volta nella vita, il diabolico tappetino colorato. E tutti coloro che lo hanno fatto, tuttora si ricordano bene dell’episodio, presumibilmente tanto divertente quanto imbarazzante. Chi, in una serata tra amici, o in famiglia, o a una festa, da bambini (obbligatoriamente), ragazzi (volontariamente), adulti (del tutto non necessario), non ha provato l’ebbrezza di sfidare, o peggio essere sfidati, a una partita a Twister, magari rischiando terribili infortuni – pur di non perdere – a causa delle contorsioni richieste dal momento? E chi, di riflesso, sempre in una serata tra amici, o in famiglia, o a una festa, non è stato brutalmente emarginato per non aver accettato la sfida, e quindi non essersi prestato al gioco?

Foley forse non si aspettava un così grande successo internazionale per la sua creazione, il cui brevetto fu da lui registrato – assieme a Neil Rabens – nel 1966, anno in cui esplose la febbre del Twister non appena Eva Gabor salì sul tappetino assieme a Johnny Carson nel seguitissimo Tonight Show. Ma, come spesso accade, a far crescere la sua popolarità contribuirono anche furiose polemiche, promosse dai concorrenti del produttore del gioco (Milton Bradley, ovvero MB), da loro accusato di vendere “sesso in una scatola”. Ma le presunte allusioni sessuali non spaventarono i consumatori, che risposero in massa. E da quell’anno, le confezioni di Twister vendute, in tutto il mondo, furono decine di milioni, per la felicità di Milton Bradley prima, del gigante Hasbro poi. In brevissimo tempo, il tappetino magico di Foley divenne un simbolo della cultura popolare degli anni ’60 – al pari dell’Hula Hoop, altro prodotto in voga all’epoca – e dei decenni successivi, senza risentire minimamente dell’età. Twister, che fece impazzire gli americani nel periodo della presidenza di Lyndon Johnson, è stato in grado di mantenere salda la sua posizione nella cultura pop statunitense e occidentale anche negli anni a venire, fino ai giorni nostri, facendo capolino anche in canzoni (Weird Al Yankovic, R.E.M., Britney Spears), film (un giovanissimo Keanu Reeves usa il gioco per sfidare la morte, in “Un mitico viaggio” del 1991, e il gioco appare anche in The Mask 2), show televisivi (Family Game Night, SuperNatural). Non è un caso che Twister sia stato definito, dall’enciclopedia Microsoft Encarta, un “fenomeno industriale”, tra i primi giocattoli, nella storia contemporanea, a creare una “mania nazionale di breve periodo” negli Usa, nonché capace di diffondersi globalmente e di distinguersi da altri prodotti dello stesso genere poiché “accettato da tutte le classi sociali”.

Incredibile ma vero, Chuck Foley, per la sua invenzione che da quasi cinquant’anni è nelle nostre case vicino al Monopoli e a Forza Quattro, non incassò un solo centesimo di royalties dal giorno della sua distribuzione sul mercato a oggi, ma solo 27 mila dollari, come acquisizione da parte dell’azienda produttrice. Una cifra irrisoria, se paragonata ai dati di vendita di Twister. Negli ultimi anni di vita, ritiratosi nel North Carolina, Foley, detentore di 97 brevetti, ha girato le scuole dello Stato per incontrare i ragazzi per parlare con loro di “invenzioni, ispirazione e duro lavoro”, riporta il New York Times. Nei giorni scorsi, all’età di 82 anni, dopo una lunga battaglia con l’Alzheimer, la morte. Per il “papà” di un prodotto che – a nostra insaputa – così tanto ha influenzato, se non rivoluzionato, le nostre vite e quelle di decine di milioni di persone in tutto il globo terracqueo, un pizzico di riguardo in più non avrebbe guastato.

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