Del ministero della Cultura, e non solo

Scrivo poco in questi giorni. Forse è arrivato il momento di prendersi una pausa. Anche se cio’ che accade in Egitto mi preoccupa. Nei giorni scorsi mi sono appassionata soprattutto alla vicenda di...

Scrivo poco in questi giorni. Forse è arrivato il momento di prendersi una pausa. Anche se cio’ che accade in Egitto mi preoccupa.

Nei giorni scorsi mi sono appassionata soprattutto alla vicenda di Inas Abdel Dayem la direttrice della Opera House del Cairo rimossa a maggio dall’ormai ex ministro della Cultura Alaa Abdel-Aziz nominato dopo un frettoloso rimpasto di governo. Il suo caso aveva accesso una dura polemica nel mondo della cultura e dello spettacolo in Egitto. Ne avevo scritto qui.

Perchè mi sono appassionata al suo caso? Perchè nel nuovo esecutivo egiziano, nato dopo il golpe del 3 luglio, lei è stata nominata nuovo ministro della Cultura. Anzi no. Cioè, per ore è circolato il suo nome su web e social networks producendo una valanga di reazioni, mi pareva soprattutto positive. Poi il 16 luglio il nuovo governo transitorio ha giurato, ma nella lista dei ministri il suo nome non c’era. Poco si sa – o si capisce – di cio’ che è accaduto. Una versione che ha circolato per un po’ sui quotidiani online locali è stata che Dayem ha ricevuto minacce da gruppi di estremisti, in particolare del partito salafita Al Nur. A questo proposito lei ha dato una mezza smentita dicendo di non aver assunto l’incarico per fare gli interessi del Paese, in questa delicata fase di transizione. Comunque non si capisce bene. Qualcuno queste pressioni le ha fatte.

Fatto sta che la mattina del 17 luglio ci siamo svegliati di nuovo con una sorpresa che la riguardava. L’abbiamo ritrovata a capo della Opera House del Cairo. Reintegrata nel suo vecchio incarico che ricopriva dal 2012. Meglio così. Perchè un artista del suo livello (è un’apprezzata flautista) io proprio non ce la vedevo a combattere con la burocrazia di un ministero. Tra l’altro molti sono convinti in Egitto che il ministero della Cultura debba essere abolito e rimpiazzato da organizzazioni indipendenti (ma sempre con i soldi del governo). Fino ad ora in questo Paese è stato un apparato simil-bradipo che poco ha fatto per promuovere (in maniera indipendente) la cultura.

Che c’è grande conflitto nella Cultura in Egitto lo si capisce anche dal numero ministri nominati dopo la caduta di Mubarak e del suo ministro della Cultura Farouq Hosni (in carica per 24 anni). Ebbene si’, c’è un elenco, ed è di 6 ministri diversi nominati negli ultim due anni e mezzo.
Eccoli:

Gaber Asfour (Gen 30 – Feb 8, 2011)
Mohamed al-Sawy (metà Feb, 2011)
Emad Abu-Ghazi (Mar – Nov, 2011)
Shaker Abdel-Hamid (Nov 2011 – Mag 2012)
Mohamed Saber Arab (Mag 2012 – Mag 2013)
Alaa Abdel-Aziz (Mag – Lug 2013)
Mohamed Saber Arab (Secondo mandato da Lug – presente)

Ora il nuovo ministro della Cultura si chiama Mohamed Saber Arab ed è lo stesso che era in carica prima del rimpasto di maggio. Si tratta di un indipendente, ex insegnante di storia moderna ad Al Azhar.

Spero che questo nuovo esecutivo – che è transitorio – sappia traghettare l’Egitto verso nuove elezioni democratiche. Il prima possibile. Ma anche senza troppa fretta. E’ inutile che il paese si dedichi alla pratica del voto compulsivo. I cittadini devono essere messi in condizione di poter fare una scelta (anche di cambiamento), e in maniera consapevole. Tutti i cittadini. Le urne da sole sono sufficienti a garantire la democrazia? si chiedono oggi alcuni egiziani.

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