Colpo di taccoBerlusconi è stato condannato: Esticazzi…

Giornate intere a pensare a luiNottate passate ad immaginare un Paese migliore senza di lui E poi manifestazioni, cortei, viaggi in pullman improbabili, panini ancora più improbabili, feste di Li...

Giornate intere a pensare a lui

Nottate passate ad immaginare un Paese migliore senza di lui
E poi manifestazioni, cortei, viaggi in pullman improbabili, panini ancora più improbabili, feste di Liberazione (dove però i panini erano meno improbabili), dibattiti, assemblee, assemblee con interventi preparati e pipponi, pipponi di ore ed ore sempre su di lui (povero Mentana… mi chiedo come faccia)

E adesso?

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E adesso?

Adesso sarà la stessa cosa. La condanna di Berlusconi (con o senza interdizione), non cambia nulla e la spiegazione è semplice, perché ne abbiamo bisogno. Ne abbiamo bisogno tutti. Ne hanno bisogno i suoi elettori (sette milioni e più), ne hanno bisogno i giornalisti (pure quelli brizzolati), ne hanno bisogno i comici (pure quelli che parlottano con gli ottuagenari), ne hanno bisogno i suoi oppositori (altri sette milioni e più), ne hanno bisogno i suoi alleati (anche quelli che sono andati al funerale del padre di Bianca Berlinguer) e ne ho bisogno anche io, o quantomeno ne ho avuto bisogno…

Perché?

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Perché?

Perché si ha sempre bisogno di un nemico, si ha sempre bisogno di un fenomeno mediatico da strumentalizzare, di un capro espiatorio, di uno a cui puntare il dito, tenendo l’altra mano saldamente in tasca. Ne ho bisogno io, perché invece di puntare il dito avrei dovuto costruire, costruire qualcosa al di là di lui, al di là del nemico, al di là della solita buffonata da schernire, che si trattasse di puttane (obese, con riccioli rossi e rossetto da vaiassa… ma anche no) o del pericolo di una dittatura comunista (con me ogni volta a ripetermi: “adda veni’ baffone”). Al di là dell’innocenza e al di là della pietà, io non ho fatto nulla per costruire un Paese al di là di lui.

E adesso?

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E adesso?

E adesso voltiamo pagina, per piacere voltiamo pagina… Cominciamo a pensare che tra un anno e più ci saranno 20 miliardi all’anno da pagare, che abbiamo un ministro dalla pelle nera a cui tirano le banane, che abbiamo circa il 40% di disoccupazione giovanile, abbiamo un’ università che va a pezzi, una sanità che va a pezzi e i pezzi delle macerie de L’Aquila ancora lì… altro che reddito di cittadinanza! Rimbocchiamoci le maniche tutti e cominciamo a pensare che, da decenni, con o senza il naso tappato, abbiamo dato la nostra “fiducia” a queste persone, abbiamo delegato sapendo che ci avrebbero deluso. Adesso tocca a noi. Vi risparmio il pippone sulle dottrine di Negri, ma adesso abbiamo bisogno di pensare a noi, alla collettività, al bene comune, nel senso pieno del termine: nel senso che quei beni – questi beni – sono i nostri. E’ tremendamente inutile parlare di ciò che ne sarà di questo governo, del nipote di Gianni Letta, dell’ineleggibilità, dei domiciliari (o dei servizi sociali). Abbiamo bisogno di altro, abbiamo bisogno di noi, del nostro impegno, della nostra fantasia (e sì, magari pure di un altro sistema elettorale). Abbiamo bisogno di tornare ai nostri bisogni, alle nostre esigenze e perché no, anche dei nostri sogni e di un futuro che non sia necessariamente lontano dal nostro Paese.

Di questo abbiamo bisogno, perciò smettiamola di parlare di Berlusconi (con o senza le tette e i capelli biondi)

PS. Ah comunque in questi giorni, Monti si è dimesso poi ci ha ripensato, forse glielo ha chiesto l’Europa, forse c’è ancora un pò di spread in giro e nessuno se ne è accorto…

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