Laboratorio SiciliaCrocetta, il Pd ai ferri corti: “O rimpasto o rottura”

L’hanno protetto per settimane, mesi. Ma adesso «basta». Lo stato maggiore dei democratici siciliani non ne può più della Sicilia targata Rosario Crocetta. Cento nomine in cento giorni, «raccattan...

L’hanno protetto per settimane, mesi. Ma adesso «basta». Lo stato maggiore dei democratici siciliani non ne può più della Sicilia targata Rosario Crocetta. Cento nomine in cento giorni, «raccattando a destra e a manca trombati delle liste il Megafono», il nodo precari sul tavolo. Insomma i democrat siculi chiedono il cosiddetto «cambio passo».

Riuniti ieri pomeriggio in un noto albergo del centro di Palermo, il mantra è stato il seguente: «O cambia regime, o stacchiamo la spina, e torniamo alle urne». Da Vladimiro Crisafulli a Sergio D’Antoni, passando per Luigi Cocilovo, Giuseppe Lupo e Antonello Cracolici, il mini vertici si è concentrato su un unico obiettivo: «In primis Rosario deve esaudire i nostri desideri, inserendo tre uomini Pd all’interno della giunta di governo». Del resto, è stato il ragionamento consegnato ai cronisti alla conclusione del vertici, «se lui continua a governare la Sicilia in questo modo la prossima volta rivincerà il centrodestra, e noi non toccheremo palla per altri venti anni». Semplice. Alla riunione avrebbe partecipato anche il renziano-palermitano Davide Faraone anche lui, per una volta, d’accordo con lo stato maggiore di via Bentivegna, sede regionale del Pd.

In risposta a ciò il governatore avrebbe chiesto tempo, «mi devo riposare un paio di giorni e poi vedrò cosa potrò fare», ma il Pd non ha intenzioni di perdere tempo. Già nella prossima direzione regionale, che dovrebbe tenersi a metà settembre, il segretario insieme agli altri componenti della segreteria non sarà tenero con il governatore che avrebbe dovuto «rivoluzionare» la Sicilia. Ecco perché, in ambienti democrat, c’è chi non esclude le elezioni anticipate. Del resto l’Udc, big sponsor di Crocetta alle regionali dello scorso ottobre – il Ministro D’Alia fu il primo a volere che il candidato fosse l’ex sindaco di Gela – sarebbe ai ferri corti con il governatore. E se a ciò aggiungiamo i malumori dei democratici le elezioni anticipate non appaiono così distanti. Anzi.

Twitter: @GiuseppeFalci

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