Faber, fabriLa prova (il)logica dell’esistenza di Dio

Cito Giorgio Gaber. "Vivere, non riesco a vivere...ma la mente mi autorizza a credere che una storia mia, positiva o no, è qualcosa che sta dentro la realtà. (...) Liberi, sentirsi liberi, forse pe...

Cito Giorgio Gaber. “Vivere, non riesco a vivere…ma la mente mi autorizza a credere che una storia mia, positiva o no, è qualcosa che sta dentro la realtà. (…) Liberi, sentirsi liberi, forse per un attimo è possibile. Ma che senso ha, se è cosciente in me la misura della mia inutilità”.

Sia chiaro. Chi scrive non crede in Dio. O almeno non crede in un essere trascendente buono e misericordioso, che ha creato il mondo e gli uomini, che vede e provvede, che ci conosce meglio di quanto possiamo fare noi stessi e che ci guida pur rispettando il libero arbitrio.

Sia chiaro. Chi scrive non intende fondare una religione – tramite un blog poi, figuriamoci! – né rivolgere alcun tipo di condanna a quelle “alla moda” né tantomeno lanciarsi in disquisizioni superficiali sull’ipocrisia di chi crede o sulle tesi ontologiche a priori e posteriori dei filosofi – peraltro reminiscenze scolastiche lontanissime di cui non ricordo granché.

Fatte le dovute premesse, voglio invitarvi a condividere una verità. Dio esiste.

(?)

Esiste. E’ la risposta alla nostra dannata complicatezza, ai pensieri, alle paure. All’infinito spazio che ci circonda, ai ricordi di chi se n’è andato e all’idea di non poterlo rivedere mai più. E’ in quei mai più, e nei per sempre. E’ la sintesi di tutte le lacrime versate, di tutti i perché che non hanno mai trovato risposta. E’ l’attimo in cui il tempo si ferma. E’ la luce, la luce che illumina quel libro, quella parola, è il lampo di felicità che ti prende quando non hai alcun motivo di essere felice. E’ l’infinito, che ci fa cogliere a tratti il senso della quotidianità, che ci fa sentire immensamente superflui. E’ la forza di gravità che ci tiene attaccati alla Terra e ci permette di evolverci, creare, distruggere e ricreare la materia. E’ la domanda, è chiedersi chi c’è stato prima di noi in quel posto, chi lì ha pianto, ha riso, ha amato. E’ l’amore, certo, non per una persona, ma per quell’attimo che quando arriva ti rivolta come un guanto e poi se ne va, lasciandoti con un senso di assoluta inutilità. E’ ritrovarsi a pensare alla Storia, alla Filosofia, alla Bellezza, a chi sta facendo cosa dall’altra parte del mondo. E’ l’assenza di un motivo apparente. E’ il terrore di scegliere, di guardarsi allo specchio. E’ la paura di non aver mai capito cos’è davvero la libertà. E’ la poesia. E’ l’uomo che muore ed è immortale.

E’ il bisogno di scrivere un articolo per dare un senso ad uno stato d’animo. E’ sapere che l’impresa fallirà miseramente.

Cercatelo, perché Dio esiste.

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Linkiesta Paper Estate 2020