Arte o insulti?

La scena della street art al Cairo è scossa da una nuova ondata di graffiti. “CC, il traditore” è uno dei tag-writing piu’ frequenti, insieme a “CC, l’assassino” e “Adly Mansour il presidente mario...

La scena della street art al Cairo è scossa da una nuova ondata di graffiti. “CC, il traditore” è uno dei tag-writing piu’ frequenti, insieme a “CC, l’assassino” e “Adly Mansour il presidente marionetta”. Lo riporta, in un articolo datato 5 novembre, il portale Al Ahram Online in inglese. Le scritte sarebbero iniziate ad apparire – sottolinea la stessa testata – dopo che, il 3 luglio scorso, l’allora presidente Mohammed Morsi fu rimosso dal suo incarico in quello che non tutti in Egitto concordano nel definire un golpe dei militari.

Fin qui, forse, nulla di nuovo. Nel 2011 la scena della street art in Egitto era esplosa proprio partendo dal fenomeno del tag-writing che riproduceva slogan contro Mubarak e il suo regime. Per 18 giorni a Piazza Tahriri, e in gran parte della capitale egiziana, di polizia non ce ne fu proprio l’ombra. All’epoca sui muri del Cairo si scriveva “il popolo vuole la caduta del regime” o “la caduta di Mubarak”. Poi, un pugno instancabile di grafici, artisti, ma anche di professionisti del marketing e comunicazione, riusci’ a trasformare questi slogan in potenti messaggi visivi, cioè murales e stencil, capaci di risvegliare le coscienze della gente. Nel 2012 il target degli “artattivisti” egiziani diventarono i militari. All’inizio del 2013 fu la volta dei Fratelli musulmani.

Oggi pero’ accade qualcosa di preoccupante.

Sempre Al Ahram Online scrive che accanto alle scritte anti-regime, ci sono quelle contro il Papa Copto Tawadros II, “Tawadros il cane. L’Egitto è un paese islamico”, e anche contro il Grande Imam di Al Azhar, principale istituzione sunnita del mondo arabo considerato vicino alle istituzioni. L’estetica del segno grafico sul muro in questi casi conta zero. “L’oscenità è una regola”, tuona Al Ahram, che riporta le lamentele del vicinato. Si tratta di affermazioni che instigano all’odio. E allora, i media egiziani rendono noto che il ministro dello Sviluppo locale Adel Labib ha appena terminato di lavorare ad un progetto di legge che presuppone pene severe (fino a 4 anni di carcere ed una ammenda salata) nei confronti di chi viene pescato ad imbrattare i muri con simili insulti.

I comunità degli street artist è insorta. Chiaramente – per loro – si tratta di una limitazione alla libertà di espressione. Oggi i graffiti del Cairo hanno soprattutto un contenuto politico (quello sociale sembra perso). La linea che separa il lecito dall’insulto vietato è sottile. Per questi ragazzi, il vero obiettivo delle autorità è quello di mettere a tacere le voci di dissenso contro il minisro della Difesa, il Generale Abdel-Fatah Al Sisi che ha intimato l’ultimatum a Morsi, a luglio. In realtà ai graffiti del Cairo sembra succedere anche altro. Almeno visto da qui, da Milano. Non sono solo gli slogan anti Sisi (o contro altre personalità religiose) a dare fastidio. Alcuni murales vengono vandalizzati. Alcuni muri sembrano costituire un obiettivo piu’ di altri. Perchè? Quale altra battaglia si combatte? Qualcosa traspare dai Social Network.

Forse la scena della street art egiziana è arrivata ad un punto critico. Si evolve, o è già destinata a morire.

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