Sampan ExpressCosa sta succedendo in Thailandia?

I fatti. La tensione in Thailandia sta montando giorno dopo giorno rievocando i timori che i tristi fatti del 2010, quando Camicie Gialle e Rosse si diedero battaglia per le vie di Bangkok, possano...

I fatti. La tensione in Thailandia sta montando giorno dopo giorno rievocando i timori che i tristi fatti del 2010, quando Camicie Gialle e Rosse si diedero battaglia per le vie di Bangkok, possano ripetersi. Oggi le proteste sono dilagate anche al di fuori della capitale con 25 governi provinciali assediati in modo non violento dai manifestanti ed uno, quello di Surat Thani, effettivamente occupato. Nel frattempo a Bankgok Suthep Thaughsuban, ex vicepremier e leader indiscusso del movimento anti governativo, ha continuato a guidare la protesta nonostante un mandato d’arresto pendente sulla sua testa. Dopo che lunedì scorso i manifestanti si erano introdotti all’interno del Ministero delle Finanze e del Ministero degli Esteri, oggi hanno dato vita a sit-in di fronte ad altri nove ministeri e circa 17 mila persone hanno manifestato di fronte al Department of Special Investigation. L’obiettivo dei dimostranti consiste nel porre fine al cosiddetto “regime di Thaksin”, ex Premier, condannato in absentia e fratello dell’attuale Primo Ministro Yingluck Shinawatra. Il picco per ora è stato raggiunto domenica scorsa, quando, stando alle stime probabilmente gonfiate del Bangkok Post si sono riversate per le vie della città oltre 400 mila persone.

Tuttavia le manifestazioni vanno avanti da parecchio e si sono intensificate sempre di più nel corso dell’ultimo mese.  Aldilà di quanto avviene nelle piazze, infatti, gli ultimi trenta giorni hanno visto inasprirsi la lotta di potere che divide il paese da almeno un decennio, ovvero da quando Thaksin Shinawatra ha fatto prepotentemente ingresso nella scena politica vincendo (o direttamente o per interposta persona) tutte le tornate elettorali grazie a campagne definite populiste che gli valgono i consensi (secondo i suoi oppositori comprati) delle fasce meno abbienti del paese, quindi della maggioranza soprattutto nel nord-est. I fatti recenti sembrano dunque far naufragare le prospettive di riconciliazione nazionale all’ordine del giorno dal momento dell’insediamento del nuovo governo nel luglio 2011, ma perché proprio adesso? Il nodo cruciale rimane il destino politico – e non solo – di Thaksin, che dall’estero spende le sue giornate a calcolare come tornare sia in patria che al potere. Il tacito compromesso tra il partito di maggioranza Pheu Thai ed il partito Democratico si può sintetizzare nell’accordo ad evitare un ritorno di Thaksin e di conseguenza scongiurare i rischi di una trasformazione senza ritorno degli equilibri di potere del Regno. In questo contesto il procedimento giudiziario contro l’ex Primo Ministro Abhisit Vejjajiva in carica durante gli scontri del 2010 unito alla proposta di una legge di amnistia avanzata in parlamento sono probabilmente apparse a Thaksin come due mosse formidabili capaci di favorire il suo ritorno. E invece si è probabilmente trattato di un errore di calcolo motivato dalla fretta e dall’ambizione. Infatti Abhisit si è dichiarato pronto a difendersi nelle sedi preposte e da allora (fine ottobre) gli animi degli oppositori si sono surriscaldati.

“Abhisit seguirà i procedimenti legali senza fuggire dal paese” mi spiega una fonte. E prosegue “le persone in Thailandia non si fidano del sistema parlamentare perché questo si traduce nella dittatura della maggioranza a discapito della giustizia”. Così sono iniziate le proteste ed il 12 novembre il Senato ha respinto all’unanimità l’Amnesty Bill. Un altro contrattacco micidiale alle mosse di Thaksin è giunto otto giorni dopo allorché la Corte Costituzionale ha etichettato la proposta di emendamento che avrebbe reso il Senato (per il quale si vota a marzo) totalmente elettivo come anti costituzionale. E le contromosse proseguono oltre che per le strade anche nelle stanze del potere. Ieri il partito Democratico ha presentato una mozione di sfiducia in parlamento nei confronti del Primo Ministro. 

Quali sono dunque gli scenari? Scontato sottolineare come siano assolutamente incerti. Ieri il New York Times ha riportato le dichiarazioni di Kokaew Pikulthong, membro del Pheu Thai, che ha accusato gli oppositori di voler far precipitare il paese nell’anarchia. L’articolo ha anche riportato l’avviso dell’ambasciata statunitense circa una possibile escalation ed i rischi che la contrapposizione sfoci in episodi di violenza. Molte altre ambasciate, così come il sito Viaggiare Sicuri del MAE hanno aggiornato la pagina relativa alla Thailandia suggerendo di tenersi alla lontani dagli assembramenti. Tuttavia l’esito della contesa è davvero nebuloso così come il destino del governo. Una delle maggiori incognite riguarda la risposta dei Rossi, i sostenitori di Thaksin per ora osservano, ma sono pronti a reagire riversandosi in massa nella capitale. Anche il governo e le forze dell’ordine sono in attesa e nonostante lo stato d’emergenza, dichiarato sull’intera area metropolitana di Bangkok e qualche altro distretto lunedì scorso, per ora non sembra esserci l’intenzione di forzare la mano. Impossibile dire se si ripeteranno gli eventi del 2010, ma sicuramente la soluzione non sarà nè rapida nè semplice. Se alla delicata scacchiera sin qui descritta si aggiungono la recente sconfitta contro la Cambogia per la sovranità sul tempio di Phrea Vihear rivendicato da entrambi e la complessa questione della successione del sovrano si hanno tutti gli ingredienti per un quadro estremamente complesso.

Dal punto di vista economico, però, nonostante il Baht sia in caduta libera da fine ottobre, i fondamentali del paese verosimilmente reggeranno come accaduto in occasione delle numerose crisi politiche che la Thailandia ha saputo affrontare in passato. Intanto oggi Yingluck Shinawatra si è rifatta il look su Facebook: prima ha cambiato la cover optando per un’immagine che la ritrae sorridente in mezzo alla gente, e poi ha sostituito l’immagine del profilo sostituendo un primo piano serioso con uno estremamente sorridente. 

Che possa servire a migliorare l’immagine dell’esecutivo in un momento così tormentato sembra difficile, ma il messaggio è chiaro. Sorprendente la diversa accoglienza delle due immagini a nettissimo vantaggio della cover che in 8 ore ha ottenuto quasi 34 mila like, 4600 commenti e 800 condivisioni contro nell’ordine 153, 15 e 14. Sempre per rimanere all’interno del social network la foto che ritrae una folla di bandiere bianche rosse e blu postata in mattinata da Suthep con oltre 130 mila like dimostra che al momento la fazione antigovernativa è molto più attiva anche a livello telematico. Nel frattempo per evitare che quest’attivismo possa causare dei danni in un momento cruciale per la stagione turistica sono stati predisposti posti di blocco sulla strada per l’aeroporto, già occupato in passato.