Non aprite quelle porteSappiamo ancora scrivere ed emozionare?

«Dammi un secondo, che prendo il blocchetto e lo appunto».«Non puoi usare il telefono?»«Beh sì, potrei, però...»«E adesso cosa stai facendo?»«Cerco una penna! Nella borsa non si trova mai niente».«...

«Dammi un secondo, che prendo il blocchetto e lo appunto».
«Non puoi usare il telefono?»
«Beh sì, potrei, però…»
«E adesso cosa stai facendo?»
«Cerco una penna! Nella borsa non si trova mai niente».
«Ti rendi conto che a quest’ora col telefono avresti già finito?»
«Beh sì, però…»
«Però un *****! Sei antica, punto e basta».
Già, antica. Sono antica perché in borsa ho un’agenda di carta, un paio di blocchetti di carta e un astuccio con penne e matite, mentre l’appunto 2.0 richiederebbe solo una app.
«Va beh» replico un po’ punta sul vivo, «mica uso penna d’oca e calamaio».
«No, ma ti piacerebbe. In quell’astuccio non ci sono anche inchiostri colorati?»
Touchée.

Ma il discorso, alla fine, gira a mio favore. Il mio amico, infatti, mi confessa che al lavoro non lascia più appunti su carta per nessuno.
«Non sono più capace di scrivere, mi sa. Con una tastiera puoi tornare indietro e cancellare, su carta no. E io mi sono accorto di non riuscire a scrivere una frase di getto, senza errori o ripensamenti. In più, usando sempre meno la penna, ho una calligrafia sempre più brutta».
Hai scoperto l’acqua calda, mi verrebbe da dirgli, ma mi limito ad un amorevole pat-pat sulla spalla.
È un argomento trito e ritrito questo – ah, i bei vecchi tempi etc etc – per cui soprassederò sulla noiosa filosofia spicciola che è venuta fuori dalla nostra discussione. Quello che mi preme raccontare è quello che è successo qualche giorno dopo.

«Ieri era il compleanno di mia moglie e, beh, ho fatto una cosa».
«Te ne sei dimenticato?»
«Ma no, le ho preso un regalo e poi mi sono fermato in cartoleria. Ho comprato della carta da lettere del suo colore preferito e le ho scritto quello che provo per lei. Ho dovuto stracciare il foglio diverse volte, ma poi bene o male ci sono riuscito. Non volevo il solito biglietto, volevo qualcosa che le rimanesse. Non una mail o cose così, qualcosa che potesse tenere in mano».
«E lei?»
«Ha pianto».
Ecco quello che, forse, dovremmo fare un po’ più spesso: fermarci, prendere un foglio e una penna, scrivere, emozionare.

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