Vanilla LatteSu TIME, il reportage-shock dell’italiano Emanuele Satolli

La rivista americana TIME è da sempre nota, oltre che per la sua autorevolezza, per l'elevatissima qualità dei suoi contenuti. Articoli e immagini d'autore che, settimana dopo settimana, dal 1923, ...

La rivista americana TIME è da sempre nota, oltre che per la sua autorevolezza, per l’elevatissima qualità dei suoi contenuti. Articoli e immagini d’autore che, settimana dopo settimana, dal 1923, contribuiscono a rendere la testata tra le più importanti d’oltreoceano e del mondo. Una lettura obbligata, per gli amanti dell’informazione. L’attenzione agli scatti, in particolare, è un tratto che caratterizza la scuola di giornalismo anglosassone: nel caso di TIME, il suo “photojournalism” è senza pari. Come riporta lo stesso sito web del giornale, nel solo 2013, TIME ha inviato fotografi in Afghanistan, Bangladesh, Russia, Filippine, Cuba, Arabia Saudita, Iran, Venezuela, Pakistan, Myanmar, Repubblica Centrafricana, Egitto, Dagestan, India, giusto per menzionarne alcuni. Un tour per raccontare il mondo, con le opere di professionisti del settore.

Photo Emanuele Satolli—Parallelozero

(da TIME Magazine)

Tra questi esempi di straordinario foto-giornalismo, rientra a pieno titolo il servizio apparso sull’edizione del 9 dicembre 2013. Sei pagine intitolate “Krokodil Tears” (ovvero, “Lacrime di Krokodil”), un must-read dove, a dispetto di quanto avviene regolarmente, non sono le immagini ad accompagnare le parole. In questo caso, il testo, firmato dal corrispondente da Mosca Simon Shuster, recita un ruolo quasi marginale, una sorta di gregario, attore secondario, come se fosse una lunga didascalia a corredo delle fotografie, assolute protagoniste delle pagine, dal considerevole impatto visivo. Gli scatti, infatti, raccontano gli effetti, devastanti, della droga conosciuta come “krokodil”, sostanza stupefacente a basso costo (una delle cosiddette “droghe della crisi”), su un gruppo di tossicodipendenti in Russia. Immagini forti, come un pugno nello stomaco, che descrivono, come e meglio di molte parole, il modo in cui questa droga, relativamente nuova, condizioni e progressivamente distrugga la vita umana. Per farsi un’idea, lo stesso nome “krokodil”, pare derivi proprio dal modo in cui la sostanza consumi, laceri, desquami la pelle, rendendola simile a quella, appunto, di un coccodrillo.

La notizia, tuttavia, non si esaurisce qui. Perché il reportage da oltre tremila “Like” su Facebook e più di cinquecento condivisioni su Twitter, inserito nell’elenco dei migliori lavori “TIME’s Best Photojournalism” dell’anno 2013, porta la firma di un italiano. “An italian photojournalist based in Milan” che risponde al nome di Emanuele Satolli, classe 1979, formatosi alla Scuola di Giornalismo di Torino e specializzatosi alla Scuola di Fotogiornalismo “Contrasto” di Milano, il quale ha trascorso una parte consistente del suo tempo, lo scorso anno, nella città industriale di Yekaterinburg, capoluogo dell’Oblast di Sverdlovsk, sul lato asiatico degli Urali, in Russia. Un posto, come ricorda l’articolo, “noto per l’abuso di droga”, dove Satolli ha immortalato circa una dozzina di dipendenti del “krokodil”. Una prova di grande giornalismo che, a dispetto dell’attenzione a livello mondiale, pur essendo stata realizzata da un connazionale, ancora poco riscontro ha trovato sugli organi di informazione italiani (se si esclude un pezzo del sempre attento Giornalettismo). Meriterebbe più attenzione il lavoro di Satolli, una testimonianza shock tanto affascinante quanto disturbante, capace di colpire – in tutti i sensi – il lettore come poche altre, perché pone l’attenzione su un fenomeno ai più ancora sconosciuto. E perché ci mostra realtà che, spesso, guardando altrove, facciamo finta che non esistano.

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