Colpo di tacco#vinciamopoi, a Grillo serve un patto generazionale

Sulla vittoria di Matteo Renzi si è scritto molto, ho trovato alcuni spunti interessati ma l'impressione è che nessuno abbia realmente capito ciò che è successo. Probabilmente sbaglio, ma il risul...

Sulla vittoria di Matteo Renzi si è scritto molto, ho trovato alcuni spunti interessati ma l’impressione è che nessuno abbia realmente capito ciò che è successo. Probabilmente sbaglio, ma il risultato di Renzi non è affatto impossibile da spiegare, anzi è fin troppo semplice: è una mera addizione tra i voti che PD e Scelta Civica presero alle elezioni del 2013. Il contenitore montiano è infatti stato totalmente svuotato dal Sindaco di Firenze, capace, ancora più di SuperMario (chi se lo ricorda ancora?), di interpretare le istanze di quel blocco sociale. Un blocco costituito per lo più da over 40, rassicurati prima dal Professore “salvaspread” ed ora dal giovane rampante che mette 80 euro in più in busta paga. Sono stati loro, a determinare questo distacco siderale.

Per questo motivo, la sconfitta di Grillo, non è così apocalittica come raccontano i numeri ed è spiegabile con due motivi elementari: sistema elettorale ed astensionismo.

Rispetto alle nazionali, stavolta c’erano le preferenze ed in questi casi a prevalere sono i centri di interconnessione fisica articolati sui territori, immersi nelle amministrazioni comunali e nelle sedi di partito. Per dirla in poche parole: in questi casi ciò che rileva è la struttura, lo scheletro che tiene in piedi il corpo elettorale. L’apparato, l’esercito del voto con i suoi generali a dare indicazioni, gli ufficiali a comunicarle ai territori ed i soldati che vanno di casa in casa a consegnare fac-simile. Una struttura del genere il MoVimento non può costruirla solo telematicamente, nonostante l’impegno dei tanti pentastellati che senza soldi e senza nomi illustri, hanno fatto un vero e proprio miracolo. 

Il punto più critico però, quello che più di tutti va analizzato è il fenomeno dell’astensionismo. Un fenomeno che per la quasi totalità è costituito dai giovani. La stragrande maggioranza degli under35 non si è recata al voto. I motivi anche qui sono due: il semprevivo “fattore sticazzi” costituito dai serial killer dell’impegno civile, gli “utili idioti” della società postmoderna; ed il disfattismo cosmico, rappresentato da tutto quell’universo di giovani che non vede dinanzi a se alcuna prospettiva e stenta a credere che una croce su una scheda elettorale possa cambiare le cose. È a questi due che Grillo deve parlare, con nuove parole d’ordine, “o noi o loro” e  “#vinciamonoi” non bastano e sono contenutisticamente insufficienti. I giovani hanno bisogno di “speranza”, “coraggio”, sanno che la catastrofe è inevitabile e sono abitutati al “si salvi chi può” e invece dovremmo salvarci tutti, non solo quelli con 80 euro in più. È questo che Grillo deve mettere in piedi se non vuole scomparire. Deve convincere i giovani, solo così potra stipulare quel patto generazionale capace di dare vita ad un nuovo “miracolo italiano”. 
@A_Munciguerra

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