FocusMéditerranéeLa Siria arriva a Parigi nella mostra “Syrie: cris-action”

di Silvia Dogliani| Focus Méditerranée Un pallone che rimbalza sul muro ad intervalli di tempo uguali. Sullo sfondo una porta beige e un cavo elettrico collegato all’interruttore della luce. E poi ...

di Silvia Dogliani| Focus Méditerranée

Un pallone che rimbalza sul muro ad intervalli di tempo uguali. Sullo sfondo una porta beige e un cavo elettrico collegato all’interruttore della luce. E poi il rumore ripetitivo e costante della palla che colpisce la parete: bum, bum, bum e ancora bum, bum, bum …. boom, boom.

E’ il suono delle bombe che prende il posto di quello del pallone. E’ il rumore della morte che si sostituisce a quello della vita. Poi un cortocircuito, e la luce va via. Infine il silenzio. E’ questa la Siria di Khaled Abdulwahed nel suo video Tuj (2’14″).”Ciò che mi ha colpito di più durante il mio soggiorno in Siria – spiega l’artista in una nota – sono i bambini […]. Erano sempre in giro per le strade, giocavano a calcio, indifferenti alla morte. Si passavano la palla, mentre le bombe esplodevano poco più in là e i proiettili tagliavano l’aria”.

Al Bistrot parisien ho sentito parlare della mostra Syrie: cris-action. Artistes en création, inaugurata all’inizio di maggio all’Istituto del mondo arabo di Parigi. Ho deciso di andare a visitarla e ne è certamente valsa la pena, nonostante fosse presente un solo “punto di vista”, quello di un gruppo di artisti – principalmente siriani – che, attraverso la loro creatività, demolisce il regime di Bashar Al Assad, l’attuale presidente della Siria.

In questa esposizione, Bashar Al Assad viene, infatti, rappresentato in più modi. Nel poster di Farès Cachoux è un uomo alto, fintamente gentile, che parla con un gruppo di bambini, mentre dietro la schiena nasconde un coltello affilato. L’artista ha voluto ricordare il massacro di Al-Houla, nei pressi di Homs, perpetrato il 25 maggio 2012 dal regime e in cui, secondo gli osservatori inviati dall’Onu, hanno perso la vita 49 bambini. Monif Ajaj sceglie, invece, di raffigurare il presidente con le orecchie grandi e sproporzionate, che ricordano quelle del maiale. Inquietanti ed interessanti sono le lampade da tavolo (“Paranoia Eye“) e i dipinti (“Société“) firmati da Walaa Dakak, in cui sono rappresentati tanti occhi. “La paura ha accompagnato ogni secondo della mia vita”, spiega l’artista in una nota. “Mi terrorizza disegnare volti, perchè ci sono gli occhi […], occhi che mi sorvegliano e mi ricordano lo spionaggio e la persecuzione nel mio Paese”. Il progetto di Walaa Dakak diventa dunque un processo personale di emancipazione: dipingere gli occhi dei persecutori è l’unico modo che ha l’artista per liberarsi di loro.

Lo squillo di uno o più telefoni mi accompagna durante tutta la visita. Charbel Samuel Aoun ha voluto raccontare così “La voix des invisibles” in una curiosa installazione sonora: una parete sulla quale sono appesi tanti apparecchi telefonici, uno diverso dall’altro. Con un semplice gesto, i visitatori diventano dunque attori: rispondono ai telefoni che squillano e ascoltano il silenzio di donne, uomini e bambini che portano con sé un messaggio di sofferenza, una richiesta di aiuto, un momento di collera o di speranza. Decido di sollevare una di queste cornette e, in silenzio, ascolto il silenzio.

Info: Syrie: cris-action. Artistes en création fino al 22 giugno presso l’IMA di Parigi.

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