Colpo di taccoVince Farage, ma il referendum di Grillo è stato una cagata pazzesca

                            Il 78% dei votanti (appena 23.121) ha scelto di andare con Farage ma non ci giriamo attorno: il referendum on line del Movimento 5 Stelle è stato una buffonata. In prim...

Il 78% dei votanti (appena 23.121) ha scelto di andare con Farage ma non ci giriamo attorno: il referendum on line del Movimento 5 Stelle è stato una buffonata. In primis per l’alveo delle possibilità: tre soltanto, di cui solo due realmente praticabili: Farage (la scelta del tandem Casaleggio-Grillo) e i non iscritti, l’altra opzione è sconosciuta ai più e quindi non avrebbe mai potuto raccogliere una percentuale di voto rilevante. In questo caso il capopopolo genevose ha scelto l’impostazione del “ragazzino con la cazzimma”, lanciando un messaggio chiaro quanto infantile ai suoi 5 milioni di elettori: “il pallone è mio e gioca chi dico io”. Un’impostazione aggravata dal fatto che o si sceglie il gruppo indicato da lui o non si combinerà un bel nulla in Europa, perché si andrà nei “non iscritti”. 

Un atto di forza a tutti gli effetti. È più che palese il fatto che Grillo abbia completamente disatteso le prospettive avanzate in campagna elettorale: “formeremo un gruppo con tutti gli altri movimenti” diceva, ma tra le ipotesi possibili questa non è stata neppure paventata.  Allora, della due l’una: o Grillo ha sempre mentito o si è presentato in Europa senza sapere né cosa fare né con chi, trincerandosi dietro ad un “deciderà la rete”. Utilizzando queste tre parole magiche, il leader dei 5 stelle ha dato un’immagine di democraticità al suo MoVimento. Ogni qual volta si fosse trattato di prendere una decisione, sarebbe stata presa da tutti in maniera democratica, una democrazia che nasce e si sviluppa dal basso. 

Ma, quanto avvenuto per queste Europee, rompe completamente lo schema e crea una ferita profonda. Il sistema messo in piedi infatti, cozza terribilmente con il principio per il quale “ognuno vale uno”. Ovvero, tutti possono scegliere ma solo tra le opzioni selezionate dal “capo”. Un capo che in questo caso non ha esitato a rivendicare e tenere per se un potere immane, arrogandosi un diritto che gli appartiene come proprietario del simbolo, ma che in linea teorica non avrebbe mai dovuto esercitare se davvero fosse stato intenzionato a favorire processi democratici. 

L’unica speranza che resta al progetto di Grillo è che il suo MoVimento riesca sul serio ad andare “oltre”, anche oltre ciò che sostiene il suo fondatore. Bisogna, ora più che mai, sconfessare il “capo”, fargli capire che, anche adesso, come accaduto altre volte, si sta sbagliando. Questa resta l’unica speranza che può permettere al MoVimento di continuare a vivere con lo stesso spirito di prima. L’unica possibilità che gli resta è quella di pretendere ed ottenere la ripetizione dello stesso, stavolta con tutti i gruppi UE (e magari con più turni di votazione), c’è da dire che tra gli attivisti sta già girando una petizione, proprio a tal fine (ecco il link http://www.change.org/it/petizioni/staff-movimento-5-stelle-ripetere-con… ). Solo qualora si realizzasse questa ipotesi, il MoVimento 5 Stelle conserverà quel principio di democraticità su cui si fonda, dimostrando così di essere più forte anche del proprio creatore. Se così non fosse, il presupposto per cui “ognuno vale uno”, già terribilmente ferito, perderebbe totalmente il proprio significato.  

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