Non aprite quelle porteLasciar scendere prima di salire non nuoce gravemente alla salute. O sì?

Lambrate, fermata Lambrate. Apertura porte a sinistra.Le porte della metropolitana si aprono, tu vuoi scendere, ma mezzo mondo vuole salire. E questo mezzo mondo di solito si piazza davanti alle po...

Lambrate, fermata Lambrate. Apertura porte a sinistra.
Le porte della metropolitana si aprono, tu vuoi scendere, ma mezzo mondo vuole salire. E questo mezzo mondo di solito si piazza davanti alle porte, lasciandoti solo un microspazio di due massimo tre centimetri in cui è parecchio difficile riuscire a incunearsi e tanta voglia di tirare testate a caso nella folla.
Perché?

Perché quando dobbiamo salire su un treno, un autobus, un tram o una carrozza a cavalli, ci prende un’ansia atavica che ci impedisce di usare il cervello? Perché abbiamo così paura che il treno, l’autobus, il tram o la carrozza a cavalli partano senza di noi?
Razionalmente lo sappiamo che lasciar scendere prima di salire, magari concedendo anche a chi scende una via di fuga, agevola la manovra, ma poi boh, ci assale il panico. I nostri neuroni si bloccano all’improvviso, per poi ridisporsi a forma di Devo salire – Devo salire – Devo salire; la vista si annebbia e le gambe cominciano a muoversi da sole verso l’agognato posto all’interno della vettura.

Chissenefrega di chi vuole scendere.
Chissenefrega se chi deve scendere si troverà coinvolto in un incontro di lotta greco-romana con il nostro zainetto.
Chissenefrega se la cerniera del suddetto zainetto sfregerà volti silvani e mani ignude.
Chissenefrega.
Noi dobbiamo salire.

È un istinto primario, come procacciare il cibo. Mangiare, bere, riprodursi e salire prima di lasciar scendere.
Pare che in Valcamonica ci siano delle incisioni rupestri che testimoniano come, già millemila anni fa, esistessero cartelli con scritto “Lasciar uscire dalla grotta prima di entrare”. Cartelli accanto ai quali qualcuno, già millemila anni fa, aveva pensato bene di disegnare un omino stilizzato impegnato nel gesto dell’ombrello. Aguzzando la vista, si riesce a scorgere anche un piccolo fumetto: Tiè!

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