Non aprite quelle porteCose disgustose che la gente fa sui mezzi pubblici

Credevo di aver raggiunto il massimo del mio disgusto personale un paio di anni fa in treno, quando, presa dalla voglia di qualcosa di buono ma di Ambrogio (e di limousine) sprovvista, ho aperto la...

Credevo di aver raggiunto il massimo del mio disgusto personale un paio di anni fa in treno, quando, presa dalla voglia di qualcosa di buono ma di Ambrogio (e di limousine) sprovvista, ho aperto la confezione di mango a cubetti che avevo in borsa e ho tentato di buttare il coperchio nel cestino. Dico tentato perché, quando ho alzato lo sportellino di chiusura, davanti ai miei occhi è comparso un preservativo usato in tutta la sua straripante esuberanza.

Ora, viva l’amore, per carità, e viva l’amore protetto. Viva pure il fatto che il frutto della passione, in quel caso, era stato debitamente raccolto dal proprietario e non sparso in giro. Ma all’improvviso il mio mango non mi è sembrato più così appetibile e la mia mano, che aveva incautamente sfiorato la gioia altrui, si è messa a gridare aiuto e a ravanare nelle borse degli altri passeggeri in cerca di amuchina, senza che io potessi fare niente per fermarla.
Va beh, capita. Diciamo così.

Anche se in treno – o sui mezzi pubblici in generale – sarebbe meglio non lasciare troppo DNA in giro, che poi magari arriva Horatio Caine e ci accusa dell’omicidio del controllore; bisognerebbe essere discreti e ricordarsi che alcune attività, seppur piacevoli come i giochi erotici o la cura della persona, andrebbero svolte in luoghi più consoni.
La manicure, ad esempio, ci rende di sicuro più belle, ma i pezzettini di unghia o i residui di limatura non stanno bene sul cappotto nuovo della signora accanto a noi, che tanto ha combattuto contro la forfora per potersi finalmente comprare una giacca scura e adesso non ha certo voglia di essere ricoperta da uno sbuffo di polverina proveniente dalle nostre mani. Bleah!

Come bleah! è la cosa che ho pensato lunedì sera in metropolitana, quando tra Lambrate e Loreto ho assistito a un grazioso siparietto tra due giovani universitari, che da teneri fidanzatini di Peynet come mi erano sembrati all’inizio sono presto diventati il male assoluto.
Lei: «Hai un punto nero gigantesco sulla guancia».
Lui: «Beh, anche tu». Tiè!
Lei: «No, è solo il solco che ho fatto stamattina. Il tuo devi schiacciarlo. È gigantesco».
Anche no, ho pensato io.
«Ok» ha detto invece lui, mettendosi all’opera.
Lei, premurosa, lo ha aiutato.

Bella, eh, l’intimità data dall’amore che non teme lo schifo, bellissima. Ma ricordiamoci che l’intimità data dall’amore di alcuni finisce dove inizia il disgusto degli altri.
E che un po’ di discrezione non ha mai ucciso nessuno.

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