Non aprite quelle porteLe 20 personalità da ufficio: l’eremita

Gli uffici sono dei piccoli microcosmi all’apparenza familiari. Ma sappiamo davvero riconoscere chi ci lavora accanto, magari sotto mentite spoglie? Dario Solera ha preparato un pratico prontuario ...

Gli uffici sono dei piccoli microcosmi all’apparenza familiari. Ma sappiamo davvero riconoscere chi ci lavora accanto, magari sotto mentite spoglie? Dario Solera ha preparato un pratico prontuario per stanare ogni lavoratore-tipo. Dopo l’insabbiatore, il delegatore, il lercio (che però, in quanto trash, è opera mia), il paraculo, il bestemmiatore, il cialtrone, il giullare, il catastrofista, il masochista, il veneziano, il masticatore seriale, il rompiballe, l’inserviente psicopatico, lo strizzacervelli, il sovversivo, il perfezionista, il nerd e il vecchio saggio e il relitto umano, ecco l’eremita; nella prossima puntata, il gran finale.

L’eremita di Dario Solera(*)

Tutto comincia con una domanda che trasforma il responsabile delle risorse umane in un Urlo di Munch: “Posso lavorare da casa?” Discuti e ridiscuti, negozia e rinegozia, il nostro soggetto ottiene il telelavoro, “tanto siamo già sparpagliati per l’Italia, che differenza fa?”

“Però vieni in ufficio almeno un paio di volte al mese.”

Dopo qualche settimana il requisito delle visite periodiche in sede si rilassa, perché “va tutto bene e non ce n’è bisogno,” così le conference call su Skype diventano l’unico mezzo di comunicazione con il personaggio

Passano i mesi, arriva Natale e vengono distribuiti i soliti cesti con panettone e spumante. Qualcuno si rende conto che ne è avanzato uno, ed è proprio quello del nostro telelavoratore: è nato l’eremita.

Chiedendo in giro, si scopre che è più di un anno che nessuno lo vede di persona. Nelle conference call, fino a qualche tempo fa, il soggetto appariva pallido ed emaciato. Indagando ancora, vien fuori che l’eremita non accende neanche più la webcam (si dice sia da quando è stato visto girare in mutande per casa con la connessione rimasta aperta per sbaglio). Ormai il soggetto è solo una voce associata a un nome nella lista dei contatti Skype, senza anima né corpo. Il suo volto inizia a svanire nella memoria dei colleghi.

Un giorno, però, l’eremita non risponde alla chiamata per quell’importante riunione di inizio progetto.

“Sarà malato.”

“Ha avvisato?”

“No, direi di no.”

“Pazienza, lo aggiorneremo domani. Cominciamo.”

Ma l’eremita non risponde neanche il giorno dopo, né quello dopo ancora.

“Conviene andare a fare un salto. Chi è che abita in zona?”

Nessuno.

Le risorse umane recuperano l’indirizzo e viene estratto a caso qualcuno per andare a fargli visita. Si tratta, ovviamente, della stagista appena arrivata, che “questa settimana non ha molti CV da smistare, quindi può andare lei.”

La nostra intrepida giovane si munisce di auto aziendale e parte alla volta dell’eremo. “Che sarà mai?” dice tra sé e sé.

Al suo ritorno, il responsabile HR e l’intero team la aspettano con trepidazione. Tutti la guardano, ma nessuno immagina cosa stia per dire.

La poveretta prende un bel respiro prima di parlare. “C’era un corpo mummificato alla scrivania. Indossava ancora le cuffie. È stato orribile.”

“Com’è possibile?” esclama il project manager. “Ci ho parlato qualche giorno fa.”

“Sei sicuro?” chiede il responsabile HR con il terrore negli occhi (sente già l’INAIL alle calcagna).

“Mah… forse era più qualche settimana fa.”

“Chi ci ha parlato per ultimo?”

Silenzio.

“Qual è l’ultimo progetto su cui ha lavorato?” incalza il responsabile HR.

“La migrazione dati,” dice il PM.

“Ma quel progetto è finito tre mesi fa,” osserva un commerciale che passa di lì per caso. “Abbiamo già chiuso la commessa. Ci hanno persino pagato le fatture.”

“…”

“Mi sa che ce lo siamo dimenticato,” ammette il PM appena il commerciale si è allontanato. “Temo sia morto di noia.”

“Maledizione!” esclama il responsabile HR. Fa qualche passo avanti e indietro, pensoso, poi prende la stagista in disparte. “Hai contattato qualcuno, per caso? Polizia o Carabinieri?”

“No. Ero sconvolta, ma forse avrei dovuto…”

Il viso dell’uomo si rilassa. “No, no, hai fatto benissimo. Ci pensiamo noi. Anzi, più tardi passa nel mio ufficio che parliamo dell’assuzione.” Il responsabile HR fa un occhiolino alla stagista e poi si rivolge agli altri. “Dimenticavo di dirvi che l’azienda vuole premiarvi per l’ottimo lavoro svolto. Gli stipendi saranno rivisti al rialzo.” Fa per andarsene, ma all’ultimo aggiunge: “Ah, un’ultima cosa. Mai scavata una buca? In cinque dovreste cavarvela in fretta.”

(*)Dario Solera è un milanese che “lavora coi computer”, anche se in realtà lavora con gli umani. Le macchine sono la parte facile. Gli umani invece… Fugge dalla città appena possibile e ama riferire che legge e scrive fantascienza.