Diario di una disoccupata perbeneC’erano un francese, un americano e un inglese che si chiedevano dove fosse il tedesco. E poi scoppiò la guerra “sanitaria”

La mattina del 1° gennaio 2020 il presidente americano Trump twitta un messaggio di buon anno molto lontano dai buoni auspici legati a questa ricorrenza: "L'Iran sarà ritenuto pienamente responsabi...

La mattina del 1° gennaio 2020 il presidente americano Trump twitta un messaggio di buon anno molto lontano dai buoni auspici legati a questa ricorrenza: “L’Iran sarà ritenuto pienamente responsabile delle vite perse o dei danni subiti in qualsiasi delle nostre strutture. Pagheranno un prezzo salato! Questo non è un avvertimento, è una minaccia. Felice anno nuovo!”

Lo stesso giorno, qualche ora dopo, la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, risponde a Trump con un nuovo tweet: “Se la Repubblica islamica decide di combattere, lo farà in modo inequivocabile. Non cerchiamo le guerre, ma difendiamo con forza gli interessi, la dignità e la gloria della nazione iraniana. Se qualcuno li minaccia, ci confronteremo senza esitazione e lo colpiremo. Se gli Usa attaccheranno ancora cancelleremo Israele“.

Alcun giorni dopo arriva la risposta compatta da parte dell’Europa: “Chiediamo all’Iran di ritirare tutte le misure che non sono in linea con l’accordo sul nucleare“, dichiarano congiuntamente la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Boris Johnson.

A fine gennaio scoppia l’emergenza Coronavirus e i quattro Paesi più colpiti al mondo, dopo la Cina in cui si suppone che il focolaio si sia sviluppato, sono: Iran, Israele, Corea del Sud e Italia.

Qualche sospetto questa mappa virale lo desta. Ma anche la mappa elaborata dalla Johns Hopkins University per tracciare l’epidemia del nuovo Coronavirus: in questa, agli occhi più attenti ma anche a quelli più miopi, a Taiwan viene cambiato in nome in Taipei, facendola diventare di fatto una provincia cinese. Una svista, di sicuro, che però coincide guarda caso con la posizione geopolitica cinese sull’isola in questione.

Ieri, 16 marzo, il Presidente francese Macron ha annunciato misure restrittive anche in Francia, le stesse che in Italia sono in atto quasi da fine febbraio, dichiarando: “siamo in guerra sanitaria”.

Macron afferma che il paese è in guerra non contro soldati, ma contro un nemico invisibile. Trump afferma che la situazione non è sotto controllo e il virus è un nemico invisibile. Tutte le nazioni fanno appello all’unità nazionale» per sconfiggere la pandemia.

Sospeso Schengen, soppressi i voli verso il vecchio continente, ognuno a casa sua ma non per i cittadini britannici perché “sono cittadini europei quindi, naturalmente non ci sono restrizioni per i cittadini del Regno Unito che viaggiano verso il Continente” afferma la von der Leyen.

Dunque, “c’erano un francese, un americano e un inglese” ma che fine ha fatto il tedesco? Il governo tedesco si rifiuta di pubblicare il numero reale di contagi, limitandosi ad avvertire che il 70% della popolazione potrebbe contrarre l’infezione. Eccessiva privacy per i propri Lander o un grande legame mercantilistico della Nazione?

In amore si sa, vince chi fugge e il tedesco della “barzelletta” ormai disamorato dall’America, è fuggito con il suo nemico, pensando di poter ormai fare a meno di lei. Nel frattempo in Turchia l’ex ministro dell’Economia Ali Babacan, ha annunciato la nascita del suo nuovo partito, Deva: parola che significa “rimedio”. Sicuramente sarà un caso.

Ah Berlino, sotto il tuo cielo ne vedremo ancora, di nemici invisibili.

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