Step by StepIn Italia piace Joe Biden? Dicono di sì, ma non è così

Ieri sera mi sono imbattuto per caso in un programma di Rai 3 (Mezz’ora in +, mi pare s’intitolasse), nel quale un “resuscitato” Massimo D’Alema si affannava a sciorinare analogie tra le famiglie politiche americane e quelle italiane, soffermandosi sulla liaison – secondo l’onorevole- esistente tra i democratici americani e quelli  italiani. In un patetico confronto con alcuni rappresentanti del media mainstream altrettanto affannati a dimostrare che le analogie esistono e con esse l’opportunità di dedicare un programma televisivo fino a notte fonda alle elezioni americane.

Da quel poco che ho visto nessuno degli intervistati si è soffermato sul fatto (tantomeno D’Alema) che i due partiti tradizionali americani – Repubblicano e Democratico –  non hanno mai messo in dubbio l’economia di mercato e la tutela assoluta della proprietà privata e, che di socialismo e di marxismo non ce n’è quasi per niente nella storia del Paese. Infatti, il Partito Comunista degli Stati Uniti d’America (CPUSA)  conta circa cinque mila  membri per tutti gli States. Dopotutto negli USA  socialismo è un lemma da dizionario che equivale a “comunista“, “bolscevico“, “estremista di sinistra“.

Si tenga a mente poi, che i democratici americani sono quelli che hanno firmato il Defense of Marriage Act, la legge che consentiva il matrimonio soltanto tra uomo e donna, e che La Corte suprema nel 2015 ha annullato legalizzando il matrimonio tra persone delle stesso sesso. Nello specifico Joe Biden che ne è stato, è e rimane con la corsa a presidente Usa, il personaggio più di spicco del partito, è anche colui che negli anni Settanta si oppose con veemenza all’integrazione razziale del trasporto pubblico, che oggi suona orrida, ma a quel tempo era un’ottima occasione – anche per il democratici – per raccogliere consensi.

Non a caso Evan Osnos giornalista del New Yorker, nella sua recente biografia del personaggio ha scritto che “La candidatura di Biden fa leva sulla scommessa che quando il pendolo della storia oscillerà lontano da Trump, essa si baserà sull’esperienza politica da lui stesso vissuta, e non sullo zelo giovane dei progressisti”. Infatti, Joe Biden è liberista in economia, liberale in materia di diritti civili, ma non meno imperialista di Trump sul fronte della politica estera. Egli appartiene a  quella vasta schiera di democratici, cresciuti nell’era Reagan, i quali sostengono  che l’arte del negoziato, del compromesso, dell’apparire sorridente e perciò moderato, sia la solo chiave per affermarsi.

Insomma Joe Bider  è di un pragmatismo che sconcerta. Piace a tutti coloro – negli Usa e in Europa – che lo sostengono perché non vogliono stravolgimenti nella gestione del potere in un mondo, che la pandemia ha già cambiato. Ci vuole poco a capirlo e a sospettare di chi ne afferma il contrario.

vincenzomaddaloni.net

 

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta