Pop cornMaratea è il Mediterraneo che diventerà futura memoria

Maratea (Foto di Sergio Ragone)

Inizia sin da subito, dalla colazione consumata all’aperto e con vista mare, la magia di Maratea. Anche il gesto più solito, il quotidiano caffè che da la sveglia e rimette in ordine la turbolenza del mondo, se preso difronte a questo Mediterraneo lucano diventa incanto e bellezza. E’ come se in quella tazzina si concentrassero tutte le onde e le tempeste, le storie dei pescatori e il tempo infinito che questo “grande fratello blu”, con tutta la sua gente, porta con sé come un’eredità preziosa ed inestimabile. Maratea ha questa capacità di attrarre ogni sguardo, anche il più pigro ed il più cinico, verso la bellezza che esplode ogni mattina all’alba. La linea torta che la disegna è un labirinto di rocce e cespuglietti termoxerofili, di sclerofille sempreverdi della macchia mediterranea che colorano la terra rocciosa e arida esposta a sud, sud ovest. Ma se alzi lo sguardo puoi vedere bene anche i Pini mediterranei, come il pino d’Aleppo, che da sempre insegnano cosa sia la resilienza e la resistenza, mostrando uno straordinario adattamento alle rupi costiere. Sarà forse questa tavolozza di colori mediterranei o l’aria che tira a rendere magnetica questa terra così breve eppure infinita, o forse sarà il nostro desiderio di purezza dopo mesi e mesi di stagioni fredde e bigie stampate sulle finestre, ma l’anima e la mente qui rinascono, si bagnano e si purificano levandosi di dosso ogni impurità. Qui Il tempo si lega in una sola ora: l’ora mediterranea.

Servirebbe la penna di Simenon per raccontare Maratea oppure la mano sapiente e precisa di Matvejević, perché chiunque lo abbia fatto, e ne sono tanti compreso chi scrive, non è mai riuscito a catturare tutto il sentimento che è visibile ma non tangibile. Anche le foto postate sui social network, cartoline della contemporaneità, non bastano, nemmeno quelle con i filtri più accattivanti. Questo luogo va vissuto, attraversato, scandagliato e respirato. Come ci insegna Franco Cassano nella sua opera immensa “Il pensiero meridiano” (Laterza, 1996), “[…] quando finalmente si parla di mare non si chieda prima di parlare (come oggi va di moda) il permesso all’economia politica: ciò di cui occorre parlare è qualcosa che precede l’economia, della confidenza sentimentale con il mare, del mare che abbiamo imparato senza nessuna scienza ma solo abitandoci accanto, come un parente più grande, come la casa dove siamo nati, come un vicino, un silenzio, una solitudine o un mattino. Del mare che riscopriamo quando ci sentiamo soffocare perché ci sorprendiamo in una terra circondata da terre.”

Camminando nelle vie del centro storico, collocato più in alto del mare e a pochi passi dal cielo, tra antiche taverne e tavoli di legno antico pronti a dar da mangiare, arriva dritto fino alla lingua il sapore della terra, verde così come deve essere, che guarda il mare dall’alto e lo accoglie con rispetto. Nei sapori, nei profumi, nei colori c’è tutto il gusto mediterraneo che fa di questa terra un desiderio continuo, una memoria imperitura. Ecco perché si avverte sempre il bisogno di tornarci, come si torna sempre all’amore, di risentirne quel tutto e rinnovare la malinconia che – inevitabilmente – verrà a fare visita a tradimento nelle fredde domeniche d’inverno.

In questa cattedrale laica del Mediterraneo i sentimenti si elevano, le ambizioni superano gli orizzonti ed i sogni solcano il mare verso nuovi porti dove attraccare. Seduti a bere un bicchiere fresco d’estate alle sette di sera, con gli occhi colorati dal mare, mentre il vento si fa fresco ed il cielo si colora di tramonti struggenti, un pensiero si distacca, prende vita, e si siede con noi allo stesso tavolino. Ordina da bere e si immerge con lo sguardo nell’orizzonte. In ogni dettaglio di Maratea vive un nostro ricordo anche se non è stato questo il teatro della nostra infanzia, in ogni barca che salpa è racchiuso un segreto, in ogni particolare è custodita una storia, il mondo, un secondo di ogni tempo. Non è una perla, non è rotonda e perfetta ma è il luogo ideale. Il sale di questo nostro mare cicatrizza ogni ferita, cura da ogni dolore, conduce a vita nuova.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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