I dati di Bankitalia
26 Novembre Nov 2015 1730 26 novembre 2015

Soldi al terrorismo: boom di segnalazioni in Emilia Romagna e Veneto

Nei primi sei mesi del 2015 le segnalazioni per finanziamenti sospetti al terrorismo e riciclaggio sono cresciute del 21% in Emilia Romagna e del 18% in Veneto. In testa per numero di segnalazioni resta la Lombardia

Terrorism
(Getty Images/HAIDAR HAMDANI/Stringer)

Donazioni a onlus sospette, bollettini postali segnalati, società di copertura. La forza del terrorismo internazionale passa soprattutto attraverso il finanziamento dell’attività dei terroristi. E l’Italia, secondo i dati dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia, potrebbe essere uno dei centri nevralgici per il passaggio di questi soldi. Con la crescita nei primi sei mesi del 2015, per numero di segnalazioni, soprattutto di regioni come Emilia Romagna e Veneto.

Nel 2014, secondo l’Uif, le segnalazioni sospette per finanziamento del terrorismo erano state in tutto 93: 31 nel primo semestre, 62 nel secondo. Nei primi sei mesi del 2015 si è arrivati già a quota 131, con una crescita di oltre il 300 per cento. Delle 131 segnalazioni, 93 arrivano da banche e poste, 24 da altri intermediari finanziari, 14 da professionisti. E se nello stesso periodo dello scorso anno la segnalazione per il finanziamento di programmi a favore delle armi di distruzione di massa era stata solo una, quest’anno a giugno si era arrivati già a sette. Il 38% di queste segnalazioni è stato classificato come a rischio medio alto (21,3%) o alto (16,7%).

Nei primi mesi del 2015, le denunce sono cresciute soprattutto in Emilia Romagna, che ha avuto la crescita più alta delle segnalazioni per riciclaggio e terrorismo rispetto allo scorso anno, pari al 21%, per un totale di 2.801. A seguire il Veneto, con un più 18 per cento, raggiungendo quota 3.081.

Sotto la lente dell’Uif sono finite molte città emiliano romagnole: a Modena ci sono state oltre 50 segnalazioni in più rispetto all’anno scorso, a Parma 65 in più, a Reggio Emilia sono quasi raddoppiate, a Bologna si è passati da 562 a 635. Tanto che anche la Cgil dell’Emilia Romagna, dopo gli attentati di Parigi, ha chiesto nei giorni scorsi di alzare il livello di prevenzione nella regione.

Numero di segnalazioni per 1.000 abitanti, divise per provincia (Fonte: Uif, Bankitalia)

I dati dell’Uif, va detto, mettono insieme riciclaggio e finanziamento del terrorismo internazionale, che rappresenta circa lo 0,3% del totale delle segnalazioni. Ma il finanziamento al terrorismo segue strade simili a quelle del riciclaggio di denaro: bonifici di scarsa entità, donazioni a onlus di matrice culturale o religiosa, ma anche denaro in entrata e uscita dai cosiddetti paradisi fiscali. «È da rilevare», si legge nel rapporto Uif relativo al 2014, «che le modalità operative utilizzate per il finanziamento del terrorismo possono essere le stesse a cui si ricorre a fini di riciclaggio. Pertanto, operazioni del primo tipo possono essere percepite e segnalate dai soggetti obbligati tra quelle di riciclaggio. Recenti evidenze empiriche sembrano fornire elementi a conferma di tale circostanza. Un’attenzione più specifica al fenomeno potrebbe consentire l’emersione di un numero più elevato di casi meritevoli di esame». E «una conferma in tal senso sembra provenire dai dati dei primi mesi del 2015, che mostrano una significativa inversione di tendenza, probabile effetto del maggior rischio percepito da parte dei soggetti obbligati a fronte delle recenti azioni del terrorismo internazionale».

In termini assoluti, la Lombardia resta al primo posto con 7.278 segnalazioni nei primi sei mesi dell’anno, di cui 3.480 solo a Milano. A seguire, Lazio e Campania. Queste prime tre regioni raccolgono complessivamente oltre il 40% del totale segnalato. Ma la concentrazione più forte delle segnalazioni arriva dal Nord Ovest: Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia.

Cresciute nel 2015 anche le segnalazioni in Friuli Venezia Giulia, da 524 a 644, soprattutto nella provincia di Udine. Segno più anche per la maggior parte delle province lombarde, piemontesi, pugliesi, sarde, trentine, umbre. E persino in Molise: a Campobasso ci sono state 27 operazioni sospette in più dello stesso periodo dell’anno scorso. Diminuiscono invece le segnalazioni tra Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania e Toscana. Le segnalazioni dall’estero sono più che raddoppiate, passando da 305 a 673 in soli sei mesi. L’anno scorso in tutto l’anno erano state 681.

La mappa delle regioni italiane più esposte dalle infiltrazioni del terrorismo viene confermata anche nello studio “Italian Terrorism infiltration Index 2015” realizzato dall’istituto di ricerche Demoskopika, che ha considerato il numero delle intercettazioni autorizzate, gli attentati avvenuti in Italia e gli stranieri residenti provenienti dai Paesi nella top five per terrorismo dell’Institute for Economic and peace (Iraq, Afghanistan, Pakistan, Nigeria e Siria). A guidare la graduatoria c’è la Lombardia, seguita da Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. Dal 2005 al 2013, il numero delle utenze controllate autorizzate dalle procure italiane per indagini relative a reati di terrorismo è stato pari a 7.364 casi. In Lombardia, Lazio e Campania le procure più attive, che hanno utilizzato il 60% delle intercettazioni totali: 2.479 bersagli in Lombardia (33,7%), 1.078 utenze nel Lazio (14,6%) e 854 bersagli in Campania (11,6%). In Veneto si scende a 322 utenze, in Emilia Romagna a 177.

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