20 Settembre Set 2018 0556 20 settembre 2018

Perché liberalizzare le armi da fuoco è un’idea catastrofica

Modificare la disciplina della legittima difesa come suggerisce la Lega e favorire l'uso delle armi non sarebbe solo inutile, ma anche pericoloso. L'unico che può garantire davvero la sicurezza dei cittadini è lo Stato

Revolver Linkiesta
Pixabay

Il tema della legittima difesa e della diffusione delle armi da fuoco è, in questo periodo in particolare, uno dei temi maggiormente discussi.

Certamente il fatto che questi argomenti siano particolarmente sensibili per l’elettorato leghista (oltre che per l’elettorato di centro-desta oggi formalmente all’opposizione), è uno dei motivi per i quali la questione è tornata al centro del dibattito politico, cosa che si ripete con una certa ciclicità.

La tendenza, pare ormai quella favorevole a modificare, anche profondamente, la disciplina della legittima difesa e, parallelamente, a consentire una progressiva liberalizzazione delle armi da fuoco.

I numeri dicono infatti con chiarezza che i reati, compresi quelli più deprecabili come l’omicidio, sono decisamente in calo nel 2017, continuando peraltro un trend già precedente negli anni precedenti. In particolare, analizzando i dati dell’anno scorso, risultano 2.232.552 denunce di reato complessive, ossia ben il 10,2% in meno rispetto all'anno precedente

Tutto ciò in risposta ad una presunta “emergenza sicurezza” che starebbe colpendo il Paese. Stando così le cose, occorrerebbe quantomeno porsi due domande: la prima, se in Italia ci si trovi realmente nel bel mezzo di questa famigerata emergenza sicurezza; la seconda, se le modifiche in atto siano, in ogni caso, utili per migliorare il grado di sicurezza reale nella vita quotidiana dei cittadini.

Andiamo con ordine. L’Italia è attraversata da una emergenza sicurezza? Analizzando i dati provenienti dal Ministero degli Interni ed elaborati dal CENSIS, pare proprio che la risposta sia: “no, ma le persone sono convinte di si”.

I numeri dicono infatti con chiarezza che i reati, compresi quelli più deprecabili come l’omicidio, sono decisamente in calo nel 2017, continuando peraltro un trend già precedente negli anni precedenti. In particolare, analizzando i dati dell’anno scorso, risultano 2.232.552 denunce di reato complessive, ossia ben il 10,2% in meno rispetto all'anno precedente. Fra questi si evidenzia una riduzione degli omicidi, passati negli ultimi anni dai 611 del 2008 ai 343 dell'ultimo anno (-43,9%), delle rapine, da 45.857 a 28.612 (-37,6%) e dei furti , ridotti da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%).

Anche i dati relativi agli stranieri, spesso utilizzati con notevole rilevanza mediatica, sono nel periodo 2015-2017 in calo (da 961.949 a 261.250 con un decremento pari al-13,6%). Sembrano invece in controtendenza i dati parziali riferiti ai primi 5 mesi del 2018 (dai 104.340 ai 109.289 del 2018 con un incremento del 4,7%). Questo unico dato in controtendenza andrebbe analizzato meglio una volta consolidato, tuttavia una riflessione la si può già fare: l’aumento percentuale dei reati commessi coincide temporalmente con l’aumento temporale dei dinieghi di protezione umanitaria che implica la fine del diritto all’accoglienza con una conseguente marginalità e clandestinità dei soggetti interessati da cui, almeno parzialmente, deriva anche il relativo incrementa del tasso di criminalità straniera.

In definitiva quindi, anche comprendendo quest’ultimo dato in controtendenza, i numeri dicono con chiarezza che non esiste una situazione emergenziale dal punto di vista della sicurezza personale.

Ciò nonostante il 39% degli italiani è favorevole rendere più agevole il possesso di armi da fuoco per la difesa personale, con un dato in netto aumento rispetto a quello del 2015, fermo al 26%. Esplodendo il dato emerge peraltro che i più favorevoli sono anche le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65 anni).

La cosa di per se è decisamente irrazionale, un po’ come se le temperature fossero in costante aumento e le persone fossero convinte di avere freddo e chiedessero di usare più maglioni. La differenza fondamentale fra le due situazioni, entrambe paradossali, risiede tuttavia nel dato esperienziale: banalmente, mentre il caldo o il freddo sono sensazioni immediatamente riscontrabili sulla propria persona, il senso di insicurezza generalizzato, o viceversa quello di sicurezza che darebbe il possesso di armi da fuoco, derivano da idee spesso non direttamente dipendenti da esperienza personale, quanto da informazioni mediate da terzi.

Ok, l’emergenza sicurezza non c’è; in ogni caso perché non introdurre delle misure in grado di migliorare ancora la situazione? In fondo si può sempre stare meglio. Corretto, bisogna però capire se gli aspetti su cui si sta puntando, politicamente e spesso mediaticamente, siano quelli che realmente consentirebbero di abbattere ulteriormente il numero di reati e, soprattutto, di vittime.

In altre parole: aumentare il numero di possessori di armi da fuoco e rivedere in maniera estensiva la legittima difesa, aiuta ad aumentare la sicurezza individuale?

Primo aspetto: le armi.

Risposta breve: No, più armi in giro non significa maggiore sicurezza! Dove troviamo i dati che certificano questo fatto? Da una delle esperienze di più lunga data nell’uso esteso di armi da fuoco: gli Negli Stati Uniti, dove, tanto per inquadrare il fenomeno, il possesso di un arma da parte del privato cittadino è un diritto costituzionalmente garantito.

Data l’enorme casistica a disposizione, gli Stati Uniti sono la principale fonte di studi scientifici di settore. Proprio dall’anali di questi studi si evince che la presenza diffusa di armi da fuoco cosa non ha minimamente contribuito a creare un clima di scurezza collettiva, anzi, è vero il contrario.

I numeri, verificabili in un rapporto diffuso dal “The American Journal of Medicine”, sono impietosi: negli Stati Uniti il rischio di essere uccisi da un’arma da fuoco è 25 volte più alto della media delle nazioni OCSE a più alto reddito. Inoltre, diversi studi hanno suggerito che, anche il tasso di omicidi commessi in altro modo sia notevolmente elevato proprio per diretta conseguenza della presenza diffusa di armi da fuoco. La relazione deriverebbe dal fatto che, se chi è in procinto di commettere un’aggressione teme che la vittima possa essere armata, è facile che decida di ucciderla a prescindere, proprio per evitare la probabile reazione. Lo stesso principio è applicabile anche alla facilità di utilizzo delle armi da fuoco da parte delle forze dell’ordine, spesso motivata dagli stessi proprio con l’alta probabilità di trovarsi di fronte un soggetto armato.

L'enorme diffusione di armi da fuoco, fa sì inoltre che gli americani abbiano otto volte più probabilità di togliersi la vita con una pistola rispetto ai paesi di confronto e sei volte più probabilità di rimanere vittime di un colpo partito accidentalmente.

E’ come se per difenderci da un “cattivo” grazie alla diffusione delle armi da fuoco, accettassimo che 8 persone in più muoiano suicide, 6 persone muoiano in un incidente dovuto alla presenza di armi da fuoco e 25 “buoni” muoiano in rapine che, altrimenti, non sarebbero finite con un morto (perché, è bene ricordarlo, film a parte, non sono sempre i cattivi a morire).

Militarmente parlando sarebbe una operazione fallimentare, tanto che la conclusione del rapporto indica che “…questi risultati sono coerenti con l’ipotesi che le nostre armi da fuoco ci stanno uccidendo anziché proteggerci”.

Quando si parla di giustizia e di sicurezza, è sempre bene tenere a mente che una delle prerogative fondamentali legate al concetto di Stato moderno è proprio la loro amministrazione. L’unico modo serio di puntare alla sicurezza collettiva è quindi investire affinché lo Stato possa effettivamente garantirla

Ma c’è veramente bisogno di scontrarsi con dati matematici per capire una cosa che il buonsenso dovrebbe suggerire senza difficoltà? E’ evidente che avere un arma non implica di per se le capacità, la freddezza o la possibilità per usarla e che, eccezion fatta per personale addestrato (ad esempio militari o forze dell’ordine), un soggetto dal profilo criminale sarà sempre più capace, disposto ed avvantaggiato nell’utilizzarle. In fondo se chi effettua una effrazione sa che con probabilità si troverà all’interno soggetti armati, semplicemente si preparerà all’evento.

Secondo aspetto: la disposizione sulla legittima difesa.

Senza entrare troppo in tecnicismi, oggi la possibilità di difendersi “legittimamente” esiste già grazie all’art. 52 del Codice Penale. Ovviamente il tutto con dei limiti, riassumibili nella necessità che si verifichino 3 condizioni:

1)la presenza di un pericolo attuale(ossia che si sta verificando in quel momento);

2)il fatto che si stia subendo un danno ingiusto(malauguratamente non vale ad esempio con il carroattrezzi che vi porta via la macchina in divieto);

3)che esista una proporzionalità fra offesa subita e difesa posta in essere. Nel 2006 è stata introdotta però una ulteriore modifica al codice: in sostanza nei casi di violazione di domicilio, si da per presunta la proporzionalità della difesa, purché la si metta in atto con armi regolarmente detenute, non ci sia desistenza di chi si è introdotto e persista il pericolo di aggressione.

Detto più chiaramente: chi si ritrova un soggetto in casa è legittimato a difendersi con qualsiasi arma detenga (legittimamente), prescindendo dall’arma posseduta dal “ladro”. Ovviamente però, se il ladro, vistosi scoperto, desiste dalla rapina e tenta la fuga, non gli si può sparare alla schiena; in quel caso non si tratterebbe di legittima difesa ma di vendetta privata.

Tralasciando ragionamenti di natura prettamente giuridica e di bilanciamento fra diritti ma volendo rimanere in un piano meramente pragmatico, siamo sicuri che una dilatazione ulteriore della legittima difesa, ossia il classico “se sei nella mia proprietà posso fare di te ciò che voglio”, non abbia un effetto boomerang, mettendo maggiormente in pericolo il cittadino medio?

Facciamo quindi un ragionamento molto pratico: se io fossi un ladro (di solito pregiudicato, con una certa consuetudine e con poco o nulla da perdere) e volessi entrare in casa vostra, in un quadro legislativo che sostanzialmente autorizza l’omicidio a prescindere di chi commetta una infrazione di domicilio, visto che sono ladro ma non stupido e visto che ho mediamente molti meno scrupoli di voi, è ben possibile che valuti seriamente l’ipotesi di neutralizzarvi nel sonno, voi e la vostra famiglia, con buona pace dalla pistola che tenete nel comodino. Non un ottimo risultato verrebbe da dire.

Quando si parla di giustizia e di sicurezza, è sempre bene tenere a mente che una delle prerogative fondamentali legate al concetto di Stato moderno è proprio la loro amministrazione. L’unico modo serio di puntare alla sicurezza collettiva è quindi investire affinché lo Stato possa effettivamente garantirla: forze dell’ordine rinnovate, nell’età e nell’equipaggiamento, meglio addestrate e coadiuvate da una tecnologia di ultima generazione sono solo alcune delle misure che realmente potrebbero incidere sulla sicurezza del cittadino medio.

Nei film western che tanto ci piacciono (di cui gli spaghetti western sono un esempio stupendo), noi ci immedesimiamo sempre in Clint Eastwood che, con sguardo di ghiaccio e sigaro in bocca, sfrutta la propria velocità con la pistola per uccide cattivi a dozzine. Ma la realtà è che, a parte rare eccezioni, saremmo tutti più o meno il peones che muore alla terza scena. Quindi, prima di gettarci a capofitto nella corrente del viva le pistole, sarebbe bene ragionarci un po’ su.

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