19 Ottobre Ott 2018 0600 19 ottobre 2018

Tutte le gaffe di Barbara Lezzi, la ministra fantasma del Mezzogiorno

Sono rimasti scontenti i sindacati dopo l’incontro con la ministra. Nessuna novità eclatante è emersa nelle linee programmatiche presentate in Senato. Anche nel Def c’è poca attenzione al Meridione. Senza dimenticare che il Tap in Puglia, contro il quale si era battuta, alla fine si farà

Barbara Lezzi Linkiesta
(Alberto PIZZOLI / AFP)

Quello che finora ha fatto per il Mezzogiorno Barbara Lezzi, ministra per il Sud del governo gialloverde, è aver portato in prima serata nei programmi televisivi il suo splendido accento salentino. Per il resto, gaffe e dimenticanze a parte, la presenza della ministra grillina nell’esecutivo Lega-5s si avverte a malapena. Sono rimasti scontenti i sindacati dopo l’incontro con la ministra («Manca un progetto per il Sud»). Nelle linee programmatiche presentate in Commissione Bilancio del Senato non è emerso niente di più della volontà di «ridurre l’insostenibile e ingiustificato divario Nord-Sud». E per trovare il Meridione nella manovra di bilancio bisogna impegnarsi, e non poco.

Le sconfitte Lezzi le ha collezionate soprattutto nella sua terra natìa, la Puglia. Rispetto alle promesse della campagna elettorale, si sta verificando l’esatto contrario. E questo nonostante l’altro pugliese al vertice del governo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A parte la mancata chiusura dell’Ilva di Taranto strombazzata dai megafoni della campagna elettorale Cinque stelle, anche l’odiato Tap – che secondo Alessandro Di Battista poteva essere bloccato in 15 giorni – si farà. Barbara Lezzi ha vinto nel suo collegio promettendo lo stop al gasdotto. La sua firma, con tanto di documento d’identità, risulta in un documento in cui si chiede la cancellazione del Trans Adriatic. Un impegno che ha portato la candidata salentina ad accumulare nel suo collegio un bottino di 107mila preferenze alle ultime politiche. Proprio lo scorso luglio, nel corso delle sue ospitate tv, la ministra continuava a mostrarsi preoccupata per la posidonia presente nelle acque di approdo del gasdotto e si era spesa fino a dichiarare su La7: «Io adesso voglio sfidare chiunque a stendere un asciugamano sopra un gasdotto». Imprecisioni a parte, tre mesi dopo la stessa Lezzi ammette: «Abbiamo le mani legate». E a legarle le mani, si è giustificata subito la ministra, è la Lega, che vuole invece l’opera. Il gasdotto insomma andrà avanti, ma non per suo volere.

Forse è per questo che la ministra, a fine settembre, non si è neanche presentata a un convegno interamente dedicato al progetto “Resto al Sud” in un hotel leccese. Era stata lei stessa a concordare con gli organizzatori data, luogo e orario del confronto. Poi con un messaggio dell’ultimo momento ha avvisato della sua assenza, inviando solo un video in sostituzione.

Tanto più che i provvedimenti riguardanti il Sud il governo gialloverde sembra prenderli senza che Lezzi se ne accorga. Quando Bruno Vespa a Porta a Porta le fa notare che nel decreto Genova è prevista una sanatoria per le case abusive crollate nel terremoto di Ischia, con l’accesso ai contributi per la ricostruzione, la ministra cade dalle nuvole. «Guardi c’è questa norma io onestamente non so se si dà questo contributo per costruire nelle stesse aree di rischio ed eventualmente come», dice.

E, da vicepresidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, pubblica poi un video su Facebook in cui spiega che il Pil nel secondo trimestre 2017 è aumentato «perché ha fatto molto caldo» e in tanti sono corsi ad accendere i condizionatori

Classe 1972, di Lequile (Lecce), Lezzi non è nuova alle gaffe televisive. Un diploma di perito industriale, per vent’anni impiegata in un’azienda di forniture per orologi di Lecce, nel suo curriculum di papere e imprecisioni ne ha accumulato più di una. Nel 2013, quando viene eletta al Senato, si mette in aspetattiva e vola a Roma, finendo poco dopo sui giornali per aver assunto come assistente parlamentare la figlia del suo compagno. Nel 2016 diventa mamma del piccolo Cristiano Attila. E, da vicepresidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, pubblica poi un video su Facebook in cui spiega che il Pil nel secondo trimestre 2017 è aumentato «perché ha fatto molto caldo» e in tanti sono corsi ad accendere i condizionatori. Dichiarazioni sui generis che però fanno subito parlare di lei come futura ministra grillina dell’Economia. Sempre in tv, sostiene che per ridurre il numero dei parlamentari non ci sarebbe stato bisogno di una riforma, ma di un semplice decreto da preparare in un paio di settimane. I grillini le perdonano tutto. Forse grazie al suo ottimo rapporto con Beppe Grillo, che definisce «come un padre». Diventa così una delle principali presenze televisive pentastellate, e ottiene un ministero. Non il Tesoro, quello per il Sud, che tanto si aspetta dal Movimento, avendogli regalato percentuali di voto bulgare.

Stavolta, almeno finora, nessuna parentopoli nel suo staff. Tranne qualche affinità territoriale. Come quella con Mario Blasi, salentino di Melpignano, indicato come social media editor, web content editor e videomaker. Forse poco attento a refusi e strafalcioni, però, visto che in una sola scrollata della pagina del sito governativo del ministro se ne trovano in tre titoli (vedi giù). Tutto all’insaputa della ministra del Sud ovviamente. Che forse oltre a non leggere i decreti, dimentica anche di leggere il suo stesso sito.

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