Sciopero dei bastoni
28 Dicembre Dic 2018 0559 28 dicembre 2018

Per stavolta solo carote: ecco i migliori libri del 2018

Per fine anno nessun libro da bocciare, ma solo una sfilza dei migliori libri che quest'anno ci ha regalato, da André Malraux a Stefano Simoncelli. Pure se sono tutti del passato

Carote_Linkiesta
Photo by Mink Mingle on Unsplash

A Natale mia mamma faceva la torta di carote. La torta di carote è come la migliore delle amiche e la peggiore delle amanti: brutta fuori e buona dentro. Eravamo poveri. Ieri – come oggi. Il ricordo natalizio, in ogni caso, ha fatto fermento dentro il mio cuore di pietra. Per chiudere l’anno, infatti, ho messo il bastone in garage e vi faccio fare indigestione di carote – si dice, in effetti, che le carote rendano desta la vista: prendete questo articolo come un perfezionamento alla meraviglia. In sostanza: ecco i migliori libri dell’annata che muore.

Preliminari. Da un decennio, ormai, va in scena, editorialmente, lo scimmiottamento della letteratura. I cinici come me usano la parola ‘pagliacciata’, gli intellettuali preferiscono ‘simulazione’, l’esito è lo stesso. Autori che simulano di essere scrittori; editori che scoprono il capolavoro in ogni semenzaio di scemenze; critici a babordo che leccano il deretano a tizio solleticando il prepuzio a caio. In realtà, è il gran teatro della cultura: gli Strega di oggi sono peggio di quelli di ieri, nessuno, nel Belpaese degli incolti, ha tentato di scrivere un Doctor Faustus, ma neppure un Deserto dei Tartari, d’altronde pecchiamo di visione, ci fosse uno che osi lo sguardo di un William T. Vollmann (I fucili, stampa minimum fax, è uno dei libri più belli stampati quest’anno, benché vecchio di un paio di decenni), ci fosse almeno un Ermete Trismegisto del nonsenso, un Flaiano, figuriamoci, lasciamo la tracotanza narrativa tutta ad Antonio Moresco – applausi per il tentativo –, romanziere che evoca, tuttavia, sbadigli abissali. Tutto è finto, ecco, anche gli scrittori, personaggi di scarso rilievo nel vasto feuilleton dell’editoria usa-e-getta.

L’avventura culturale. Cestinati i preliminari, non ci resta che amare i reflui del passato che fu. Oppure cercare il ‘nuovo’ – non certo la ‘novità’ – nei sottoscala, tra i folli, i disadatti, gli scrittori della domenica, in cerca di qualche grammo di innocenza, la cocaina del lettore in amore. Le vere avventure culturali del 2018, perciò, sono ancora e sempre le riscoperte: André Malraux ritradotto da Bompiani – La condizione umana; attendo l’editore che abbia il cuore e le palle di ripubblicare le Antimemorie –, David Jones, campione del modernismo, scoperto da Thomas S. Eliot, adorato da W. H. Auden (“è il massimo poeta epico inglese del secolo”), letto avidamente da Dylan Thomas, di cui Mondadori edita, per la prima volta in Italia, 80 anni dopo, il poema sulla Grande Guerra, Tra parentesi, per la cura di Fabio Pedone; va omaggiato, poi, il piccolo editore Giometti & Antonello, che ha pubblicato L’opera in versi di Osip Mandel’stam nella versione di Gario Zappi, una impresa pazzesca, come quella del poeta Alessandro Fo che per Einaudi – segno che i grandi editori possono ancora imbarcarsi nelle grandi imprese – ha tradotto e commentato Le poesie di Gaio Valerio Catullo. Salvifica, piuttosto, è l’impresa di un altro piccolo, ma grandissimo, editore, Il Ponte del Sale, che ha pubblicato il libro VI dell’Eneide, in cui Virgilio narra la discesa agli inferi di Enea, ed è infine una mappa dell’aldilà – perciò l’aggettivo salvifica –, secondo la visione dell’immenso poeta irlandese Seamus Heaney.

Se frequento i morti, per altro, non è perché non creda nei vivi. Semplicemente, i morti hanno prodotto una letteratura meno tombale di quella attuale

Ricerca di nuovi voci nel sottosuolo. Se frequento i morti, per altro, non è perché non creda nei vivi, sono vivamente d’accordo con quanto ha scritto Simon Armitage, prossimo ‘poeta laureato’ inglese – l’avete mai letto? Appunto, è troppo importante perché lo traducano come si deve – cioè che “dobbiamo incoraggiare gli scrittori di domani: ci saranno, saranno tanti e saranno migliori di quelli di oggi”. Semplicemente, i morti hanno prodotto una letteratura meno tombale di quella attuale. Per cercare gli italiani di genio, perciò, bisogna sollevare i tombini del buon senso e del buon gusto, e setacciare la meraviglia negli angoli e negli anfratti. Di recente, mi è parso bellissimo il libro della plurisettantenne Cleide, L’uovo di legno, edito da Il Vicolo; è corroborante la follia ingenua di Giorgio Anelli e della sua Lettera da Noversch (Giuliano Ladolfi Editore); mentre Eliana Bouchard, d’implacabile eleganza, come chi cuce visioni della Gerusalemme Celeste in un centrino, ha scritto uno dei libri perfetti dell’anno, La boutique (Bollati Boringhieri). Con Magellano (Castelvecchi), invece, Gianluca Barbera, torna a una visione eroica e salmastra della letteratura, mentre Daniele Mencarelli ha detto il dolore, il sangue e la sanguisuga della vita con una abbacinante delicatezza in La casa degli sguardi (Mondadori).

Bibliomania anarchica. Per capire come i libri possano deragliare nella vita, cambiandola, dando l’innesco a una autobiografia dall’inquietudine, bianca, dovete leggere Vita di un romanzo di Andrea Caterini (Castelvecchi), mentre Carlos D’Ercole, che non è un ‘professionista del libro’ – evviva – ma un accanito avventuriero, ha redatto un Dizionario Gonzo (1000eunanotte editore) che esalta la lettura – e la bibliomania – come gesto anarchico, erotico, libertario, liberatorio.

Più che un poeta, un uomo. La poesia è editorialmente la più negletta tra le arti – colpa dei lettori, colpa dei poeti, colpa degli editori? chissenefrega. Io scelgo, per il 2018, un libro e stop. Anzi, un uomo. Stefano Simoncelli. Simoncelli è stato una colonna della rivista ‘Sul Porto’, sorta a Cesenatico, sulla costa romagnola: da estremo principiante – e calciatore di una certa bravura – ha conosciuto Vittorio Sereni e Franco Fortini, Giovanni Giudici, Giorgio Caproni, Sandro Penna e Pasolini, e ha fatto leggendari viaggi in Provenza per parlare con René Char. Nel suo ultimo libro, Residence Cielo (peQuod), ha avuto il coraggio di scrivere “Vorrei chiudere gli occhi/ sognando una donna/ che mi vuole bene”, e cosa desideriamo, in fondo, se non questo incapsularci nel bene di una donna? L’ho conosciuto – è un uomo – grave di versi e di dolori. Di questi tempi, la letteratura ridotta a mero ‘fatto letterario’, scoprire l’uomo è gioia.

This Is The End. L’amico mio mi fa, “Davide, lo sai, in questo Paese puoi sputare in faccia a Salvini, scrivere le peggio cose dell’amministratore delegato dell’azienda supersonica, ma guai a toccare i potentati e i potentini della letteratura e dell’editoria”. Lo so, ne sono l’emblema, con una manciata di stroncature ho ricevuto più diffide e frecciate io che san Sebastiano i suoi maliziosi dardi. Finita l’indigestione di carote, stappato lo spumante, con l’anno nuovo tornerò a brandire il bastone e la durlindana, tranquilli.

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