Il congresso delle polemiche
3 Febbraio Feb 2019 0805 03 febbraio 2019

Alessandro Fusacchia: “+Europa, al congresso qualcosa si è rotto. Ora costruiamo il partito diverso che vogliono gli iscritti”

A una settimana dal congresso di +Europa e dalla polemica sui “pullman di Tabacci”, Alessandro Fusacchia torna sulle contestazioni e sulla delusione dei militanti: “Sono deluso e arrabbiato. Agli iscritti dobbiamo chiarezza e assicurare che si è trattato solo di un incidente”

Foto Fusacchia Congresso Milano

Esattamente una settimana fa si chiudeva il primo Congresso di +Europa, con l’elezione di Benedetto Della Vedova col 55% dei voti, contro Marco Cappato (31%) e Alessandro Fusacchia (14%). Ma nelle ore successive scoppiava il caso dei pullman e dei tanti votanti arrivati all’ultima ora e senza sapere granché su Congresso e candidati. Prassi note ai partiti tradizionali ma da cui si pensava il partito di Emma Bonino fosse immune.
In questa lunga intervista Alessandro Fusacchia, deputato di +Europa e segretario di Movimenta, risponde su quello che è successo e che può ancora succedere.

Al Congresso di +Europa ti sei candidato promettendo un partito nuovo. E invece hanno vinto i pullman di Tabacci?
È stato un Congresso molto bello. Vivo e partecipato. Anche se inquinato sul finale. Ho visto centinaia di persone genuinamente emozionate, che non si erano mai iscritte ad un partito prima. Nei venti giorni precedenti, assieme a tanti promotori della nostra lista, avevamo girato in lungo e largo l’Italia – andando a Ivrea, Padova, Terni, Napoli, Palermo e in altre 40 città – per condividere la necessità di costruire un partito fondato sul dialogo e su iniziative politiche in grado di far partire una nuova stagione di mobilitazione popolare. Da un lato l’attacco degli ultra-conservatori sui diritti, e dall’altro l’incapacità, che accomuna i partiti che c’erano prima e quelli al governo adesso, di anticipare i cambiamenti e dare risposte, stanno spingendo tanti cittadini consapevoli a mettersi a disposizione. Molti sono pronti, oggi, a impegnarsi in politica in prima persona. Ma questa fiducia non deve per nulla al mondo essere tradita da logiche di costruzione del consenso e di gestione del potere tipiche di partiti e partitini del Novecento; che tra l’altro hanno già fallito e dimostrato la più totale inadeguatezza e irrilevanza di fronte alle sfide moderne. Incaponirsi con quei metodi significa non aver capito nulla del voto che ci ha consegnato a Lega e M5S e condannarsi a non essere all’altezza del momento storico che stiamo vivendo. Tantissimi domenica sera se ne sono andati amareggiati e arrabbiati dall’Hotel Marriott perché si sono accorti che altri arrivati all’ultimo minuto avevano votato non sapendo manco dove fossero e cosa ci stessero a fare.

Però la politica funziona anche così, o no?
Non la politica che interessa a me. Non il partito che interessa a me e a tutti gli altri attivisti con cui da mesi siamo impegnati dentro +Europa. Se mi sono candidato alla Segreteria era perché un gruppo vasto di iscritti si era messo in testa di dimostrare che si può costruire un partito diversamente. Nei mesi scorsi con Movimenta abbiamo fatto le prove generali, organizzando campagne di ascolto itineranti in Sicilia o Campania e week-end di formazione dove allenare e preparare i nostri iscritti più motivati. Eravamo pronti – siamo pronti – a portare tutto in dote a +Europa e a realizzarlo così su scala più ampia. Ma +Europa è pronta? Tutto questo interessa alla +Europa che è uscita dal Congresso di domenica scorsa? Il nuovo Segretario creerà le condizioni perché questo lavoro possa essere fatto dentro +Europa con lo stesso spirito e la stessa serenità con cui fino a ieri lo abbiamo fatto fuori?

Possibile che due pullman abbiano rovinato tutto?
Uno, due, magari di più. Non so quanti fossero. Ma non è questo il punto. Io non ho mai contestato i pullman. Ognuno usa il mezzo di trasporto che può e conosco tanti di Centro Democratico di Tabacci che sono persone di grande valore, passione civile, impegno quotidiano a fare bene. Ma avevano gli occhi spenti domenica sera. Loro per primi. Perché è innegabile che qualcosa sia successo, troppi di noi lo hanno visto e mi fa ridere che adesso si insegua l’ultimo video. Vede, a me non interessa questa o quella registrazione. Non sono né un giornalista né un PM. Mi interessa lo schiaffo in faccia a tante persone che sono venute al Congresso disarmate.
Mi sarei aspettato un atto di responsabilità di tutti, a partire da chi guida. Nelle ore immediatamente successive. Se è successo qualcosa si va a fondo senza pensarci un secondo, si chiarisce senza farsi mezzo sconto, si identificano e isolano coloro che hanno fatto cose che non andavano fatte e si dimostra che il partito ha gli anticorpi.

Invece è servito che alcuni vicini a Cappato accusassero pubblicamente Tabacci.
Sa cosa mi ha stordito? La reazione di Tabacci. Si sente attaccato e che fa? Invece di dire “andiamo a fondo, è interesse di tutti capire cos’è successo”, con un’intervista al Corriere rivendica pubblicamente i pullman. E con i pullman, tutto un vecchio modo di fare politica colpisce l’immaginario pubblico. Invade i ricordi di chi c’era. Costruisce una prima impressione indelebile su tutti gli altri che non c’erano. Conclusione: fa un danno incalcolabile. Con poche battute che escono sul Corriere, Tabacci ci riporta tutti indietro. A quando la politica si gestiva in quel modo lì. A quando i partiti usavano quelle pratiche lì, che hanno sempre finito per scacciare tutti. Da domenica scorsa ho ricevuto decine di messaggi di questo tipo: “Era la prima volta che mi iscrivevo ad un partito. Avevo scelto +Europa. Mi avevate convinto. Mi avevate quasi convinto. Poi ho visto cosa è successo e vi chiedo: in cosa siete migliori? In che cosa siete anche solo semplicemente diversi?”

E lei cosa risponde?
Non sempre riesco a rispondere. Vorrei solo chiedere scusa. Vorrei dire che non ricapiterà. Ma da giorni mi interrogo per capire se il partito ha la forza per non farlo capitare di nuovo. Le dico la verità: non lo so ancora. Ma so che io mi sono candidato per offrire un altro modo di fare politica e non sono disposto a tollerare quello che è successo. Lei lo sa che ci sono ragazzi di +Europa che hanno faticato a mettere da parte i 50 euro per iscriversi? Sono la materia prima più preziosa che abbiamo. Me lo ricordo ancora il giorno in cui un sondaggio ci ha dato terzo partito in Italia tra i 18-24enni, sopra al 14%. Tutti a festeggiare: il partito che parla ai giovani! Il partito che sa intercettare i giovani! Hanno festeggiato pure alcuni che hanno passato la settimana a ripetermi: “dai, non è successo niente”. A loro so benissimo cosa rispondere: avete fatto invecchiare questi giovani all’improvviso, con poche ore, domenica scorsa. Non è perdonabile.

E pensare che vi eravate appena sbarazzati della candidata alla Segreteria sovranista e amica di Salvini che voleva conquistare +Europa?
Avevamo tirato un sospiro di sollievo ma devo dire che non so più, a questo punto, se ce ne siamo mai sbarazzati fino in fondo. Due dei candidati che stavano con la Radaelli, poi esclusa dal Congresso, ce li siamo ritrovati nella lista di Tabacci, eletti nell’Assemblea di +Europa. Premetto che non conosco i diretti interessati, e quindi non intendo esprimere un giudizio personale. Ma mi chiedo: che giochetto è? Non avevamo resistito all’assalto alla dirigenza di un gruppo di male intenzionati con valori distanti dai nostri? Anche su questo, centinaia di whatsapp impazziti nelle ultime ore. “Perché?” “In cambio di cosa?” Il Segretario fornirà un chiarimento a tutti o avremo un’altra intervista al Corriere che ci spiega come si fa politica?

A proposito di Salvini, non rischiate di fare un favore a lui e ai vari populisti a bisticciarvi in questo modo?
È un argomento che più di uno sta provando a far girare anche dentro +Europa. Non ci casco e anzi voglio essere chiarissimo a riguardo: il danno non lo stanno facendo i Fusacchia, i Cappato, o le centinaia di militanti e iscritti che in queste ore continuano a pretende di costruire +Europa in un altro modo, ma chi ha lavorato per ridurla al solito modo. Per farne qualcosa di già visto e senza alcuna possibilità di successo. O davvero pensiamo che qualsiasi partito, purché abbia la parola “Europa” nel logo, sia utile a contrastare Salvini? Ci serve una +Europa che sia europea non solo nell’aspirazione politica e nei valori di riferimento, ma nei valori tradotti in fatti, negli atteggiamenti di tutti i giorni. Ci serve una +Europa di persone capaci di convincere tantissimi cittadini che non hanno di fronte l’ennesimo partitino che riproduce su scala più piccola i mali che hanno ucciso il PD o altri negli ultimi dieci anni: i pullman di inconsapevoli, i pacchetti di voti, l’opportunismo politico. Perché con certi metodi si vince al massimo un Congresso, non si vince un’elezione. Mi ero candidato proprio perché era e resta questo il nodo: come pensiamo di mobilitare migliaia e migliaia di attivisti e di portare milioni di persone a votare per noi? Dobbiamo fare iniziative politiche, ma dobbiamo anzitutto far vedere che siamo diversi nel modo in cui stiamo insieme. È questa l’unica speranza che abbiamo di far crescere un’alternativa e di lottare contro Salvini e i 5stelle.

Forse bisognava pensarci prima e fare regole diverse?
Sicuramente una riflessione sulle regole va fatta. Ma serve soprattutto una riflessione sulla cultura politica collegata a queste regole. Perché è impensabile rincorrere gli Statuti. L’ho detto dal palco del Marriott: nel Paese del “fatta la legge, trovato l’inganno” non c’è Statuto che tenga. Le regole sono tutto solo se capiamo che da sole non sono mai abbastanza. Serve riconoscersi nello spirito, di certe regole. Serve volerlo far vivere, e non solo applicarlo, uno Statuto. C’è una condotta non scritta che si rispetta. E chi non la rispetta viola una cosa più profonda dello Statuto: viola il patto politico e sociale, il senso di comunanza. Viola la fiducia, che è l’unico legante vero per costruire qualcosa di bello, solido e duraturo.

Non la politica che interessa a me. Non il partito che interessa a me e a tutti gli altri attivisti con cui da mesi siamo impegnati dentro +Europa

Sosterrà l’esposto alla magistratura di Marco Cappato?
Cappato è una risorsa preziosa per +Europa e credo che ponga un tema importante, che non è solo di +Europa ma riguarda la difesa della democrazia interna in tutti i partiti. Valuterò nel merito l’ipotesi di un esposto alla magistratura ma mi aspetterei anzitutto di sapere cosa intende fare Della Vedova, perché mi pare difficile che sia l’esposto di due candidati alla segreteria senza il terzo che è stato eletto. Credo comunque che serva un’azione diversa.

Quale?
Anzitutto bisogna portare tutto davanti al Collegio di garanzia che ha gestito la fase precongressuale e il Congresso. Con un ricorso molto circostanziato, così da aiutare il Collegio a verificare cosa sia successo. Prevedendo alla fine della verifica una trasparenza totale sui dati e su quanto emerge, così da trarne le conseguenze politiche e dimostrare a tutti – dentro il partito e fuori – che +Europa ha gli anticorpi e sa affrontare con le proprie forze situazioni che ne minano la reputazione e credibilità.

Non facile, mi sa.
Se fosse facile non saremmo al punto in cui siamo. Dobbiamo accettare di metterci in discussione tutti. Dobbiamo ciascuno mollare un pezzettino di certezze. Noi lo stiamo facendo ogni giorno. Questo: cambiare la postura verso il potere. Solo così si cresce.

Cosa succederà adesso?
Lo chieda al Segretario eletto Della Vedova. Per il momento non si è scomposto più di tanto e ci ha tenuto a ribadire che avrebbe vinto comunque, quando io mi sarei aspettato una presa di posizione netta contro le dichiarazioni di Tabacci. La domanda per me è solo una: come si comporterà +Europa da oggi in poi? Che metodi e comportamenti politici metterà in atto? Quello che è successo domenica è un brutto incidente o prefigura cosa sarà il partito da oggi in avanti? Perché un partito che tollera quello che è successo al Congresso o addirittura permette che risucceda non è il mio partito.

Sta dicendo che lascia +Europa?
Sto dicendo che è un momento molto difficile, anche per me. Sono deluso e arrabbiato. Ma anche lucido e consapevole: mi sento responsabile di così tante persone che hanno creduto in quello che abbiamo fatto negli ultimi mesi. Io pretendo una risposta. Non la devono a me. La devono a ciascuno di quelli a cui abbiamo chiesto di unirsi a noi. Su ciò che è capitato, e su cosa aspettarsi da adesso in poi. Perché se quello che è successo domenica è stato solo l’antipasto, allora a pochissimi interessa arrivare al dessert. Serve dimostrare con fatti inequivocabili e in tempi rapidissimi che non siamo quella roba lì. Io credo fortemente che sia ancora possibile costruire un partito nuovo, ma senza questa chiarezza tutto il resto servirà a poco.

Nel frattempo che si fa?
Dobbiamo far partire iniziative politiche e di mobilitazione, così da avere il polso dell’emorragia, di quanti iscritti sono già scappati, di quanto siamo diventati antipatici a tanti simpatizzanti, di chi è invece disposto a darci ancora fiducia. Sto lanciando alcune iniziative su istruzione e una sull’empowerment femminile. C’è quella promossa da Cappato sull’ambiente. Dobbiamo continuare a spingere per gli ultimi giorni della raccolta firme “Welcoming Europe” e sostenere il buon lavoro che Riccardo Magi e tanti altri stanno facendo sull’immigrazione anche in questi giorni con la Sea Watch. Va lanciato un maxi piano di formazione per i nostri iscritti.

Di che tipo?
Ci sarebbe da ripartire da tutti quelli che domenica hanno lasciato Milano scoraggiati. A gennaio abbiamo fatto un tour d’Italia pazzesco. Facciamo conto che non sia mai finito. Chi ci sta? Possiamo essere decine e decine ad organizzarci e fare questa esperienza strepitosa nei prossimi mesi. Blocchiamoci i week-end e giriamo, andiamo nei territori più scomodi a parlare con le persone, ad ascoltare le loro storie, a capire come l’Italia sia finita così e da dove ripartire. Non siamo né quelli dei pullman né quelli delle procure. Siamo quelli che ripartono dagli iscritti. Ce li andiamo a prendere uno and uno. Anche in pullman! Anzi, il tour lo chiamiamo proprio “pullman sì, ma non così”. Andiamo a fare il lavoro che serve, regione per regione, città dopo città.

Basterebbe?
Certamente no. Perché nel frattempo c’è un’altra grande questione aperta che riguarda la leadership di +Europa. Andranno convocate le assemblee regionali ed elette le cariche in ogni regione. Penso alla Sicilia, alla Campania, ma anche all’Emilia Romagna. Non ho problemi con nessuno che voglia impegnarsi. Ma ho molti problemi se invece di unirsi a +Europa per rimboccarsi le maniche, qualcuno dell’ultima ora ha creduto di venire a comandare in questo o quel territorio solo perché rappresenta un gruppuscolo ben organizzato che sposta voti o influenza in base all’opportunità del momento. Il nostro partito non può diventare luogo di riciclati che riciclano anche i loro metodi. Sui territori servono facce nuove che incarnino metodi nuovi, altrimenti i pullman saranno niente in confronto a quello che succederà nel giro di poco: finiremo in mano a tanti potentati locali. Ho girato tanto nelle ultime settimane, incontrando centinaia di nostri attivisti appassionati, motivati e disinteressati: noi dobbiamo mettere il partito in mano a loro. Non ho nessuna intenzione di finire con 10, 100, 1000 Marriott. Questa per me è una condizione per continuare a dare credito, e per chiederlo ai tanti che stiamo facendo fatica a tenere in questi giorni agganciati a +Europa. Stessa cosa per le elezioni europee.

Andrete da soli?
Non mi riferivo tanto alla questione se andiamo da soli, con Carlo Calenda, con Federico Pizzarotti o chissà con chi. La questione mi pare con quale metodo e sulla base di quali criteri arriviamo a scegliere le candidature. Chi candidiamo, chi diventa la nostra faccia. E poi, sulle alleanze: non vogliamo andare con Calenda per paura di essere confusi col PD che cerca di riciclarsi? Bene! Ma cosa abbiamo da offrire oggi? In cosa saremmo tanto diversi? Mi aspetto segnali molto forti e inequivocabili da parte deI Segretario di +Europa e di tutti gli altri. Quali azioni siamo disposti a dare per recuperare nella sostanza e nell’immagine l’idea di un partito fatto di donne e uomini pieni di desideri e idee invece che di passeggeri inconsapevoli di pullman?

Lei nel frattempo si occuperà del lavoro parlamentare alla Camera?
Non ho mai smesso. C’è una agenda delicatissima che riguarda l’istruzione: a partire dal provvedimento relativo all’educazione civica, che è incardinato in Commissione Cultura e che rappresenta una delle chiavi di volta per recuperare un Paese che sta perdendo coscienza civica e diritti. Non mi faccio grandi illusioni con questa maggioranza, ma è una buona occasione per mobilitare associazioni e cittadini. Voglio anche concentrarmi su iniziative con gli studenti universitari e su questioni di genere. Dobbiamo fare qualsiasi cosa per bloccare il DDL Pillon, ma anche per favorire vere misure di parità, a partire da congedi parentali, effettiva parità salariale, “educazione alla leadership” per bambine e ragazze. Abbiamo iniziato a parlarne con una prima riunione che ho promosso alla Camera a inizio gennaio, allargata a tante associazioni dedite all’empowerment femminile, e che proseguirà adesso con ulteriori incontri e un’agenda che coinvolga appieno noi uomini per primi. È chiaro, però, che la credibilità con cui tutto questo si può fare o meno dipende non solo da lavoro quotidiano in Parlamento, ma anche da cosa rappresenti là fuori. Lo dico in maniera chiara: senza una +Europa che recupera rapidamente e nettamente la sua capacità e immagine di partito diverso, anche il gruppo di +Europa alla Camera serve a poco. E sono pronto a scioglierlo se il partito non dimostrerà di essere all’altezza dei suoi iscritti.

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