Caso Csm
17 Giugno Giu 2019 0601 17 giugno 2019

Magistratura, anno zero. E ora anche la sinistra deve smettere di santificare i giudici

Per anni la sinistra ha difeso i giudici per attaccare Berlusconi, ma adesso è ora di rendersene conto: quello della Magistratura non è un potere puro, è invece lo specchio di un Paese che non ha più punti di riferimento

Cassazione_Linkiesta
dalla rivista ufficiale dell'Anm, La Magistratura

Alla fine si è dimesso anche Pasquale Grasso, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, dopo avere toccato con mano la sfiducia dei suoi, nonostante confidasse in maggiore solidarietà. Le sue parole sono chiare: «Vi rispetto molto più di quanto abbiate dimostrato di rispettare me. Lo faccio serenamente, dicendo no a me stesso» ha detto alla fine al comitato direttivo centrale. E poi, per non farci mancare un po’ di pathos, ha deciso pure di citare Pasolini (che si sa, sta bene un po’ su tutto): «Nel ricordo di un grande intellettuale del passato, che ricordava che i moralisti dicono no agli altri, l'uomo morale dice no a se stesso», ha detto Grasso. Intanto il Csm continua nel suo percorso di decimazione con le varie correnti che sparano contro le altre in un tutti contro tutti che ricorda più un litigio da cortile che un dibattito maturo tra quelli che dovrebbero invece essere i sacerdoti della misura e della giustizia, in uno stillicidio di intercettazioni (che viene dosato a favor di stampa in un modo che, anche quello, lascia parecchi interrogativi). Appaiono sempre di più preoccupati all’autopreservazione del proprio potere e a brigare con i propri amici (e contro i propri nemici).

Perché, diciamolo, il quadro generale della magistratura che esce dalle parole intercettate fa schifo. Fanno schifo i toni, i modi, le accuse incrociate, i veti personali, il rapporto malato con la politica e fa schifo che in questa guerra senza quartiere sia coinvolto uno dei più importanti organi dello Stato democratico, ovvero quel Csm che ha un potere immenso (e misconosciuto ai più) e che dovrebbe essere uno dei capisaldi tra gli organi di garanzia della Repubblica. Dico, ti aspetteresti che lì dentro ci siano persone di spessore ragguardevole, discussioni “alte” e i meritevoli di considerare con attenzione l’enorme responsabilità che si portano dietro.

Il quadro generale della magistratura che esce dalle parole intercettate fa schifo. Fanno schifo i toni, i modi, le accuse incrociate, i veti personali

Sentire invece Palamara che si sfoga con Lotti per distruggere la figura del Procuratore di Roma Pignatone come se fosse un avversario di calcetto dà l’idea dello sfregio istituzionale. Dice Palamara: «Il rapporto con lui… lui si è seduto a tavola con te… lui ha voluto parlà con Matteo (forse Renzi, ndr)… lui ha voluto fa’ quelle cose… lui crea l’affidamento… mi lascia col cerino in mano… io mi brucio, loro si divertono…». E lancia il sospetto di inchieste condotte con due pesi e due misure: «La vicenda Siri… fidate… Siri veniva arrestato in condizioni normali! De Vito (presidente del Consiglio comunale grillino, ndr) è stato arrestato per molto meno! È una trattativa, che vogliono fare con Salvini, fidati… io non mi sbaglio». L’idea di una magistratura che “tratti” con il potere, gettando fango sul Procuratore della Capitale è qualcosa che se fosse compreso pienamente, in tutta la sua gravità, soprattutto perché accade all’interno del Csm vedrebbe migliaia di persone in piazza a chiedere chiarezza e ad augurarsi una magistratura migliore e gestita con più senso dello Stato.

E forse sarebbe anche ora di dirsi senza troppe remore che per difendere la magistratura (dagli orridi) attacchi del berlusconismo forse si è finiti a sinistra per santificare un organo che invece andrebbe sorvegliato e messo in discussione come tutto il potere, con la stessa pervicacia e con la stessa attenzione. E invece si è finiti per santificarlo facendo di tutta l’erba un fascio come se davvero potesse esistere un’intera categoria senza sfumature, tutta di buoni e nemmeno un cattivo, come se la magistratura con tutti i suoi rivoli e le sue correnti fosse immune dai vizi terribilmente umani dev’invidia e dello scavalcamento. Forse sarebbe ora, una volta per tutte, che si dica che fa terribilmente paura un Paese dove a giudicare chi giudica ci sono quelle persone di cui leggiamo nelle cronache di questi giorni, forse sarebbe anche ora di dire che per dare man forte all’antiberlusconismo ci si è spinti a un eccesso di difesa che ha sfiorato la santificazione. E questi sono i risultati.

Stiamo assistendo allo svelamento di un rapporto tra magistratura e politica che è gravemente malato da ambo le parti, con la differenza che mentre la politica è sotto osservazione ogni secondo dell’opinione pubblica la magistratura riesce a rimanere nell’ombra

Il “festival dell’ipocrisia” di questi giorni (citando Antonello Racanelli, segretario di Magistratura indipendente, procuratore aggiunto a Roma che ieri ha presentato le sue dimissioni irrevocabili dall’incarico) a cui stiamo assistendo è lo svelamento di un rapporto tra magistratura e politica che è gravemente malato da ambo le parti, con la differenza che mentre la politica è sotto osservazione ogni secondo dell’opinione pubblica la magistratura riesce a rimanere nell’ombra (o nel disinteresse, se non addirittura sotto una certa cappa di protezione da parte di alcuni pezzi di informazione).

In tutto questo, tra l’altro, ci piacerebbe sapere cosa ha da dire Mattarella, nel suo ruolo di garante degli istituti democratici che si stanno sgretolando in questi giorni. Perché la riforma della magistratura che ha in mente è davvero poca cosa rispetto al caos che sta succedendo e perché forse dal suo scranno potrebbe prendersi l’impegno di rassicurare anche i cittadini. Sì i cittadini che forse in questi giorni, ancora di più, hanno il diritto di essere sfiduciati per una giustizia che non gode certo di buona salute.

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