L’inedito
18 Giugno Giu 2019 0600 18 giugno 2019

Emil Cioran, Parigi è l’essenza del fallimento (ed è necessaria per questo)

Impossibilitato ad essere poeta, Cioran era costretto a brancolare «al di qua dell’ispirazione», ad accasciarsi «alle soglie del canto». Condannato a frequentare i poeti da «amico», o meglio, da «parassita». A Parigi

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Un anno prima di partire per la Francia Cioran aveva scritto: «Chi si distacca dalla propria nazione diventa un fallito». È proprio in questa nuova veste di diseredato che Cioran inizia a Parigi la sua nuova esistenza di apolide.Tra vaghi propositi di ricerca filosofica e incerte borse di studio, si ritrova in realtà a vivere d’espedienti nel Quartier latin, accanto agli espatriati di ogni dove, deambulando senza meta nel ventre d’una città «che vi culla di illusorie promesse di felicità per meglio divorarvi».

In una corrispondenza da Parigi per il giornale romeno «Cuvântul», Cioran ritrae i frequentatori del celebre quartiere, delineando per la prima volta quella concezione estetica, vagamente romantica, del fallimento che diventerà uno dei tratti fondamentali e originali del suo pensiero. «L’assenza di riserva interiore e il desiderio di esaurire freneticamente la vita fanno, presto o tardi, di quasi tutti gli abitudinari del Quartiere dei falliti. Ogni volta che osservo quelle ombre umane, studenti romeni, polacchi, spagnoli o cinesi (hanno tutti la vocazione dell’insuccesso), so fin troppo bene ciò che li ha spinti allo scacco. Non è forse caratteristico trovare i falliti soprattutto nella metropoli del mondo e nelle piccole città di provincia? La vita non si realizza né nell’infinito né nel finito […] Qui si è infelici gradevolmente. È il segreto di Parigi, quella poesia conferitagli da individui maledetti erranti di caffè in caffè, posseduti da una noia avida, è il vuoto profumato di Parigi».

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