Prima Putin
11 Luglio Lug 2019 0601 11 luglio 2019

Soldi russi a Salvini, qualcosa non torna: ecco cosa non convince dello scoop di Buzzfeed

Dove sono i soldi che la Russia avrebbe dato a Salvini? Perché l’Eni si mette a fare il gioco della Lega? E ve lo vedete voi Putin che riempie di denaro il politico più filo-americano d’Italia?

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In coda a qualche telefonata, la migliore me la regala un amico russo che ne ha viste tante. “Ma non lo sai”, dice, “che tutti quelli che arrivano qui a Mosca vengono a chiedere qualcosa?”. E tanto basterebbe, forse, per liquidare quello che è già il Russiagate di Matteo Salvini. Parliamo, ovviamente, della registrazione, diffusa dal sito americano BuzzFeed, di una conversazione a sei (tre italiani e tre russi) svoltasi nell’ottobre scorso nel lussuoso salone dell’Hotel Metropol’, a Mosca, peraltro già anticipata in febbraio da un’inchiesta dell’italiano L’Espresso.

Dei tre italiani, l’unico identificato è Gianluca Savoini, ex portavoce di Salvini, presidente dell’Associazione Lombardia-Russia e da molti considerato la staffetta leghista per i contatti col Governo russo. Il contenuto della conversazione è ormai noto, quindi possiamo limitarci a una sommaria ricostruzione: tra un caffè e una bibita, i sei fanno capire di essere a buon punto nel definire un accordo per l’importazione di petrolio russo in Italia, con un meccanismo che coinvolgerebbe anche l’Eni e, alla fine della fiera, farebbe finire 65 milioni nelle casse della Lega.

Né l’Espresso in febbraio né BuzzFeed ieri hanno potuto affermare che tutto ciò sia davvero avvenuto. Anzi, l’idea generale è che non sia successo. Ed è quanto sostiene anche Salvini, che però non può cavarsela così. Minimo minimo dovrebbe chiarire, visto che il suo nome ricorre nella conversazione del Metropol’ addirittura come il “Trump italiano” (boom!) e il suo progetto politico come la chiave per cambiare l’Europa, se Savoini (sempre presente, a Mosca e a Roma, agli incontri con le delegazioni russe di alto livello) parlava a nome suo, a nome della Lega, millantava o chiacchierava di milioni (che avrebbero pure violato le leggi italiane sul finanziamento dei partiti) perché aveva il pomeriggio libero. Anche perché i termini “Lega” e “milioni” nella stessa frase negli ultimi tempi suonano un po' male.

Spira su questo Russiagate alla cassoela la stessa aria che spirava sul Russiagate vero, quello americano. In poche parole: è un po' dura crederci

Detto questo, spira su questo Russiagate alla cassoela la stessa aria che spirava sul Russiagate vero, quello americano. In poche parole: è un po' dura crederci. Intanto per come se la gioca BuzzFeed. Il sito Usa scrive che “la registrazione segreta mostra come la Russia di Putin cercava di dare milioni al Trump italiano”. Per la verità è il contrario: è Savoini che voleva mungere la Russia. È alla Lega che servivano i soldi per le campagne elettorali, prima fra tutte quella per il rinnovo del Parlamento europeo.

E poi, tutta quella storia che Rosneft o Lukoil, compagnie petrolifere di Stato russe e tra le maggiori del mondo, farebbero così e cosà, vendendo il greggio sotto costo, e che l’Eni (amministratore delegato De Scalzi, nominato con il Governo Renzi e confermato con il Governo Gentiloni) lo comprerebbe invece a prezzo pieno, e la differenza se la papperebbero la Lega e i suoi amici russi, e tutto organizzato da Savoini… Per carità, se ne vedono di ogni. Ma in mancanza di prove concrete e non di sole parole, pare una cosa alla Totò e Peppino.

Così, senza andare troppo lontano, l’ipotesi da giornalismo investigativo ce l’ho io. Questo tirato a Salvini e ai suoi incauti amici è un trappolone, sì. Ma dei russi

Infine i protagonisti. Dei tre italiani, solo uno, Savoini, è identificato. Di un secondo si sa il nome: Luca. Possibile che nessuno sia riuscito a scoprire qualcosa in più, almeno su di lui? E il terzo italiano? Buio assoluto, poi, sui tre russi. Cosa questa curiosissima, perché tre tizi che parlano con disinvoltura di vice-premier e primi ministri, come se ci facessero colazione un giorno sì e uno no, e che garantiscono di tirare i fili delle major russe del petrolio (i cui capi sono potenze assolute: Medvedev, per fare un esempio, primo ministro e presidente, viene da lì) dovrebbero essere ben noti nei salotti del Metropol’, che da più di un secolo non fanno altro che accomodare vip e potenti. Duecento dollari a un cameriere di quelli svegli, ecco quel che ci voleva per sapere se si trattava di Dmitrijj o Vladimir, di Aleksandr o Timofej.

Così, senza andare troppo lontano, l’ipotesi da giornalismo investigativo ce l’ho io. Questo tirato a Salvini e ai suoi incauti amici è un trappolone, sì. Ma dei russi. Ma ve lo vedete voi Putin che si sbatte per riempire di denaro un leader della Lega che si sdraia davanti al segretario di Stato Usa Pompeo, protesta perché non compriamo abbastanza F35 e si agita perché la costruzione del Tap (il gasdotto trans-adriatico, che farà concorrenza a quelli tradizionali russi) non procede abbastanza in fretta? Che sul Venezuela sta con Guaidò (la Russia con Maduro), sull’Iran con gli Usa (la Russia con l’Iran) e che ha criticato gli accordi, peraltro modesti, tra Italia e Cina (la Russia ha un’alleanza strategica con la Cina) facendo da spalla perfetta al Dipartimento di Stato? Il Cremlino dovrebbe promuovere il politico più filo-americano della storia della Repubblica italiana? Neeeee….. Per cui, sempre secondo me, quei tre russi sconosciuti oggi sono lì che leggono BuzzFeed e se la ridono. Ciaone, Matteo!

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