Il Rapporto
8 Ottobre Ott 2019 1200 08 ottobre 2019

Nota per i sovranisti, gli immigrati stranieri producono il 9% del Pil italiano

Nel 2018 2,5 milioni di occupati stranieri hanno generato 139 miliardi di euro. Il gettito Irpef è di 3,5 miliardi, con 13,9 miliardi di contributi versati. In compenso, la fuga dei giovani italiani ci costa 16 miliardi. I numeri del Rapporto sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Moressa

Migrants Linkiesta
(Anne CHAON / AFP)

Abbiamo chiuso le porte agli immigrati regolari. Mentre, al contrario, l’Italia è tornata a essere terra di emigrazione, con i giovani italiani che continuano a spostarsi all’estero alla ricerca di un lavoro. Una situazione schizofrenica. E il risultato è che l’Italia soffre un drammatico declino demografico, che si traduce anche in declino economico. La fuga dei più giovani fuori dall’Italia nell’ultimo decennio ci è costata già circa 16 miliardi di euro, oltre un punto percentuale di Pil. In compenso, i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, circa 2,5 milioni, producono già il 9% del Pil, rappresentando una forza vitale per il nostro Paese, che potrebbe dare ancora un contributo maggiore se solo tornassimo ad avere canali di ingresso regolare nel nostro Paese.

I numeri sono contenuti nel nono “Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione” della Fondazione Leone Moressa, che traccia il bilancio tra entrate e uscite nel nostro Paese. Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha perso quasi 500mila individui. Tra questi, 250mila giovani tra i 15 e i 34 anni. Considerando le caratteristiche lavorative di questi giovani – spiegano dalla Fondazione – la stima è che questa “fuga” sia costata 16 miliardi. Se i giovani emigrati restassero in Italia, il valore aggiunto sarebbe quindi di un punto percentuale di Pil.

Tra le cause dell’esodo, in primis ci sono le scarse opportunità occupazionali che l’Italia offre ai propri giovani. Il nostro Paese registra il tasso di occupazione più basso d’Europa nella fascia 25-29 anni: 54,6% contro una media Ue del 75%. E anche il tasso di Neet, nonostante in diminuzione, resta il più alto del vecchio continente: 30,9% contro una media Ue del 17%. In compenso, il livello di istruzione dei ragazzi italiani è molto più basso di quello dei coetanei europei: tra i 25 e i 29 anni solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea.

E mentre l’Italia è in pieno declino demografico, con gli over 65 che nel 2038 saranno un terzo della popolazione e le nascite in picchiata, da un decennio abbiamo cominciato a chiudere le porte prima, e i porti poi, agli immigrati. La presenza straniera in Italia è stabile negli ultimi anni, con 5,2 milioni di stranieri residenti a fine 2018 (8,7% della popolazione). Il saldo migratorio rimane ancora positivo (+245mila), ma la composizione dei nuovi arrivi è molto diversa rispetto al passato: prevalgono i ricongiungimenti familiari, si stabilizzano gli arrivi per motivi umanitari, mentre sono quasi nulli gli ingressi per lavoro. Le prime nazionalità presenti (23% Romania, 8,4% Albania, 8% Marocco) evidenziano coma la maggior parte degli immigrati sia qui da oltre dieci anni.

In questo bacino, i lavoratori stranieri sono 2,5 milioni, pari al 10,6% degli occupati totali. La ricchezza prodotta da questi lavoratori è stimabile, secondo la Fondazione Moressa, in 139 miliardi di euro, pari al 9% del Pil. Gli occupati stranieri si concentrano nelle professioni non qualificate (33,3%), mentre solo il 7,6% svolge mansioni qualificate. Il restante 60% si divide quasi equamente tra operai, artigiani, commercianti e impiegati. Il contributo economico dell’immigrazione è dato anche dagli oltre 700mila imprenditori nati all’estero (9,4% del totale) e, a livello fiscale, da 2,3 milioni di contribuenti. Da questi provengono un gettito Irpef di 3,5 miliardi di euro (su un ammontare di 27,4 miliardi di redditi dichiarati) e 13,9 miliardi di contributi previdenziali e assistenziali versati. Il tutto con una incidenza del solo 3% sulla spesa pubblica. Numeri che fanno bene ai nostri conti e che potrebbero anche crescere se si trovasse una modalità di ingresso regolare di nuovi immigrati andando oltre la propaganda.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook