27 Novembre Nov 2019 0600 27 novembre 2019

Il nostro Dio ti renderà ricco: così il Brasile si sta convertendo all’evangelismo

Come si racconta sulla rivista “The Passenger” (Iperborea), le nuove chiese hanno assorbito il 32% della popolazione. Negli ultimi vent’anni il cattolicesimo è sceso dal 75% al 50%. Un crollo che racconta molto di un Paese che sta cambiando

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GALI TIBBON / AFP

Una bestia così brutta, orribile, così penosa», esplode il vescovo evangelico Sérgio von Helder, annegando in una giacca grigia che sembra di una taglia di troppo. In seguito, prende a calci una statua di argilla: Nostra signora di Aparecida, la più popolare rappresentazione della Madonna in Brasile. I capelli ingellati, le riprese amatoriali, lo sfondo blu, tutto ricorda la tv spazzatura degli anni Novanta. Il programma andò in onda su una delle maggiori emittenti brasiliane, la Record, non per caso acquisita sei anni prima dal proprietario della chiesa di cui faceva parte il religioso dal calcio facile, un Cristiano Ronaldo della fede.

Contesto: secondo l’ottica evangelica adorare idoli e santi va contro la volontà di Dio. La scena dominò i notiziari di un Brasile ancora prevalentemente cattolico e provocò una reazione violenta da parte della popolazione, con attacchi ai templi dell’organizzazione religiosa in questione. Il «calcio alla santa», come venne ribattezzato, intaccò l’immagine della Chiesa universale del regno di Dio, conosciuta in Italia come Comunità cristiana dello Spirito santo, ma non la distrusse, come prevedevano all’epoca i suoi nemici.

Il suo leader, il vescovo Edir Macedo, è tornato in pista e, nel 2014, ha accolto nel suo impero religioso le più alte autorità dello stesso paese che, a suo dire, anni prima lo aveva umiliato. Oggi la fortuna sorride agli evangelici e il volto più conosciuto tra i loro capi è quello di Macedo, un magnate dei media che di tanto in tanto si dà un tono da profeta biblico con una lunga barba bianca.

La grande ondata neopentecostale, un nuovo ramo dell’evangelismo, ha introdotto tre paroline magiche: teologia della prosperità

L’ultimo censimento ufficiale della popolazione brasiliana ha rivelato che, tra il 2000 e il 2010, la percentuale dei cattolici è crollata dal 74 al 64,5 mentre quella degli evangelici è schizzata dal 15 al 22 per cento: da 26 a 42 milioni. Quasi un decennio dopo, l’istituto di ricerche Datafolha stima che il 32 per cento della popolazione abbraccia questa fede mentre i cattolici si sono ridotti alla metà del popolo brasiliano (cifra che ancora garantisce loro il primato di maggiore concentrazione cattolica al mondo). La tendenza? Caduta libera.

Quando Macedo ha iniziato a predicare, il cattolicesimo costituiva il credo di nove brasiliani su dieci. La sua Chiesa universale ha guidato in Brasile la grande ondata neopentecostale, un nuovo ramo dell’evangelismo che introduceva tre paroline magiche: teologia della prosperità. Essa assicura che è possibile collocare sul piano terrestre, e non più in un distante aldilà, lo spettacolo pirotecnico promesso alla fine del tunnel. Basta con la storia che la sofferenza in vita fa accumulare crediti per il post mortem. La ricompensa è immediata: i bravi ragazzi vengono gratificati da Dio il prima possibile, in vita. Basta avere fede – e pagare la decima, certo.

Reginaldo Prandi, docente di sociologia all’Università di San Paolo ed esperto di religioni afrobrasiliane, ha parlato del fenomeno sulla Folha de São Paulo: nella misura in cui «il peso dell’economia brasiliana si è spostato dal lavoratore che produce al consumatore» gli evangelici si sono dovuti adattare. «Si può contare sul Dio di questa nuova teologia per realizzare qualsiasi sogno consumistico» dice l’autore di A realidade social das religiões no Brasil («La realtà sociale delle religioni in Brasile»). «Insomma, non si riesce più, come accadeva un tempo, a distinguere un pentecostale tra la folla, dagli abiti, dai capelli e dalla postura. Tutto è stato adeguato alle nuove condizioni di vita in un paese il cui governo si vanta della (dubbiosa) nascita di una “nuova classe media”, di fatto cliente preferenziale dei negozi a 1,99 reais».

Se i cattolici si muovevano come un lento transatlantico della fede, immobilizzati dalla gerarchia della Santa sede, ancora legati a una tradizione che fino agli anni Sessanta nemmeno consentiva messe che non fossero in latino, gli evangelici erano come una moto d’acqua che si adattava alla nuova marea religiosa. La Chiesa universale a questo proposito è emblematica.

da Il tempio è denaro, di Anna Virginia Baloussier, in The Passenger: Brasile, Iperborea (2019)

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