Simone Galimberti
Banca(rotta)
8 Giugno Giu 2017 1900 08 giugno 2017

Barbagallo e le mezze (involontarie) confessioni sulla reale situazione del sistema bancario italiano

Carmelo Barbagallo

Nel suo intervento di un paio di giorni fa a Roma al Primo Congresso Nazionale FIRST CISL dal titolo "La fiducia tra banche e Paese: NPL, un terreno da cui far ripartire il dialogo", il Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria di Banca d'Italia Carmelo Barbagallo (raffigurato nella foto sopra) ha svolto una serie di considerazioni che, pur nella sostanziale ripetitività di quanto già affermato dal Governatore Visco a fine maggio (vd. il precedente post dal titolo La Relazione Annuale sul 2016 di Visco (Banca d'Italia)? Tutto va bene, madama la marchesa: tutto va bene, va tutto bene...!!!), contengono, peraltro, delle "mezze parole" (non più!) che gettano (involontariamente, ovviamente!) più ombre che luci sull'intero operato di Via Nazionale.

Detto che tutto l'intervento dell'alto funzionario può essere liberamente scaricabile al seguente indirizzo, qui di seguito ci interesserà estrapolare alcuni passaggi chiave per cercare di comprendere il "detto e non detto" e, soprattutto, il "non apertamete confessabile".

L'esordio di Barbagallo non è dei più felici in quanto afferma testualmente, parlando de "Il quadro generale sugli NPL: cause e tendenze recenti", che:

Tra le difficoltà del sistema bancario italiano, l’elevata consistenza dei crediti deteriorati è il fattore citato più frequentemente. Come ribadito nelle recenti Considerazioni finali dal Governatore della Banca d’Italia, si tratta di un fenomeno generalmente sopravvalutato, che va inquadrato correttamente.

e subito dopo correggendo ampiamente il tiro, facendo quasi una ardita "inversione ad U", col soggiungere che:

La notazione che il fenomeno dei crediti deteriorati sia sopravalutato non intende tuttavia sottacerne la rilevanza e la conseguente necessità di affrontarlo con determinazione, attivando tutti gli strumenti disponibili. L’elevato stock di crediti deteriorati ha effetti negativi sui conti economici, in quanto tende a comprimere i ricavi lordi e a innalzare il costo della raccolta. L’enfasi sul tema posta a livello internazionale, per quanto eccessiva, non è del tutto ingiustificata ed è comunque un dato di fatto, del quale non si può non tener pragmaticamente conto.

Benissimo, anzi malissimo, perché da un rappresentante dell'Autorità di Vigilanza Bancaria ci attenderemmo un minimo di coerenza, in quanto dalle due affermazioni non si capisce assolutamente quale sia la posizione di Banca d'Italia e, sopratutto, la verità:

il fenomeno del credito deteriorato nelle banche italiane, che ha fatto "risolvere" le 4 "banchette", che sta compromettendo gravemente M.P.S., Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, solo per parlare dei casi più noti al grande pubblico, tale fenomeno è "generalmente sopravvalutato" dal mercato, perché molto meno grave di quanto sia effettivamente (e allora c'è molto di cui preoccuparsi!), o l'enfasi su tale fenomeno è, invece, "non del tutto ingiustificata" (e allora gli Organi di Vigilanza ed il Governo sono gravemente corresponsabili per interventi inefficaci e tardivi)?!?

La risposta alla domanda di cui sopra è fondamentale, perché i due concetti non sono facilmente conciliabili, anche per gli arditi sofisti di Via Nazionale, i quali (nell'ordine Visco, Rossi ed il "nostro" Barbagallo) sono comunque formalmente monolitici nell'individuare l'origine della crisi non nelle banche, ma in una serie di fattori "esogeni" ben circostanziati:

Per affrontare il fenomeno dei crediti deteriorati occorre comprenderne le cause. Le evidenze indicano la recessione e la lentezza delle procedure di recupero quali cause principali.
Politiche creditizie imprudenti, pratiche di tolleranza eccessiva nei confronti dei debitori inadempienti, erogazioni in conflitto di interessi o apertamente fraudolente costituiscono altrettante aggravanti, che spiegano la differenza tra le banche più “virtuose” e quelle meno “virtuose”.

Secondo il ragionamento del funzionario di Banca d'Italia, quindi, le cause principali dei crediti deteriorati bancari risiedono nella congiuntura economica, nel carente quadro normativo e nella lentezza della magistratura, costituendo, peraltro, tutta una serie di fattori gravi ed assolutamente incompatibili con il mestiere di banchiere onesto e scrupoloso (credito agli "amici degli amici", mancato controllo sul credito erogato, controlli interni sul credito praticamente inesistenti, etc.) solo mere "aggravanti".

E' proprio così?

Chiariamo i nostri dubbi con una metafora di facile lettura:

è come se un costruttore edile dicesse: "la casa ha crepe e le fondamenta stanno cedendo solo perché ha piovuto troppo ed il terreno ha franato (fato avverso!!!), ma non perché il progetto non fosse buono, il direttore dei lavori ed il capo-cantiere non abbiano lavorato scrupolosamente e i materiali usati non fossero di ottima qualità!"

Credereste ad una motivazione del genere?!?

Si tratta evidentemente di una provocazione, ma precisiamo il concetto in altro modo, un po' più tecnico:

tanto più scrupolosamente si concede il credito e si vigila successivamente sui finanziamenti erogati, tanto meno i crediti si deterioreranno e, nel caso malaugurato che ciò succeda, tanto inferiore sarà la perdita sui finanziamenti della banca, che si sarà già cautelata.

Ed è proprio su tale prassi spesso non seguita dagli operatori bancari che Barbagallo deve ammettere, obtorto collo, che vigilanza e banche sono state carenti sotto molto aspetti.

Dice, infatti, testualmente che:

Se è vero che il fenomeno dei crediti anomali ha toccato in misura sensibile tutte le banche commerciali italiane è anche vero che la dispersione intorno alla media è significativa. All’inizio della crisi, le banche meno deboli (con un rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale degli impieghi inferiore alla media) registravano dati compresi tra 2 e 3 punti percentuali; quelle più deboli (con un rapporto superiore alla media) erano attestate intorno ai 7 punti percentuali. Per le prime questo rapporto ha toccato il culmine tra il 2014 e il 2015, attestandosi al 15-17 per cento; per le seconde ha superato il 35 per cento negli anni 2015-2016. Come detto, carenze nelle politiche creditizie e nelle prassi gestionali spiegano ampiamente i peggiori dati di queste ultime; non è però da trascurare il ruolo che nell’evoluzione di tali indicatori ha avuto la contrazione degli attivi, dovuta alla riduzione delle capacità di raccolta sui mercati generata dalla crisi di fiducia che ha connotato tali intermediari.
(...)
Occorre poi ammettere che la crescita delle partite anomale è stata favorita anche dal comportamento organizzativo e gestionale degli intermediari, che hanno sottovalutato l’importanza, la peculiarità e la complessità del processo di recupero dei crediti. Si tratta di un campo di intervento pienamente alla portata delle banche, sul quale occorre lavorare.

Quindi le banche nel loro lavoro hanno spesso dato soldi male e a chi non se li meritava, per motivi che in molti casi saranno oggetto di indagine da parte della magistratura, e, inoltre, si sono poco occupate di organizzarsi internamente per gestire i crediti di cui dovevano rientrare:

dottor Barbagallo, si sta rendendo conto dell'immagine che sta dando del sistema bancario nel suo complesso e di Se Stesso, posto che Lei è a capo della funzione ispettiva di Banca d'Italia?!?

Dopo le Sue parole gli investitori ed i risparmiatori dovrebbero dormire sonni più tranquilli?!?

Tralasciando per il momento (ci ritorneremo magari con un successivo post ad hoc) un capitolo interessante in merito al "Il processo di recupero crediti nelle banche", il funzionario di Banca d'Italia afferma, parlando del "Processo di erogazione e di monitoraggio del credito" che:

I crediti deteriorati sono in parte da ricondurre a inadeguate decisioni di erogazione.

Sarebbe interessante sapere con più precisione quanta parte dei crediti deteriorati sono da ricondurre a comportamenti impropri, imprudenti o addirittura "fraudolenti" (termine usato dallo stesso funzionario di Banca d'Italia) del sistema bancario.

Che significa "in parte"? Un 2%? Un 10%? Un 30%? Di più? Di meno?

Non è proprio una questione di minima importanza posto che in altro contributo abbiamo dimostrato, dati ufficiali di Banca d'Italia alla mano, che pochissimi grandi clienti (meno di 3 su 100) rappresentano i sette decimi (il 70%!!!) di tutte le sofferenze bancarie italiane!

E seguendo il filo logico della argomentazione di Barbagallo i dubbi e le domande crescono, in quanto si legge ivi testualmente che:

In alcuni casi sono stati osservati meccanismi incentivanti distorti, che agganciavano la parte variabile della remunerazione al raggiungimento di obiettivi di mera crescita degli impieghi.
In altri casi la fase di erogazione ha risentito di un sistema inadeguato di deleghe, nel quale i poteri di concessione di nuovi finanziamenti, anche di importo significativo, erano attribuiti in modo diffuso presso la rete commerciale; ciò è andato a discapito della qualità delle analisi istruttorie e ha reso molto complessa l’attività di controllo.
È stato infine osservato come, in assenza di una attenta valutazione dell’affidamento a imprese edili sottocapitalizzate, il rimborso sia stato di fatto condizionato all’aumento di valore del patrimonio immobiliare.

Di nuovo sarebbe interessante capire cosa intenda il funzionario di Banca d'Italia con "alcuni casi" e "altri casi", perché visti e considerati i numeri di crediti deteriorati del sistema bancario, sembra che questi casi siamo molto più generalizzati di quanto l'Autorità di Vigilanza voglia far intendere!

Anche perché Barbagallo non si limita a criticare la fase dell'assunzione del rischio di credito da parte delle banche, bensì anche il successivo monitoraggio posto che, nel paragrafo dal titolo "L’utilizzo delle nuove norme" afferma che:

Le banche devono migliorare anche le modalità di monitoraggio delle posizioni, in quanto la tempestiva individuazione dei primi segnali di anomalia aumenta notevolmente le possibilità di rientro in bonis del debitore.
È necessario rafforzare, soprattutto sul piano delle competenze, le strutture interne incaricate dell’analisi dei piani industriali e finanziari delle aziende.
Accertamenti ispettivi di vigilanza hanno evidenziato come non pochi intermediari siano privi delle professionalità necessarie per esaminare e “sfidare” la validità dei piani industriali delle imprese. Si tratta di un aspetto cruciale per svolgere al meglio la funzione allocativa del credito e per evitare di supportare piani di ristrutturazione destinati a fallire, determinando solo un prolungamento delle scadenze e talvolta un aumento dell’esposizione debitoria.

In funzione di una posizione di tal genere non stupisce, quindi, che nelle "Conclusioni" del suo discorso l'alto funzionario di Banca d'Italia arrivi a dire che:

Le banche devono elevare la qualità dei propri assetti organizzativi relativamente sia ai processi di recupero che a tutte le altre fasi dell’attività creditizia, rivedendo le modalità operative, acquisendo nuove professionalità e sfruttando il potenziale dei nuovi strumenti introdotti nell’ordinamento. Si tratta di risultati che sono alla portata del sistema bancario, ma che vanno perseguiti con decisione e tempestività.
Le situazioni di maggiore criticità degli intermediari sono anche una conseguenza di scelte manageriali sbagliate e di carenze nei processi creditizi, che hanno accentuato gli effetti negativi della recessione economica.

A fronte delle affermazioni di cui sopra, chiudiamo questo post con una domanda che ben volentieri rivolgiamo al dottor Barbagallo, nella sua veste di (lo ricordiamo!) Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria di Banca d'Italia:

nell'ambito di questo quadro, da Lei dipinto a tinte piuttosto fosche, che faceva Banca d'Italia per sanzionare e correggere i descritti comportamenti impropri, scorretti o eventualmente fraudolenti delle banche da essa vigilata, a tutela della stabilità del sistema finanziario e dei risparmiatori?!?

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