Meglio tardi che maiRomano Prodi si è scusato con la giornalista Lavinia Orefici

L’ex presidente del Consiglio ha ammesso di afferrato una ciocca di capelli dell’inviata di Mediaset: «Ho commesso un errore e di questo mi dispiaccio»

LaPresse

Non voleva che cinquant’anni di politica si riducessero a un fermo immagine. Romano Prodi, l’uomo che ha guidato due governi, presieduto la Commissione europea, costruito l’Ulivo e cercato l’unità del centrosinistra con la pazienza del tessitore, si è visto all’improvviso prigioniero di una manciata di secondi ripresa dalle telecamere: la sua mano che stringe la ciocca di capelli della giornalista di Mediaset Lavinia Orefici, mentre le rispondeva a una domanda sul Manifesto di Ventotene. Così Prodi ha scelto di scusarsi. Non solo per il gesto senile e inopportuno, ma per ciò che rischiava di rappresentare per la sua eredità politica.

«Ho commesso un errore e di questo mi dispiaccio. Ma è evidente dalle immagini e dall’audio che non ho mai inteso aggredire, né tanto meno intimidire la giornalista», ha detto ieri sera in una nota diffusa dopo giorni di polemiche e accuse, ammettendo quanto già mostrato dal video andato in onda a DiMartedì, che ha fugato ogni dubbio sulla dinamica. Prodi lo ha definito: «un gesto appartenente a una mia gestualità familiare», compiuto «quasi meccanicamente», ma fuori luogo.

E aggiunge: «Mi sono reso conto, vedendo le riprese, di aver trasportato quel gesto in un ambito diverso. Penso sia un diritto di ciascuno, non importa affatto quale ruolo abbia ricoperto nella vita, rivendicare la propria storia e la propria onorabilità e non accettare, come un destino inevitabile, la strumentalizzazione e persino la derisione dilaganti, anche grazie alla potenza della Rete. Come se un’intera vita non contasse, come se il futuro non esistesse».

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