Il modello sociale del Brasile funziona, l’Fmi si arrabbia
Luigi Spera
La locomotiva del Sudamerica continua a crescere, anche se a un ritmo inferiore alle aspettative. E per il Fondo monetario internazionale è troppo spendere il 40% del bilancio per lo Stato sociale. La presidentessa Dilma Roussef, però, tira dritto: «Non faremo come la Spagna che aumenta le tasse, taglia stipendi e tredicesime, e il Paese va sempre peggio». E annuncia nuove abitazioni per i poveri.
Capita, in questa strana crisi dei giorni d’oggi, che nei palazzi dove si cercano strategie utili a risollevare le sorti economiche del mondo, oltre a tentare l’elaborazione di soluzioni generali per invertire una rotta a dir poco pericolosa, si cerchi di dare indicazioni anche ai Paesi virtuosi sul come migliorare i propri standard. E se tra questi c’è chi continua a crescere, anche se sempre meno, ma continuando a distribuire la ricchezza e garantendo uno stato sociale efficiente, le critiche di certo non diminuiranno, anzi. Proprio ciò che è successo al Brasile. La scorsa settimana il Fondo Monetario Internazionale, ha dato una ulteriore sforbiciata alle aspettative di crescita del gigante sudamericano, stimando una chiusura per il 2012 su uno stentato 2,5% di incremento di Pil, con un’aspettativa maggiore però per il 2013.
La contrazione dei consumi in Europa e il relativo calo delle esportazioni non ha certamente risparmiato il Brasile, che con la flessione della sua economia ha tirato giù l’aspettativa dell’intera area latinoamericana. Qualcosa che preoccupa Washington. Quanto basta perché giungano critiche sulla gestione della spesa pubblica da parte e del governo della “presidenta” Dilma Rousseff. Quel che colpisce maggiormente, però, è che il dito degli analisti sia stato puntato non per evidenziare le carenze strutturali che caratterizzano ancora alcune aree del Paese, il problema della sicurezza, dell’istruzione, o per mettere in evidenza discutibili interventi di politica economica. La causa della frenata della crescita sarebbe da ricercare principalmente nella spesa per lo stato sociale. Numeri da capogiro quantificabili in un 40% del bilancio federale. Per alcuni davvero troppo. Non certo per Dilma, per nulla intenzionata a mandare in cantina il “modello Lula”, determinata a opporsi a un qualsiasi ritorno in chiave neoliberista della politica economica nazionale.
La formula utilizzata dalla “presidenta” per dettare la linea verde-oro, lungi dal seguire il burocratese molto comune nel vecchio continente, è stata quella dell’estrema chiarezza: «Non ricorreremo alle misure di austerità per combattere la crisi, come stanno facendo alcuni paesi europei come la Spagna», ha detto Dilma Rousseff in occasione di un incontro pubblico. «Oggi gli spagnoli stanno tagliando le tredicesime e il 30% dei salari, aumentando le imposte, e nonostante ciò il paese va sempre peggio». Precisando poi: «In Brasile siamo intenzionati a ridurre sistematicamente i costi, non però cancellando le conquiste sociali e salariali, bensì pensando a sgravi fiscali e formazione della manodopera. Questo è il nostro modo di non svendere i diritti dei lavoratori». Una presa di posizione che chiude la porta a qualsiasi possibilità di ipotetiche riduzioni della spesa sociale, caratteristica ormai da anni della gestione economica, che ora la presidente brasiliana dice…«renderemo più efficiente: spingendo sullo sviluppo, distribuendo i benefici al popolo». Nessun piano del governo sarà dunque rivisto.
Così il Brasile vuole confermarsi l’unico paese “sostenibile” del Bric. E una spruzzatina di retorica sudamericana per rappresentare questa idea è per la Rousseff particolarmente efficace: «Lo sviluppo di questo paese passa dalla tutela dell’infanzia. Lo sviluppo di una nazione si misura con la sua capacità di proteggere l’infanzia, non dal prodotto interno lordo». Concetti esposti in apertura all’ultima “Conferenza nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, della scorsa settimana. Una buona occasione per tirare le somme di tutte le iniziative messe in campo dal governo per tirare fuori dal degrado e dalla miseria una fetta importante della popolazione.
Decine di milioni di persone che negli ultimi dieci anni, dal depresso nordest alle difficili periferie delle città fino alle favelas di Rio, hanno beneficiato dei vari programmi sociali. “Bolsa Família”, “Brasil Carinhoso”, “Brasil sem miseria” o dell’aumento del salario minimo quasi duplicato in pochi anni. Iniziative che hanno impiegato risorse enormi, affiancate ad altre altrettanto importanti come l’impegno per la pacificazione delle Favelas di Rio de Janeiro con le Upp, che il governo non vuole certo interrompere. Solo nel mese di luglio, sono stati annunciati nuovi investimenti per 35milioni di dollari per la costruzione di 500 unità abitative a Rio per trasferire circa duemila residenti dalle aree a rischio. Almeno un miliardo di dollari sarà poi stanziato per la costruzione di altre numerose “Upa”, piccole strutture ospedaliere di emergenza, capaci di assicurare prestazioni di pronto soccorso anche nelle zone più distanti dai grandi centri e dai grandi ospedali.
In un’epoca in cui lo stato sociale è messo in dubbio anche in molti paesi europei a causa dei numerosi e continui tagli, o dove in nome dello sviluppo non si va tanto per il sottile, il Brasile pare una eccezione. Una eccezione che molti gradirebbero ridimensionare, sia nell’immagine che nella sostanza, pressando per una riduzione degli aiuti ai poveri. La verità sta probabilmente nel fatto che la flessione del Brasile e degli altri Paesi che compongono il Bric ha visto sfumare anche l’ultima speranza di quanti puntavano su quei lidi per migliorare le sorti complessive dal globo, mai così interconnesso e mai così in difficoltà. Speranza sfumata anche perché i beni dei produttori non incontrano più una domanda soddisfacente da parte dei Paesi sviluppati piegati dalla crisi. Così il sogno del Bric si è interrotto con un brusco risveglio. Le aspettative sull’India sono state ridimensionate, o forse troppo si era sopravvalutato il Paese delle caste, dove ancora consistenti sono le sacche di povertà estreme, tra dati demografici inquietanti e uno sviluppo scomposto. La fabbrica Cina, nonostante tutto, paga più di altri il crollo del consumi e resta alle prese con un sistema non democratico di governo, che piega il dissenso. La Russia degli oligarchi non è più un interlocutore favorito come ancora pochi mesi fa, anche per la parziale delegittimazione popolare del duo Putin-Medvedev. L’accusa per il Brasile invece, tecnicamente il più moderno e avanzato politicamente dei Bric, è quella di spendere troppo per lo stato sociale.

Comments
salve,
il governo federale destina delle somme enormi per saude e invest.sociali,ma buona parte finiscono in desvios,cioè s li intascano i politici,non avete la minima idea di quanto siano corrotti i politici brasiliani,in confronto i vari scaiola,dell' utri,penati e§ sono dei benefattori...vero è che dai primi anni 90 sono state intraprese politiche sociali prima impensabili,ma,purtroppo dire che il modello sociale brasiliano sia un' esempio è una (triste) barzelletta...vivo in brasile da molti anni,ho 49 anni,moglie e 2 figli per la salute spendo circa 900 reais al mese (quasi 400 euro),l' assicuraz.poi prevede che ogni volta che usufruisci di prestaz. sanitarie ne paghi una parte oltre alla quota fissa,dipendendo dallo stato federale in cui risiedi la retta per le superiori và dai 500 reais ad oltre i 1000,se vai alle scuole pubbliche non riesci a superare i test per accedere alla facoltà,l operazione di appendicite alla figlia della nostra domestica la abbiamo pagata noi,altrim. avrebbe rischiato la vita...hanno fatto(per fortuna) un grand epiano di edilizia popolare,il gov. fed. ha investito molto,ma gross aparte dei cantieri hanno consegnato case costruite male,cioè,scusate se sono ripetitivo,anche qua si sono fregati tutto...un dipendente in italia (supponiamo che il costo dell' utilitaria sia 9000 euro) la paga con 10 salari,in brasile la stessa utilitaria costa almeno 11000 euro (27000 reais) e la paga con circa 30 salari...se in italia la forbice salariale è,credo,da uno a cinque,in brasile la forbice salariale è da uno a 30,o da uno a 40,cioè io guadagno 40 volte più di un mio operaio.Potrei fare tantissimi altri esempi,ma riguardo a welfare,ve lo dic euno che ormai si sente brasiliano e quasi ex-italiano e non sono un' reazionario sia chiaro,tenetevi stretta l' italia e l' europa,non ci credete? venite qua a vivere senza i soldi di papà,poi ne riparliamo.
Il senso dell'articolo no si basa sul paragone tra le costanti dei paesi europei e il Brasile ma bensì sulle tendenze e le diverse scelte politiche intraprese. Spero che i fratelli Brasiliani risolvano tutti i loro problemi, come spero che anche in Italia le difficoltà possano essere superate al più presto. Diciamo che questi due paesi dovrebbero accrescere i loro rapporti, dato le importanti affinità storico-culturali che li legano.
Vorrei ricordare che in Brasile ci sono circa "25 milioni" di persone che hanno sangue italiano. Praticamente più di un terzo della popolazione italiana in Italia. Questo dato per il popolo italiano è una grande ricchezza. Ma lo è anche per il popolo Brasiliano.
mi spiegate cosa intendete con la parola crescita? lasicamo il Brasile è ancora troppo distante dall'europa quindi deve fare la strada che abbiamo fatto noi. Vi sembra che l'Italia non fosse abbastanza piena di produzione e espo e import? e allora come mai stiamo così? come collegate il discorso finanziario e quello produttivo e commerciale? il denaro sembra viaggiare per i fatti suoi e no essere collegato al lavoro degli abitanti di una nazione. secondo voi è in corso una ristrutturazione capitalistica a opera del FMI?
peccato che nei commenti nessuno abbia compreso la sostanza,e cioè il brasile è un paese a moneta sovrana , e giustamente la crea e la usa per far crescere infrastrutture e walfare, al contrario quei paesi la cui classe politica criminale ha ceduto la propria sovranità monetaria agli organismi inventati dai banchieri quali bce e fmi oggi hanno la catena al collo sono schiavi delle loro decisioni , è per questo che il fmi fa pressioni sul brasile e più ijn generale verso tutti quei paesi che ancora usano a favore dei cittadini la loro sovranità monetaria, perchè in questo modo è lampante che le loro politiche di austerità e restrizione non sono altro che un modo subdolo e criminale per schiavizzare i popoli .
peccato che nei commenti nessuno abbia compreso la sostanza,e cioè il brasile è un paese a moneta sovrana , e giustamente la crea e la usa per far crescere infrastrutture e walfare, al contrario quei paesi la cui classe politica criminale ha ceduto la propria sovranità monetaria agli organismi inventati dai banchieri quali bce e fmi oggi hanno la catena al collo sono schiavi delle loro decisioni , è per questo che il fmi fa pressioni sul brasile e più ijn generale verso tutti quei paesi che ancora usano a favore dei cittadini la loro sovranità monetaria, perchè in questo modo è lampante che le loro politiche di austerità e restrizione non sono altro che un modo subdolo e criminale per schiavizzare i popoli .
Sarebbe il modello sociale della distruzione della foresta amazzonica, della ghettizzazione degli indios e dell'agricoltura con massicce dosi di pesticidi? Sì, sì, funziona alla grande!
Ci sono in Brasile e nonostante non approvi le misure che si stanno adottando in Europa (Spagna Italia ...) non penso che il Brasile sia tutta questa meraviglia; senza entrare nei dettagli del livello di corruzione, violenza ed ignoranza di una gran parte della società, ma fermandoci al lato economico direi che un paese che ha tutto da sviluppare (infrastrutture, in primis) e molte risorse naturali, risenta della crisi Europea vuol dire che ha qualcosa che non va. Considerate che stanno prendendo esattamente la strada che ha portato l´Europa dove si trova ora: vista la revisione della crescita del PIL hanno abbassato i tassi di interesse, il che porta forse ad una circolazione del denaro ma anche all´indebitamento.
Allora clintock, si sono d'accordo con te quando dice che ancora ce tantissimo da sviluppare (infrastrutture, servizi ecc) sono anche d'accordo che non è sul tutto che si può ammirare in Brasile, però l'argomento qua non è questo, l'argomento è che non si deve smettere di fare investimento sul settore sociale anche davanti alla crisi. Quello che dice te, senza nessun senso "che la crisi europea ovviamente arriva in Brasile, o sei un ignorante in economia o fai finta di non capire...
poi dobbiamo dire si, che li c'è un sacco di problemi, però si deve dire che un governo "sociale" li esiste da pochissimo tempo ed ha già fato dei cambi straordinari. Il paese è pure giovanissimo paragonando con l'europa, e ha avuto, insieme a tutta l'america latina, una storia completamente diversa dagli USA, Australia,
E poi una cosa sulla corruzione non è che L'italia sia un esempio da ammirare.
Però in una cosa hai completamente ragione il Brasile deve avere molta cura, con la sua politica economica, per non prendere lo stesso camino che ha preso L'Italia, Grecia ecc.
Io credo invece che sia giusto avere dubbi sulla solidità del Brasile. Ad oggi la forza del Brasile sta nell'autosufficienza energetica e nelle risorse naturali, controbilanciate peró dalla cronica incapacità di costruire un sistema industriale e manifatturiero degno di tale nome.
In questo scenario, le politiche sociali che vogliono portare alla creazione di una sorta di classe media sono meritevoli ma introducono rischi per il futuro perché di fatto questa ricchezza finirebbe tutta in importazioni.
ma che cosa dice? sei proprio fuori testa, anzi non sai un cavolo di quello che stai dicendo... il Brasile non solo ha un sistema industriale, recente vero (50 anni circa ) come ha uno dei più grandi sistemi industriale mondiale, o credi che il PIL brasiliano viene soltanto della agroindustria e della esportazioni di risorse...
prima di scrivere cazzate informati!
Sapete come si fa un buon arrosto? Occorre massaggiare bene la carne per rendrla più tenera e facile da cucinare. Ora sostituite alla parola "carne" la parola "lavoratore", alla parola "tenera" l'espressione "ricattabile economicamente", all'espressione "massaggiare bene" la parola "austerità" e "cucinare" con "sottomettere". Ecco pronta la ricetta del nuovo secolo capitalistico e senza democrazia.
Te lo raccomando il Brasile..paese dove ti tassano come un paese avanzato e ti danno servizi da terzo mondo. La Roussef come Lula sta godendo delle politiche di Cardoso suo predecessore e delle esportazioni di materie prime verso la Cina. Non ci sono miracoli che fanno i politici.
Stanno lentamente aumentando i debiti dei privati e facendo una minima distribuzione verso l' elettorato del PT.
Se quello e' il modello....!!!!
Finalmente qualcuna - la presidentessa Dilma Roussef - tira diritto e sembra sapere chiaramente quello che vuole. E pensare che prima c'era un ex "sindacalista"....
Speriamo che anche in Europa si recepisca, forse non subito in queste proporzioni, che il welfare NON può passare come ultimo dei bisogni dei cittadini, da parte di chi governa. Forse costoro dovrebbero togliersi le cosiddette 'fette di salame' sugli occhi utilizzando più risorse a questo scopo!
Tranquilli, spende e spande adesso, come abbiamo fatto noi x venti anni. Quando arriveranno al ns. debito se ne riparlerà. Magari nel frattempo avranno cancellato la povertà dal paese...
Le altre stanno,segando il ramo su cui siedono. Fanno soldi vendendo in occidente e facendo chiudere le ns fabbriche... Se non sviluppano il loro mercato interno fra poco non avranno più clienti
In sostanza, di miracoli non ne fa nessuno.
Salve! Posso chiedere i riferimenti delle fonti dalle quali si evince che l' FMI ha "puntato il dito" contro la spesa sociale?
Grazie!
Comunque, discutendo di questa notizia...se davvero all' FMI sono dei cattivoni che vogliono solo distruggere il modello sociale brasiliano si vedrà...se però il modello brasiliano non fosse sostenibile a rimetterci saranno comunque i più poveri, soprattutto quelli che non hanno ancora goduto del welfare..
Sinceramente mi sembra di scorgere molto qualunquismo in questo articolo...senza sviluppo niente edilizia popolare..quindi critichiamo pure il modello di sviluppo dell' FMI, con proposizioni precise, coerenti e suffragate da fatti, ma non propinateci la rettorica del " sacrificare il welfare in nome dello sciluppo"...un paese in declino, come l' Italia, può garantire sempre meno..
Il Brasile? Certo, ti sparano per strada per 5 euro.
Intanto un paese come la Corea del Sud sta emergendo come nuova superpotenza industriale e tecnologica. Quello sarebbe il modello da imitare. Ma noi stiamo voltando le spalle alla modernità.
non credo sia ancora così. 20 anni fa si, un nostro cugino che viveva là ha fatto proprio quella fine, ma spero proprio che le cose stiano cambiando, proprio grazie alle nuove politiche. La civiltà e la legalità vanno proprio di pari passo con l'acquisizione di diritti umani. Corea del Sud? Allora meglio ancora Singapore.
che Dio benedica la Rousseff: almeno ci sarà un paese civile e vivibile nel quale rifugiarsi, oltre ad un esempio lampante dei risultati brillanti di politiche opposte alle nostre. Il ragionamento della presidente non fa una piega e mi piace il fatto che sia una donna e rispondere per le rime alla tracotanza e supponenza del FMI, "il bacio della morte".
Ed è innovativo anche sui diritti digitali: niente SIAE o tasse, ma compenso per gli autori basato sulla diffusione dei contenuti.
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