Analisi

Documentario greco shock: giusto non pagare i debiti

Un documentario, finanziato su internet e visto da mezzo milione di persone, ha aperto il dibatti

Il parlamento greco in una ripresa di Debitocracy
Il trailer di Debtocracy su YouTube

Accollo, insolvenza, credito e obbligazione. Anche la Treccani mette in relazioni queste voci, quando si parla di debito: accollo, insolvenza, credito e obbligazione. La definizione di debito? «Obbligo del debitore di adempiere una determinata prestazione a vantaggio del creditore, consistente di solito nel dare o restituire qualcosa, spec. denaro. Anche la prestazione stessa, considerata dal punto di vista del soggetto tenuto ad adempiere».

È tutto in queste parole il senso di Debtocracy, un documentario curato da Katerina Kitidi e Marte Hadjisfanou sulla Grecia e il suo crack finanziario, economico e sociale, sul suo obbligo di rientrare del suo debito pubblico fuori controllo. Un'ora e un quarto di riprese e interviste finanziate dal basso, tramite la rete. In due settimane, il progetto ha raccolto tutti i fondi spesi per la realizzazione (circa 8 mila euro) e più del doppio dello stesso importo per distribuzione e promozione. Il documentario è visibile e scaricabile gratuitamente dal sito, dove si trova anche la versione con i sottotitoli in inglese.

Katerina Kiditi, regista del documentario, ha detto a Linkiesta che, dopo Debitocracy «l'idea è ora di fare un nuovo documentario con i fondi extra che abbiamo raccolto e se non ci riusciremo nei prossimi sei mesi allora i soldi saranno restituiti ai donatori». Oltre a questo, il team di produzione continua a lavorare: «Renderemo pubbliche tutte le fonti delle nostre ricerche, e questo è il motivo per cui abbiamo pubblicato la trascrizione del documentario con link alle fonti».

Debtocracy ha messo in agenda in Grecia la creazione di una commissione che esamini il debito pubblico ellenico. E ha diviso in due il paese. Se da una parte Debtocracy è gratis online ed è stato visto da mezzo milione di persone, dall'altra non sono mancate neanche le critiche. Kathimerini, il quotidiano conservatore, ha scritto che è un film «fortemente propagandistico» e che lo scopo del documentario è «cambiare il mondo, non tenerlo informato». 

Debtocracy è il racconto di un esperimento economico-sociale senza precedenti: salvare dal default Atene, malgrado l'opposizione dei cittadini, che non sono disposti a sopportare i costi sociali di un crac da quasi 280 miliardi di euro. Come scritto da Linkiesta, anche uno studio della banca svizzera Ubs da per «fallita» la nazione ellenica. Le più esposte sono sempre Francia e Germania, rispettivamente per 92 e 69,4 miliardi di euro. Da poco l'agenzia Standard & Poor's ha anche tagliato il rating ellenico da BB- a B, sottolineando che potrebbe ribassarlo in futuro.

Quello che rende il documentario interessante è il suo racconto, fatto dall'interno, della Grecia. Il paese non è più visto dall'esterno e additato come un reprobo. Si vedono gli effetti della spesa pubblica fuori controllo, dell'aumento del debito pubblico e della frattura sociale dovuta ai costi della crisi. Quello che fa la differenza è come i greci raccontano il mondo che li circonda. E il tentativo delle istituzioni di rendere tutti partecipi del buco: non solo la classe politica quindi, ma tutti i cittadini. Che si sono sentiti nel mirino della Germania, una sorta di presenza incombente sul documentario.

Che gli attuali piani di rientro per la Grecia non basteranno a ripagare il suo debito è stato scritto più volte. Il Wall Street Journal, sul suo blog The Source ha anche aggiunto: «O [Grecia e Irlanda] convincono i cittadini che pagano le tasse nei paesi importanti a dividere una parte del loro fardello oppure lasciano l'euro». La risposta è non pagare il debito, perché è stato contratto contro l'interesse dei cittadini. Questa è la tesi del documentario, e - forse - la sua parte meno interessante.

La contestazione alle misure del Fondo Monetario Internazionale e il richiamo alle esperienze di Argentina e Ecuador sono incentrate sul loro rifiuto di onorare debiti, contratti in modo «odioso». Sempre per il Fondo Monetario Internazionale, lo stesso “dottore” che i greci contestano, la dottrina del debito odioso «ha avuto origine con le questioni poste dagli Stati Uniti nel 1898 durante le negoziazioni dopo la guerra Ispano-Americana. Gli Stati Uniti sostenevano che né loro né (la neo annessa) Cuba dovessero essere considerati responsabili per un debito che l'isola aveva contratto durante la dominazione coloniale, dal momento che il debito “era stato imposto ai cubani senza il loro consenso”». Quello che rimane, di un documentario di grande pulizia visiva e montaggio curato, è il senso di vuoto davanti a qualcosa di enorme che arriva. E se la Grecia non fosse too big to fail?
 

Comments

orazio's picture
Inviato da: orazio
14 May 2011 - 23:44

Quello che sta accadendo in Grecia era facilmente prevedibile.
Tutta l'architettura attorno all'Euro è stata fatta con un preciso intento, ovvero togliere la propria moneta dalle mani degli stati, anche se su questo punto vi è da fare delle precisazioni, per concentrarle in mani poco raccomandabili... la B.C.E. e tutti gli organismi che vi sono intorno.
Basta guardare con occhi disincantati, non alle fregnaccie che ci hanno raccontato.
Si è fatto un lavoro corale nel quale gli stati sono stati deliberatamente sabotati sia dall'interno che dall'esterno. Basta ricordare oltre al motivo sopra indicato riguardante la moneta, la creazione di un'organismo sovrannazionale indipendente da ogni parlamento ma dirottato dalle multinazionali le quali hanno e stanno facendo il bello e brutto tempo, come anche la balla della globalizzazione, che ha VIETATO, di poter regolare i propri interessi nazionali a fronte di ipotetici vantaggi tutti da dimostrare, anzi vi è stato un'effetto devastante.
Limitare il discorso come mi è capitato di leggere sul fatto che i Greci sono degli scansafatiche, è molto riduttivo e sotto tutti i punti di vista fortemente carente.

Roberto MV's picture
Inviato da: Roberto MV
14 May 2011 - 19:37

la Spagna non ha pagato il suo debito estero 13 volte tra il 1500 e il 1900; il Venezuela 9 volte dal 1824; il Brasile è stato insolvente nel 1826, 1898, 1902, 1914, 1931, 1937 e 1983; l'Argentina ha fatto crack nel 1828, 1890, 1982, 1989 e 2001. Fonte: Dambisa Moyo, Dead aid, p. 86.
I reali inglesi insolventi, nel quattrocento, hanno fatto saltare tanti banchi toscani, facendoci capire che cos'è il lato B(ancarotta), con buona pace di Kate & Pippa.
La realtà è ancora più triste nei paesi poveri, a cominciare dall'Africa sub-sahariana: prestiti a go-go dal Fondo Monetario, usati dai dittatori per puntellare i loro traballanti regimi e diffondere la corruzione tribale, poi mancati rimborsi e condoni del debito associati a strette monetarie e fiscali, con i poveri sempre ai margini, cornuti prima e mazziati poi.
Ora la Grecia, artefice e vittima delle sue alchimie contabili sul debito pubblico: ma come hanno fatto a fregare per così tanti anni gli ispettori di Bruxelles? Chapeau ! Quando vengono a Roma, a noi fanno sempre il mazzo ...
Gli oceani non hanno memoria, i mercati invece sì e ritornare a bussare alle loro porte per chiedere quattrini è difficile se non si dimostra credibilità. Ci vuole una vita per costruirsi una reputazione, basta un attimo per rovinarla. Soprattutto nel paese che ha inventato la tragedia.

Filippo's picture
Inviato da: Filippo
23 May 2011 - 10:19

Trascuri la smodata ingordigia del mercato: non esistono reputazioni abbastanza basse che un interesse usuraio non possa sopportare. O pensi forse che l'FMI si faccia fregare dai dittatorelli sub-sahariani?

EKONOMIST ZERO's picture
Inviato da: EKONOMIST ZERO
14 May 2011 - 18:57

Un Metalogo per chi vuole: " Siamo andati : fantastico, sfugge alle leggi della termodinamica-economica. Gli altri popoli di Schenghen si chiederanno : perchè debbano pagare i costi della Grecia ? Però: Bel posto la Grecia, per farci le vacanze, bel mare, isole magnifiche con luce e colori stupendi tipo film Mediterraneo o Mamma Mia. Gente strana, isolani, pastori tipo....se possono ti fottono, quasi come a.... Isolani...sembra di essere a...,gente povera. Buoni i pomodori, il feta, le olive. Qualche vino, l'UZO, cheppoi abbiamo anche noi, "Mistral". Eppoi cheffanno?.Quest'anno stiamo a casa della nonna a Pegli, in collina.
Beato chi resta.!

Mah

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
14 May 2011 - 16:01

spiace per i greci, ma gomorra crolla sempre: quindi che si rassegnino, i politici se li sono scelti e adesso ne pagano le conseguenze. sono corresponsabili quanto i loro governi. Non pagare il debito è una scelta, umiliante ma a volte inevitabile, se non fosse che una bella fetta di quel debito è in portafoglio alle banche greche. Se il governo dichiara default, le banche greche (lasciando perdere quelle tedesche) si ritrovano i libri pieni di carta straccia, e che fanno? Aumenti di capitale? Chi li sottoscrive? Il governo? E dove prende i soldi il governo? dalle tasse che i greci non pagano o sui mercati? o magari da un fondo sovrano? Non sono too big to fail ma too pig to be fair.

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