Racconto

Venezia, quando le escort si chiamavano cortigiane

Erano cortigiane e non escort, ma alla fin fine il mestiere sempre quello era. Con una fondamentale

Tintoretto, «Dama che si scopre il seno», 1570 circa, Madrid, Museo del Prado

La più celebre e celebrata cortigiana dell’epoca, Veronica Franco – ritratta dal Tintoretto – intrattenne per una notte Enrico III, re di Francia, in visita a Venezia (dopodiché le sue tariffe s’impennarono) e gli regalò tre sonetti composti per l’occasione in suo onore. Il suo talento letterario è apprezzato da Benedetto Croce: «Veronica Franco merita un posto nella storia letteraria italiana, impersona veramente in una sua particolare manifestazione lo spirito del Rinascimento». Il filosofo liberale, proprietario di una rarissima edizione delle Lettere di Veronica Franco in originale, decide di ristamparle, nel 1949, sostenendo che vadano ribaltati i termini: non cortigiana che compone anche versi, ma autentica poetessa che incidentalmente è anche cortigiana.

Veronica, che nasce nel 1546 e muore nel 1591, è il top del top fra le cortigiane “oneste” (parola che, in base all’etimo latino, non significa in questo caso “virtuosa”, ma “dignitosa”, ovvero arrivata, di successo) in grado di attirare visitatori stranieri che vengono a Venezia solo per vederla, e tanto ricca da pagare tasse elevatissime (il francese Thomas Croyat scriverà che le imposte versate dalle prostitute veneziane in cambio della tolleranza sono in grado di mantenere una squadra navale). Alle cortigiane oneste – ricche, ammirate e rispettate – si contrappongono le “prostitute da lume” (così chiamate perché per farsi riconoscere accendevano una candela alla finestra) povere donne che praticavano tariffe decisamente più basse. La stessa differenza che ci può essere oggi tra una nigeriana che batte lungo un viale e una escort che si accompagna a un ricco imprenditore. Le cortigiane scelgono il cliente, non vengono scelte e in molti casi non sono obbligate a intraprendere quella strada per motivazioni puramente economiche (la stessa Franco proviene da una famiglia di buon livello, proprietaria di varie case).

Diventare cortigiana nella Venezia cinquecentesca ha una portata ben diversa, significa sottrarsi all’alternativa tra maritar e monacar, dove il matrimonio poteva rivelarsi una gabbia ben più ferrea del convento. Noi abbiamo in mente la Venezia del Settecento, libertina e priva di inibizioni, dove le ricchissime nobildonne talvolta si prostituivano per il piacere di trasgredire (accadeva anche a Parigi, dove principesse di sangue reale, di notte si travestivano da prostitute e si vendevano nei bordelli per il puro gusto di farlo); la città di due secoli prima, invece, aveva una doppia morale e le donne di buona reputazione erano praticamente segregate. Una ragazza da marito usciva di casa due volte all’anno, a Natale e Pasqua, per andare a messa, velata in modo che non si vedesse il viso e accompagnata dai maschi di casa (capito? Velata e accompagnata da un uomo, tanto per richiamare altri temi attuali). E anche una volta sposate, «i signori tappano le loro donne tra le pareti domestiche come polli nella stia», scriveva il medesimo Croyat. Il che, in ogni caso, non impediva che, uscite di casa, se ne andassero in giro a petto nudo: le gentildonne «vanno mostrando il seno, e questo sia le vecchie che le giovani», scrive un altro viaggiatore. Ovviamente anche le meretrici lo facevano e questo spiega perché Venezia fosse diventata una specie di Bangkok o di Budapest dei suoi tempi.

Fare la cortigiana significava prima di tutto poter disporre liberamente di sé, del proprio corpo e del proprio tempo, tutte cose negate anche alle gentildonne di rango più elevato. L’universo femminile veneziano era sdoppiato: da un lato le donne tappate in casa o in monastero (sposare una figlia era costosissimo e anche le famiglie più ricche difficilmente potevano permettersi più di una dote, quindi una sorella si sposava, le altre finivano monache), da un altro quelle che avevano visibilità e una maggior dose di libertà, ovvero le cortigiane. Anche al tempo si usavano le «cene eleganti»: i mariti rinchiudevano le mogli e poi si intrattenevano nei loro palazzi con le cortigiane, come testimonia un cronista dell’epoca. Il patrizio Leonardo Giustinian dà una festa «con puttane sumptuose, zerca quindici, le quali ballono e cenono lì».

Esistevano vere e proprie guide turistiche, come il Catalogo de tutte le principal et più honorate cortigiane di Venetia, stilato intorno al 1565, in cui compare anche una giovinetta (e quindi non ancora famosa) «Veronica Franca, a Santa Maria Formosa, scudi due». Il prezzo è basso: quando assurgerà nell’empireo, Veronica chiederà fino a cinquanta scudi a prestazione (lo stipendio di un medico è circa otto scudi al mese). La lista completa è di 210 cortigiane, «et chi vol haver amicitia de tute bisogna pagar scudi d’oro milleduecento», conclude ragionieristicamente il Catalogo. Non è questo l’unico esempio di elenco cortigiane dell’epoca. La tariffa delle puttane di Venegia, un poemetto satirico in versi del 1535, chiaramente ispirato da Pietro Aretino che in quel periodo viveva nella Serenissima (e che, incidentalmente, è l’autore del primo libro pornografico della storia dell’editoria, i Sonetti lussuriosi) parla della Zaffetta che non disdegna gli amori multipli e per superbia non orina nel vaso, ma a gambe aperte in mezzo alla cucina, in modo che tutti la vedano; di Elena Ballarina «puttana errante di cazzi ingorda»; della Lombarda «che d’oro e terreni/ ricca si fè con la virtù del tondo»; della Parisotta «in la sua barca s’entra per mezzo scudo» e di Polissena «che inghiotte assai e ‘l servitial non mena». Come diceva il principe di Salina? «Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi».


 

Comments

John's picture
Inviato da: John
28 October 2011 - 13:01

@ l'autore dell'articolo
@ redazione
@ lettori

Ma il "Thomas Croyat" citato nell'articolo non è forse l'inglese Thomas Coryat, viaggiatore fine '500?

Non conoscendo Thomas Croyat ho cercato su Internet, ma niente. Al suo posto c'è invece Thomas Coryat.

Grazie, e complimenti per l'ottimo articolo

Torino Erotica's picture
Inviato da: Torino Erotica
25 October 2011 - 14:24

"Quando le escort venivano chiamate cortigiane!" xD
In parole povere sono sempre esistite!

Guida Venezia's picture
Inviato da: Guida Venezia
3 October 2011 - 20:41

In realtà l'esser monaca a Venezia non era poi una così terribile punizione, giacché per rivalsa esse esigevano distinzioni e privilegi, e nei conventi, lontane dalla severità familiare, erano in un certo senso più libere e potevano abbandonarsi ad un ozio raffinato e libertino.

Alessandra di Canossa's picture
Inviato da: Alessandra di Can...
3 October 2011 - 13:42

Buongiorno Giulia/Anonimo, non per difendere nessuno, ma qui si tratta di storia e di commenti scritti con informazioni errate e in modo alquanto sgrammaticato. Per ovvi motivi, quindi, mi vedo costretta a rispondere ai vostri commenti, che personalmente ritengo eccessivi nei termini e totalmente fuori luogo (l'articolo parla di '500-'700, Matilde, che voi sembrate conoscere così bene, visse tra il 1046 e il 1115). Matilde non era principessa, ma Grancontessa, il suo primo marito fu Goffredo il Gobbo e non Guelfo V, che sposò invece in seconde nozze. Definire Matilde “questa qua” mi sembra abbastanza riduttivo, ma ognuno in fondo può dire ciò che vuole. A questo proposito, chiedo scusa per il linguaggio ma posso solo dire: piuttosto che parlare di una puttana, questi commenti mi sembrano uno sputtanamento nei confronti di Matilde e della storia che rappresenta! Alessandra di Canossa

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
2 October 2011 - 21:55

La Gran Contessa inviò migliaia di armati al confine della Longobardia a prendere il Duca, lo accolse con onori, organizzò una festa nuziale di 120 giorni con un apparato di fronte al quale sarebbe impallidito qualunque sovrano medioevale. Cosma di Praga, autore del Chronicon Boemorum, riporta che dopo il matrimonio, per due notti, il duca aveva rifiutato il letto nuziale ed il terzo giorno Matilde si presentò nuda su una tavola preparata ad hoc su alcuni cavalletti dicendogli tutto è davanti a te e non v'è luogo dove si possa celare maleficio. Ma il il Duca rimase interdetto; Matilde, indignata, lo assalì a suon di ceffoni e sputandogli addosso lo cacciò con queste parole: Vattene di qua, mostro, non inquinare il regno nostro, più vile sei di un verme, più vile di un'alga marcia, se domani ti mostrerai, d'una mala morte morirai.... Il Duca fuggì; per questo fu soprannominato Guelfo l'impotente. non solo le puttane erano libere e questa qua fu come Elisabetta I di INghilterra ma sei secoli prima, ciao ciao

giulia's picture
Inviato da: giulia
2 October 2011 - 21:54

le donne veneziane erano abituate ai lunghi viaggi dei mariti, curavano gli affari, venezia era un crocevia culturale, ma le donne libere ci sono state sempre

Matelda di Canossa, principessa, intimidita da chi aveva accerchaito e ridotto alla fame la sua città, che le chiedeva di arrendersi perchè avevano catturato i suoi figli, rispose che averva un grembo per farne altri.

il supo primo amrito, Guelfo V, era impotente, ecco come reagì, siamo nel

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
2 October 2011 - 18:19

anche i giornalisti allora erano più raffinati

daniele,milano

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
2 October 2011 - 09:02

Sempre sul interessantissimo! Bravo Ale!

Stefano Bertolo's picture
Inviato da: Stefano Bertolo
2 October 2011 - 08:55

non erano tutte rose e fiori nemmeno per le "oneste". Lorenzo Veniero ne "Il trentuno della Zaffetta" racconta lo stupro di gruppo (trentuno, appunto) inflitto alla Zaffetta da un cliente respinto.

http://www.gutenberg.org/files/17834/17834-8.txt

Alberto's picture
Inviato da: Alberto
2 October 2011 - 08:48

E' vero erano Donne di cultura , ma in questi periodi siamo di fronte a una tale decadenza nella cultura , che neanche quelle che non sono "cortigiane" suonano o recitano versi ...... siamo in un periodo buio e in un paese allo sbando .......

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