Basta guardarlo, il mare, per capire subito che non abbiamo idea di cosa accada lì sotto o in superficie. Se fatichiamo ad avere informazioni su ciò che avviene nei campi, di quello che accade sui pescherecci che raccolgono pesce fresco e quello destinato a diventare scatoletta di tonno o bastoncini di merluzzo, non sappiamo praticamente nulla.
Le risorse alimentari che vengono dal mare sono preziose per la qualità nutrizionale che apportano e perché sono alla base della sopravvivenza di molte comunità, in tutto il mondo. Negli anni, forme aggressive di pesca e una gestione inadeguata della risorsa marina ha indotto le istituzioni a regolamentare in modo più rigido il settore della pesca. In Italia si iniziò con il fermo biologico attraverso il primo decreto del 1987. Lo Stato imponeva uno stop alla pesca che durava circa quarantacinque giorni continuativi, concentrati tra fine luglio e settembre. In cambio, erogava un sussidio economico (la cassa integrazione straordinaria) per risarcire i pescatori e gli armatori del blocco forzato delle attività.
La decisione così drastica arrivò per fare fronte a una situazione emergenziale sullo stato ecologico ed economico del mare derivante dalle attività di overfishing. Tra gli anni Settanta e Ottanta, la flotta ittica italiana aveva attraversato una modernizzazione tecnologica. Barche più potenti, sonar e reti più grandi riuscivano a catturare enormi quantità di pescato senza dare tempo al pesce di riprodursi. Il fermo pesca nasceva anche per la tutela delle specie ittiche commerciali del Mediterraneo che, proprio nei mesi estivi, sono nella fase riproduttiva e di accrescimento: in sintesi, si voleva evitare la pesca di pesci troppo giovani, oltre che salvaguardare il fondale marino bloccando la pesca a strascico.
Con il tempo si comprese che quel metodo non era adeguato e lo scenario cambiò quando fu l’Europa ad avere il compito di regolamentare l’attività del mare attraverso i pareri del Comitato scientifico, tecnico ed economico della pesca (Stecf), l’organo consultivo della Commissione europea incaricato di fornire i dati scientifici e macroeconomici necessari per gestire la politica comune della pesca.

La gestione della pesca oggi
Oggi, non esiste più il fermo pesca in un unico blocco, ma piani di gestione nazionali ed europei fatti di fermi continuativi (circa trenta giorni in estate, differenziato per area geografica) e una quota obbligatoria di giornate di fermo aggiuntive da distribuire nei restanti mesi. L’obiettivo, oggi, non è solo concedere una tregua al mare, ma ridurre strutturalmente il numero di ore e giorni in cui le reti toccano il fondo durante tutto l’anno, cercando un compromesso tra la rigenerazione degli ecosistemi marini e la tenuta economica delle marinerie.
Su queste regole si muove la flotta europea che, stando agli ultimi dati Stecf, conta 52.260 pescherecci attivi. Un comparto imponente, ma piuttosto artigianale e dal contesto economico fragile. Tutta la flotta spende circa 5,2 milioni di giorni in mare all’anno, consumando 1,56 miliardi di litri di carburante. Questo sforzo si traduce in un volume di pesce portato in porto pari a 3,39 milioni di tonnellate di prodotti ittici, per un valore commerciale di circa 6,1 miliardi di euro.
Tonno subito
Che la strada della regolamentazione scientifica sia l’unica percorribile lo dimostra la storia recente del tonno rosso. Fino a quindici anni fa simbolo globale di una specie sull’orlo del collasso a causa dell’overfishing selvaggio, oggi il tonno rosso rappresenta il più clamoroso esempio di successo della conservazione marina. Grazie alle restrizioni sui periodi di cattura, ai rigidi sistemi di tracciabilità elettronica e al monitoraggio dell’Iccat (la Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonni Atlantici), la riserva biologica nel Mediterraneo si è ripresa al punto da permettere il passaggio ufficiale da un piano straordinario di ricostituzione a uno ordinario di gestione. Una ripresa strutturale confermata anche dal Masaf (il Ministero dell’Agricoltura), che di recente ha fissato le quote di pesca italiane per il triennio 2026-2028 a 6.182 tonnellate annue: un incremento del 17 per cento rispetto al 2025 che premia la sostenibilità traducendola in stabilità economica per i pescatori. Tuttavia, il benessere del tonno rosso resta un pesce assai remunerativo e la maggiore disponibilità offre golose opportunità alla criminalità organizzata, come raccontato di recente da Irpi media.

Pescato d’Italia
Nel contesto del Mediterraneo, l’Italia detiene una delle marinerie storicamente più rilevanti con una flotta di circa 9.600 imbarcazioni attive nel 2024 secondo l’Osservatorio Nazionale della Pesca, ma il report Stecf del 2025 evidenzia le profonde trasformazioni strutturali ed economiche del settore. In linea con i piani Ue, il nostro Paese si è allineato alla riduzione dello sforzo di pesca. Sono diminuite le flotte a strascico: se da un lato questo trend è utile al ripristino biologico degli stock (ovvero la disponibilità di pesce), dall’altro riduce la quantità di pesce pescato.
Uno dei problemi dei pescatori italiani è il costo del gasolio. Un elemento che diventa ancora più critico in questo momento. Un recente articolo de Il Post riporta come la flotta peschereccia italiana stia vivendo una crisi strutturale legata all’impennata del prezzo del gasolio a seguito della chiusura dello stretto di Hormuz. Il carburante rappresenta storicamente la voce di spesa più imponente per un peschereccio, arrivando a incidere per oltre il sessanta per cento sui costi vivi di ogni singola uscita in mare. I rincari hanno reso l’attività non remunerativa per molte marinerie nazionali, al punto da spingere i pescatori a rinunciare all’uscita in mare, in diverse occasioni, per non rischiare di avere più costi che ricavi.
A questo si uniscono i problemi al consumo. Sebbene l’inflazione abbia spinto al rialzo la spesa complessiva delle famiglie per i prodotti ittici, i volumi di consumo domestico di pesce fresco in Italia sono calati. A questo si aggiunge una flessione del prezzo medio di vendita alla produzione per diversi pesci, lasciando i pescatori italiani stretti tra l’aumento dei costi operativi di bordo e la ridotta remunerazione del pescato all’asta.
A tracciare la rotta per uscire dalle secche di questa crisi economica non è più solo la politica istituzionale, ma la stessa industria della trasformazione ittica. Nel Manifesto della Sostenibilità pubblicato a giugno, l’Ancit (Associazione Nazionale Conservieri Ittici) – recependo le linee guida europee di Seafood Europe – evidenzia come il futuro della filiera non possa prescindere da una responsabilità condivisa lungo tutti i passaggi, dal mare allo scaffale.
Se l’overfishing resta il mostro del passato da eradicare attraverso la trasparenza e la tracciabilità totale delle catture (dalla dimensione delle reti all’origine dei pesci), la vera sfida del 2026 si gioca sulla decarbonizzazione e sull’economia circolare. Ridurre l’impronta di carbonio degli stabilimenti e abbattere gli scarti della lavorazione del pesce per azzerare gli sprechi di una materia prima preziosa saranno nuovi obiettivi.
Il pesce, insomma, in quanto proteina a basso impatto ambientale rispetto alle carni rosse, è un pilastro della sicurezza alimentare del futuro, ma la sua filiera deve farsi trovare pronta. Un percorso complesso che richiede investimenti in tecnologie avanzate, tutela dei diritti dei lavoratori e, soprattutto, un patto di onestà con il consumatore per evitare le trappole del greenwashing.
Bello il mare, ma è importante iniziare a guardarlo non solo come meta di vacanza o paesaggio di ispirazione per il copy malinconico del nostro post Instagram. Il mare è quello mangiamo e non vediamo. Le istituzioni hanno spinto i pescatori a guardare bene i fondali, le aziende ittiche provano a darsi regole che non siano strette ai loro interessi, ma capaci di guardare ai bisogni del mare e delle comunità di pescatori. Al consumatore resta lo sforzo di imparare a guardare anche lì dove non è facile vedere, alla ricerca del pesce giusto, al giusto prezzo, che non è mai, per forza, quello più basso.
