Le forze israeliane e iraniane hanno lanciato nuovi attacchi aerei reciproci nella notte tra martedì e mercoledì, mentre Teheran ha respinto con durezza le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump su presunti negoziati per porre fine alla guerra, arrivata alla quarta settimana e ormai estesa a gran parte del Medio Oriente.
Secondo le autorità iraniane, non esiste alcun dialogo in corso con Washington. Il portavoce del comando militare congiunto, Ebrahim Zolfaqari, ha definito le affermazioni di Trump infondate, chiedendosi in televisione se il presidente statunitense stia «negoziando con sé stesso» e aggiungendo: «Persone come noi non potranno mai andare d’accordo con persone come voi». La leadership iraniana sostiene da tempo che non sia possibile trattare con gli Stati Uniti, accusati di aver colpito il paese durante precedenti fasi negoziali.
Le dichiarazioni contrastano con quanto sostenuto da Trump, che alla Casa Bianca ha parlato di contatti con «le persone giuste» in Iran e di una disponibilità iraniana a raggiungere un accordo. Secondo diverse fonti citate dai media statunitensi, Washington avrebbe trasmesso a Teheran un piano in quindici punti, anche tramite intermediari come il Pakistan, con l’obiettivo di ottenere un cessate il fuoco temporaneo e avviare un negoziato più ampio.
L’esercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di attacchi contro infrastrutture a Teheran, mentre i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato il lancio di missili e droni contro Israele, inclusa Tel Aviv, e contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania. Attacchi con droni hanno colpito anche infrastrutture nel Golfo, tra cui un serbatoio di carburante all’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando un incendio senza vittime.
Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui normalmente transita circa un quinto del petrolio mondiale, continua a essere bloccato. L’Iran ha comunicato alle Nazioni Unite che le navi «non ostili» possono transitare solo coordinandosi con le autorità iraniane e a condizione di non sostenere operazioni contro Teheran.
Secondo Reuters, il Pentagono si prepara a inviare in Iran tra i 3.000 e i 4.000 soldati aggiuntivi della 82ª Divisione aviotrasportata nella regione, che si aggiungeranno ai circa 50.000 militari statunitensi già presenti. Secondo fonti informate, il rafforzamento mira ad ampliare le opzioni operative, senza escludere scenari più estesi.
Un sondaggio Ipsos indica che il tasso di approvazione di Donald Trump negli Stati Uniti è sceso al 36 per cento, il livello più basso del suo mandato. Solo il 35 per cento degli americani approva gli attacchi contro l’Iran, mentre il 61 per cento si dichiara contrario.