Regalo bipartisan a Panama e Finmeccanica incassa

Nel decreto per il rifinanziamento delle missioni all’estero, ora al vaglio di due commissioni del Senato, è stato inserito un comma. Al governo di Panama potrebbero venire regalate quattro unità navali, oggi in dotazione al Corpo della Capitaneria di porto. L’accordo, siglato il 30 giugno scorso...

Panama Air
5 Febbraio Feb 2011 0829 05 febbraio 2011 5 Febbraio 2011 - 08:29
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Pubblicizzare Finmeccanica in giro per il mondo, regalando unità della marina militare. L’originale idea è venuta qualche mese fa al governo guidato da Silvio Berlusconi. A Panama, il sistema ha già dato i suoi frutti: a fronte di un accordo di cooperazione (e quattro motovedette in dotazione alla Capitaneria di porto), il gruppo industriale italiano ha ottenuto una commessa da 180 milioni di euro.

Indebita intrusione dell’Esecutivo o «normale procedura»? La vicenda risale alla scorsa estate. Ma i particolari sono emersi solo poche settimane fa, grazie a un piccolo comma inserito – chissà perché – nel decreto di rifinanziamento delle missioni all’estero. Poche righe in fondo all'articolo 4 del documento, ora al vaglio delle commissioni Esteri e Difesa del Senato. «Il ministero delle Infrastrutture e trasporti – si legge – in attuazione del memorandum di intesa di cooperazione tecnica nel settore della sicurezza tra il governo della Repubblica italiana e il governo della Repubblica di Panama è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, quattro unità navali “classe 200/s” in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto». Un dono, insomma. Eppure l’accordo siglato lo scorso 30 giugno dal premier Silvio Berlusconi e dal presidente panamense Ricardo Martinelli, non specificava alcun regalo. Il trattato, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 29 ottobre scorso, prevedeva solo una non meglio specificata «collaborazione tecnica della Repubblica italiana con la finalità di creare un sistema integrato di sicurezza per il territorio panamense». Non proprio una cortesia. In cambio il presidente panamense riconosceva «l’eccellenza delle forniture in materia di sicurezza effettuate dalle aziende italiane».

Detto, fatto. Un mese dopo la firma del memorandum, Finmeccanica, società quotata controllata dal ministero dell’Economia con il 32,4%, ottiene una commessa da 180 milioni di euro. Nessuna coincidenza: il 10 agosto lo stesso gruppo industriale chiarisce con un comunicato stampa: «Le commesse fanno seguito a un Accordo bilaterale quadro per la cooperazione nell’area della sicurezza firmato a giugno tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica di Panama Ricardo Martinelli». Le aziende di Finmeccanica interessate dal contratto sono tre: Selex sistemi integrati, per la realizzazione di un sistema di controllo e monitoraggio delle coste; AgustaWestland, per la fornitura di sei elicotteri; Telespazio, per la cartografia digitale dell’intero territorio nazionale panamense. Supportare le nostre imprese all'estero è un’iniziativa lodevole. Discutibile, semmai, il fatto che il Governo le pubblicizzi donando quattro unità della nostra marina. I dubbi aumentano, quando il beneficiario delle navi non è un Paese in via di sviluppo, ma un paradiso fiscale inserito nella black list del ministero delle Finanze.

Le forniture di armamenti ad altri Stati – è bene precisare – non sono una novità. Neppure quelle a titolo gratuito. «Anche in Iraq e Afghanistan – spiega il senatore Pd Mauro Del Vecchio, generale dell’esercito – abbiamo ceduto sistemi d'arma e materiale bellico». Diverso il discorso relativo al trattato con la Repubblica di Panama. «È evidente – continua Del Vecchio – che dietro questo caso ci siano interessi industriali ben precisi».

Il Pdl Giuseppe Moles, segretario della commissione Difesa della Camera, difende l’operato del Governo. «I rapporti commerciali non c’entrano – dice – Talvolta donare un’unità navale può aiutare ad abbassare i costi. Specie quando le spese relative al mantenimento in servizio sono più alte di quelle per sostituire i mezzi». È difficile quantificare il valore delle motovedette “donate”. Si tratta di unità utilizzate dalla Guardia Costiera per il controllo sul diporto, la sorveglianza delle aree marine protette e la vigilanza pesca. Mezzi, in ogni caso, di grande autonomia. Tra i migliori in circolazione (sopra la classe 200 ci sono solo la 400 e la 900). Sicuramente si tratta di imbarcazioni che potrebbero continuare a prestare servizio nei mari italiani. Un ufficiale della marina che chiede di rimanere anonimo spiega: «Quelle della classe 200 sono ancora oggi belle unità, sicuramente valide. Attualmente in forza alle Capitanerie, ci resteranno ancora per anni».

Eppure in Parlamento nessuno ha sollevato la questione. Tanto che il provvedimento è passato alla Camera con il voto di tutte le componenti politiche, esclusa l’Italia dei Valori. A Montecitorio molti parlamentari non nascondono di essersi fatti sfuggire il comma in questione. Una svista. Non è l’unica stranezza di questa vicenda. Tra gli aspetti singolari della questione, c’è anche il contesto in cui l’esecutivo ha deciso di inserire la donazione. Perché proprio nel decreto di rifinanziamento delle missioni all’estero? Per Moles è una procedura che aiuta a «non perdere tempo». Di diverso avviso l’opposizione: «Questo decreto non è assolutamente il provvedimento adatto – spiega Del Vecchio – Si tratta di una palese distorsione, una di quelle forzature a cui ultimamente il Governo ci sta abituando».

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