Tanti auguri, Paolo Conte

Dieci canzoni dell’Avvocato della musica italiana, il più elegante e gentiluomo dei cantautori

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6 Gennaio Gen 2015 1030 06 gennaio 2015 6 Gennaio 2015 - 10:30

Se fosse un modo di essere, la musica di Paolo Conte sarebbe un modo elegante, quello di di chi lascia il passo alle signore, di chi apre loro la porta del treno con un sorriso sotto i baffi e, con un leggero chinare il capo come a dire, ma si figuri, porta loro il bagaglio tre gradini più in là. Sarebbe quel modo, un po' sornione, di chi allo specchio si prende sul serio soltanto quando si rade, di chi ama le grandi passioni che attraversano il mondo — gli amici, le donne, la buona musica, il buon vino —  proprio perché le sa finite, a scadenza. Sarebbe quello di chi ama la vertigine della vita.

Se fosse un modo di essere, la musica di Paolo Conte sarebbe semplicemente Paolo Conte, un avvocato della provincia piemontese, gentile, elegante, un gentiluomo riservato, a prima vista un po' tenebroso, con due baffoni da burbero, ma con un cuore tenero e appassionato, in fondo.

Nella sua quarantennale carriera, l'Avvocato di Asti ha messo in fila una serie impressionante di piccoli capolavori, canzoni ormai mitiche come Vieni con me, Azzurro, Come di, canzoni potenti e iconiche come Diavolo Rosso, Bartali, Max, o malinconiche come La donna d'inverno, Blue Haways, L'ultima donna, o ancora, divertenti e sornione come La giarrettiera rosa, Topolino amaranto, Sindacato miliardari.

Che Paolo Conte sia un grande musicista, poi, oltre che un grande ritrattista di vertigini da prospettive uniche, lo dimostra la sua abitudine a comporre prima la musica per poi andarci dietro con la voce, come se fosse uno strumento, riuscendo a fondere i due elementi come si fonde un fiato e una viola in un'orchestra. Un'abitudine che viene probabilmente dall'amore e dall'assiduità con il jazz, e che ha fatto di Paolo Conte una star più internazionale (francese, soprattutto) che italiana.

Un po' come quell'eleganza, quel buon gusto e quella gentilezza che gli si legge in faccia ed emerge dalle sue canzoni, da tutte le sue canzoni. Una gentilezza, un buon gusto e un'eleganza che in Italia, chissà perché, hanno, quantomeno da tre decenni, pochissimo mercato.

Vieni via con me

Come di

Max

Un gelato al limon

Blue Haways

La giarrettiera rosa

La donna d'inverno

L'ultima donna

Hemingway

Un vecchio errore

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