ContrordineTrump dal cambio di regime all’alleanza col tiranno

Nel punto 2 dell’accordo i dissidenti iraniani vengono declassati in un attimo da eroi della resistenza a trascurabili interferenze, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/LaPresse

L’esempio migliore di cosa sia il trumpismo lo hanno offerto le dichiarazioni dello stesso Donald Trump sul cambio di regime in Iran, un obiettivo che il presidente degli Stati Uniti ha contemporaneamente negato di essersi mai posto e giurato di avere pienamente raggiunto. Mentendo entrambe le volte, ovviamente, come aveva mentito ai manifestanti che sfilavano contro il regime sfidando la repressione, da lui pubblicamente incitati a continuare, a rovesciare le istituzioni, perché, diceva, «l’aiuto è in arrivo». Di tutto il grottesco memorandum sottoscritto da Stati Uniti e Iran, considerati questi precedenti, la parte più vergognosa è senza dubbio il punto 2: «Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica islamica dell’Iran si impegnano a rispettare ciascuno la sovranità e l’integrità territoriale dell’altro e ad astenersi dall’interferire nei reciproci affari interni». In poche parole, abbiamo scherzato: nessun aiuto in arrivo. In un attimo, Trump è passato dal cambio di regime alla complicità con il tiranno, dall’incitamento degli oppositori alla garanzia di non intervento offerta agli aguzzini, declassando i dissidenti iraniani da eroi e martiri della libertà a trascurabili «interferenze».

Sono sempre stato molto critico con i neocon e con la loro ideologia, non ho mai condiviso la scelta dell’intervento in Iraq (da non confondere con l’intervento in Afghanistan), ma di fronte a un tale cinismo, a un tradimento così spudorato e vigliacco di coloro che lo stesso Trump aveva esortato a insorgere, avverto quasi un sentimento di nostalgia per la Casa Bianca di George W. Bush. Del resto, paragonato a Pete Hegseth, persino Donald Rumsfeld assume nel ricordo l’aspetto di un intellettuale raffinato e sensibile. Figuriamoci Barack Obama. Si può criticare il modo contraddittorio e irresoluto in cui affrontò la stagione delle primavere arabe, e il gran casino fatto in Libia, ma qui siamo ben oltre. Quanto al suo accordo con l’Iran del 2015, stracciato proprio da Trump nel suo primo mandato, mi pare ormai destinato a passare alla storia come un esempio di fermezza, determinazione e coerenza non più superato.

 

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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