Il fenomeno Trump spiegato da Chomsky: "È l’America impoverita"

Il grande studioso risponde su Quora e delinea il contesto in cui è nato e cresciuto il consenso per Trump: riforme sbagliate, americani impoveriti, poca fiducia nel futuro. In sostanza, è la politica che ha fallito

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3 Marzo Mar 2016 0841 03 marzo 2016 3 Marzo 2016 - 08:41
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Per capire cosa succede in America, e spiegarsi una buona volta il grande successo di Donald Trump (che, oramai, non sfugge nemmeno ai peggiori commentatori), bastava leggersi questa risposta di Noam Chomsky, su Quora, al quesito: “Ma perché Donald Trump sta avendo tutto questo successo?”

1) Gli americani sono arrabbiati
“In mancanza di dati nel dettaglio”, spiega Noam Chomsky rispondendo su Quora “sembra che Trump abbia appeal soprattutto sui segmenti della popolazione bianca meno istruita. Cioè la classe medio bassa e la classe operaia: sono persone arrabbiate, frustrate, spaventate e amareggiati per il fatto – ed è un fatto – di essere sempre stati tenuti ai margini”. Secondo lo studioso, “Iprogrammi neoliberali della generazione passata sono stati dannosi per le popolazioni colpite più o meno dappertutto, e certe volte in modo molto serio. La crescita della disuguaglianza globale (cosa che ha raggiunto proporzioni straordinarie) è solo uno dei molti indicatori. Ad esempio, Oxfam ogni anno produce una serie di report sulla povertà e sulla disuguaglianza. Nel 2014 hanno scoperto che circa 90 persone erano detentrici del totale della ricchezza mondiale. E nel 2015 il numero è sceso a 62”. Nel frattempo, “Circa cinque milioni di bambini muoiono di fame ogni giorno, più o meno più di 500 all’ora: una trageida che potrebbe essere alleviata, se non risolta, con le risorse già disponibili”. E allora? Che c’entra Trump? Ci arriviamo.

“Tra le società sviluppate, la disuguaglianza è prominente nei Paesi anglosassoni, con in cima gli Stati Uniti”. Ecco che si avvicina. “Nonostante i suoi primati unici, secondo molti parametri di povertà e giustizia sociale gli Stati Uniti si collocano in fondo tra i Paesi Ocse, insieme a Grecia, Messico e Turchia”. Fatto che risulta ancora più insopportabile, vista la “concentrazione di ricchezza intorno”. In sostanza, “i ricchi globali vivono in un mondo diverso rispetto al resto della popolazione”.

E ancora: “Negli Usa, i programmi neoliberisti hanno comportato, per gran parte della popolazione o la stagnazione o proprio il declino, indebolendo il funzionamento della democrazia, riducendo i vantaggi per le persone e il welfare sociale. La gente non ha bisogno di leggere studi accademici per sapere che i salari medi per lavoratori uomini sono più o meno al livello di quelli del 1960, mentre la ricchezza si è concentrata in pochissime mani. Per sapere che le strategie aziendali hanno spostato all’estero la manifattura. Per sapere che una grande maggioranza della popolazione è, nella sostanza, priva del diritto di voto – nel senso che i loro rappresentanti non si curano dei loro interessi”. E molte altre cose.

2) Chi potrebbe non votare per lui non vota proprio
“Anni fa alcuni studi hanno mostrato che il profilo socio-economico dell’elettore Usa che non vota coincide con quello che, negli altri Paesi, vota per partiti di sinistra o social-democratici, che in America non ci sono”.

3) È cresciuta l’intolleranza
“Non possiamo trascurare che lo storico sentimento di supremazia da parte dei bianchi, che affonda le radici nel passato, non è mai stato superato”. Non solo. “La crescente atomizzazione della società lascia sole e isolate le persone: si sentono abbandonate contro forze che le stanno schiacciando”. In una situazione del genere “non è difficile per demagoghi odierni cavalcare la rabbia contro le persone che sono ancora più vittimizzate – gli immigrati, le minoranze, i “truffatori del welfare” (demonizzati da insulti razzisti e reganiti) – e suscitare timori esagerati di fronte a nemici come il governo e i terroristi islamici”.

4) Non è detto che gli altri siano meglio
“È utile confrontare il disagio di oggi con la Grande Depressione del 1930, che, essendo abbastanza vecchio, ricordo bene. Dal punto di vista oggettivo, le condizioni erano ben peggiori rispetto a oggi. Dal punto di vista soggettivo, le cose stavano in modo molto diverso [..] Nonostante le condizioni orrende, c’era un senso di speranza, c’era la convinzione che se ne sarebbe usciti tutti insieme. Il movimento dei lavoratori era stato distrutto negli anni ’20 con la forza, e poi ricostruito negli anni ’30, […], ma non è il momento per ricordare ciò che è avvenuto da quel periodo in avanti, ma basta per dire che la speranza degli anni ’30 e le battaglie sociali (e i risultati raggiunti) che la suscitavano sono stati ampiamenti sostituiti da paura, disperazione e senso di isolamento. Questo ha aperto la strada al fenomeno Trump, che dovrebbe provocare una certa preoccupazione”, anche perché “l’osservazione più favorevole che si può fare sulla sua candidatura è che Cruz è anche più pericoloso. E l’altra possibilità tra i repubblicani, cioè Rubio, è allo stesso modo una minaccia per il Paese e per il mondo, almeno se è serio quando dice ciò che dice”.

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