Sorpresa: stiamo battendo l'Isis

Lo stato islamico perde terreno da tutti i lati, sia da quello siriano che da quello iracheno

Donne Curde Guerra Isis
11 Marzo Mar 2016 0935 11 marzo 2016 11 Marzo 2016 - 09:35

A quasi due anni dalla sua proclamazione il Califfato in Siria e Iraq sembra finalmente costretto al declino e, anche se non è ancora possibile prevedere quando, alla sconfitta. Dopo aver retto per mesi all’offensiva congiunta della coalizione guidata dagli Usa, dell’esercito iracheno e delle milizie sciite, dei curdi siriani e iracheni, dell’esercito lealista di Assad (supportato da corpi scelti iraniani e dall’Hezbollah libanese) e della Russia, lo Stato islamico sembra ora avviato verso un inarrestabile sfaldamento.
I territori sotto il suo controllo - già mutilati l’anno scorso dall’avanzata dei curdi siriani nel nord del Paese, dei curdi iracheni nell’area circostante Mosul e dell’esercito iracheno a Ramadi, Tikrit e nelle aree limitrofe (v. cartina 1) – sono ora insediati da offensive, cunei e teste di ponte nemiche in quasi tutti i settori strategicamente più importanti.
Le risorse economiche del Califfato sono state indebolite da raid mirati contro depositi di contante, dalla stretta sul contrabbando di petrolio e, in generale, dagli sforzi della comunità internazionale per prosciugarne le sorgenti. Il crollo contemporaneo del mito dell’invincibilità dell’Isis – grazie anche alla presenza di piccoli nuclei di forze speciali occidentali rivelatesi fondamentali in diverse operazioni - e della sua capacità di elargire paghe superiori alla media degli altri gruppi jihadisti sembrano averne compromesso gravemente le capacità di reazione sul terreno.

Siria

Dallo scorso 27 febbraio è in vigore una tregua tra le forze lealiste, supportate da Russia e Iran, e i gruppi ribelli considerati “non terroristi”. Pur con numerose violazioni finora l’accordo ha retto ed ha anche consentito ai vari attori sul territorio di concentrare i propri sforzi contro lo Stato Islamico, escluso dalla tregua insieme alla branca siriana di Al Qaeda, al Nousra. Alcuni risultati, importanti già ora e ancor di più in prospettiva futura, sono stati raggiunti.

Le Syrian Democratic Forces (la coalizione di gruppi ribelli guidata dai curdi siriani del Ypg, braccio armato del partito socialista Pyd) hanno avanzato con un fronte largo al confine nord-est del Paese, sottraendo al controllo dell’Isis centinaia di chilometri di area desertica, pare allo scopo di costringere i jihadisti ad attaccare – in modo quindi più prevedibile – lungo le vie di comunicazione, impedendogli di “sbucare dal nulla”. In particolare dopo aver sconfitto la resistenza degli uomini del Califfo nella cittadina di Ash Shaddadi le Sdf hanno proseguito l’avanzata lungo il fiume al Khabur (v. cartina 2) e si stanno progressivamente avvicinando a Deir ez Zur, caposaldo dello Stato Islamico sull’Eufrate.
Non solo. Negli ultimi giorni le Sdf hanno anche conquistato diversi villaggi in prossimità di Ar Raqqah, la capitale dello Stato Islamico in Siria, inserendo un cuneo nelle line nemiche che punta direttamente contro la città (v. cartina 2). Infine i curdi siriani hanno anche gettato una testa di ponte al di là dell’Eufrate nel nord del Paese, in direzione della cittadina controllata dall’Isis di Manbij (v. cartina 2). Un’offensiva in questo settore – che potrebbe isolare definitivamente l’Isis dal confine turco - è in preparazione da inizio anno, quando l’Eufrate venne attraversato, ma finora è stata rimandata a causa delle preoccupazioni della Turchia circa un’avanzata dei curdi in quell’area.

Anche l’esercito lealista siriano sta in questi giorni concentrando i propri sforzi contro lo Stato Islamico, in particolare nel settore di Palmira – il gioiello archeologico di epoca romana già mutilato dalle distruzioni dell’Isis -, dove sono state inviate le forze speciali (Tiger Forces), già distintesi nelle battaglie contro gli uomini del Califfo per il controllo dell’area a est di Aleppo, oltre a numerose milizie paramilitari. L’aviazione russa ha lanciato diversi attacchi su obiettivi dell’Isis nei pressi della cittadella di Palmira – il castello di epoca araba che domina l’area – e del sito archeologico. Se Palmira e le vie di comunicazione circostanti dovessero cadere nelle mani delle truppe di Assad, le sacche ancora controllate dallo Stato Islamico nei pressi della capitale Damasco si troverebbero isolate dal resto dei territori (specie a nord) occupati dall’Isis in Siria (v. cartina 3).

Nel sud della Siria sono poi avanzati i ribelli del Free Syrian Army (Fsa), supportati dagli Usa ed entrati dalla Giordania, con l’intento di sottrarre allo Stato Islamico il controllo del valico di frontiera con l’Iraq di al Tanf (v. cartina 3).
Dopo una momentanea vittoria pare che gli uomini del Fsa abbiano lasciato il controllo del valico all’Isis, privilegiando la conquista del territorio desertico circostante nella prospettiva di riconquistare al Tanf successivamente e di poterla stavolta difendere, evitando l’accerchiamento. In ogni caso la chiusura – o comunque il sabotaggio – del valico rende più difficile per lo Stato Islamico far affluire uomini e mezzi dalla provincia irachena di Anbar (ancora nel suo controllo) verso l’area di Palmira, sotto attacco da parte dei lealisti siriani.

Iraq

A nord le milizie curde irachene (Peshmerga) stanno continuando a logorare l’area controllata dallo Stato Islamico circostante Mosul, mentre gli Stati Uniti proseguono i raid mirati contro obiettivi dell’Isis e le operazioni delle forze speciali (di recente avrebbero catturato il capo del programma per le armi chimiche dell’organizzazione terroristica). Negli ultimi giorni, poi, i Peshmerga stanno avanzando verso la cittadina di Baaj, nella speranza di allentare ulteriormente i collegamenti tra i territori iracheni e quelli siriani controllati dal Califfo (v. cartina 4).

Nel centro del Paese, intorno a Baghdad, l’esercito iracheno – supportato da milizie paramilitari sciite e dai bombardamenti americani – sta cercando di “pulire” le sacche di resistenza jihadista ancora presenti a Ramadi e Fallujah soprattutto. L’est dell’Iraq, la provincia a maggioranza sunnita di Al Anbar, pare ancora sotto il controllo dello Stato Islamico. Qui la popolazione preferisce il giogo dell’Isis piuttosto che la temuta vendetta delle milizie sciite. Più che le armi, in questa zona, sarà necessario il lavoro della diplomazia per convincere le grandi tribù sunnite della regione ad abbandonare il Califfato.

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