«Noi, campioni dimenticati. Le nostre vittorie fanno rumore solo alle Olimpiadi»

Il canoista Daniele Molmenti, medaglia d’oro ai Giochi di Londra. «In questi anni ho conquistato due mondiali e cinque europei, ma non ne ha parlato nessuno. La colpa è anche di voi giornalisti. Per essere popolari bisogna andare a ballare in tv? Preferisco essere ricordato per le mie vittorie»

Dino Panato/Getty Images

Dino Panato/Getty Images

17 Agosto Ago 2016 0714 17 agosto 2016 17 Agosto 2016 - 07:14

«Non li definirei sport minori. Piuttosto silenziosi. Sono le discipline in cui gli italiani vincono tanto, ma non se ne parla mai. Fanno rumore solo quando si conquista una medaglia alle Olimpiadi». Daniele Molmenti è un canoista. Quattro anni fa ha conquistato la medaglia d’oro ai Giochi di Londra, primo nella prova del K1 slalom. In quei giorni sono arrivati i complimenti del presidente della Repubblica, l’attenzione di giornali e tv, la ribalta nazionale. Poi su quel successo è calato il sipario. È il destino di tanti campioni azzurri. Eroi per qualche giorno, una volta ogni quattro anni, ma sconosciuti durante il lungo periodo tra un’Olimpiade e l’altra. E così per gli sportivi italiani - calciatori esclusi - diventare famosi è difficile. «Per conquistare la popolarità bisogna andare in televisione: ballare, frequentare qualche isola, dire stupidate davanti a una telecamera. Ma io ho fatto grandi sacrifici per ottenere le mie vittorie sportive, vorrei essere ricordato per quelle».

Molmenti, segue i Giochi di Rio?
Adesso ho un po’ di tempo libero, sto guardando anche sport che non ho mai seguito prima. In generale provo a vedere tutti gli italiani in gara.

Campione olimpico quattro anni fa, stavolta lei non partecipa. Il motivo?
Ufficialmente alle selezioni è risultato migliore di me un altro atleta, Giovanni De Gennaro. Nei giorni dopo la mia esclusione qualcuno ha scritto che ero finito… La realtà è un’altra. Non l’ho mai detto prima, ma a quella gara ho dovuto partecipare con un bustino. Una settimana prima della sfida mi ero “pinzato” un’ernia. Non mi sono potuto allenare. Insomma, ero fortemente limitato.

Il futuro?
Ancora non lo so, presto potrei anche smettere. Ormai mi porto avanti da un po’ quest’ernia, sto cercando di capire con i medici se posso continuare ad allenarmi.

Torniamo ai Giochi di Londra. Esattamente quattro anni fa lei saliva sul gradino più alto del podio, conquistando la medaglia d’oro. Cosa ricorda di quel giorno?
Sono sincero, della gara non ho grandi ricordi. Me li sono fatti nei giorni successivi, riguardando le immagini. Del resto in una sfida olimpica sei troppo concentrato per immagazzinare emozioni. Ricordo di aver parlato con il mio tecnico prima di partire, poi l’abbraccio con lui subito dopo l’arrivo. Per il resto è un mix di sensazioni che è davvero difficile da spiegare.

Per scelta non sono mai voluto andare in televisione. Probabilmente ho perso un po’ della popolarità che altri campioni olimpici hanno ottenuto. Per conquistare la ribalta spesso bisogna ballare, andare in qualche isola, dire stupidate davanti a una telecamera. Io ho fatto grandi sacrifici per ottenere le mie vittorie sportive, vorrei essere ricordato per quelle

Durante le Olimpiadi gli italiani si appassionano di sport considerati minori. Finiti i Giochi, su tante discipline torna l’oblio. Eppure dietro ogni medaglia ci sono anni di sacrifici, rinunce, allenamenti quasi quotidiani.
Gli allenamenti sono quotidiani, senza quasi. Ci alleniamo tutti i giorni, dalle 4 alle 8 ore. Se vuoi vincere, questo è un lavoro. Personalmente considero sbagliato parlare di sport minori, direi piuttosto sport silenziosi… Discipline in cui gli italiani vincono tanto, ma fanno rumore solo alle Olimpiadi.

Un destino doppiamente beffardo. A volte dopo anni di allenamento ci si misura in una gara di pochi secondi.
Per noi una gara dura circa 90 secondi. Ci alleniamo tutti i giorni per quattro anni e alle Olimpiadi abbiamo un minuto e mezzo. Per quanto riguarda la canoa, poi, ci sono anche meno opportunità rispetto ad altri sport. Nel nuoto ci sono decine di gare, noi ne abbiamo solo una.

150mila euro per una medaglia d’oro? Anzitutto quella cifra è lorda: tolte le tasse ne restano 80-90mila. E poi ci sono i costi da sostenere di tasca propria. I nuotatori possono allenarsi anche nella piscina sotto casa, io per trovare un percorso di slalom devo andare all’estero. Dopo le Olimpiadi ci sono andato quasi in paro. E dico quasi perché alla fine ci ho anche rimesso

Conquistata la medaglia, è diventato un eroe. Ricorda qualche complimento che l’ha resa particolarmente orgoglioso?
Ricordo la telefonata di Giorgio Napolitano. Quando mi hanno passato il telefono il presidente della Repubblica stava ancora chiedendo a qualcuno: “Ditemi almeno di dov’è...”. Gli ho risposto io: “Presidente, sono friulano”. Ne è nata una piccola chiacchierata, si è congratulato per la mia prestazione.

Finiti i Giochi, l’attenzione degli italiani è calata.
Purtroppo la colpa è anche di voi giornalisti. In carriera ho vinto due volte i campionati mondiali e cinque volte i campionati europei. Ho continuato a fare bene il mio lavoro e ho portato il Tricolore sui podi più importanti. Ma la stampa dà spazio solo agli sport più redditizi, quelli che portano più soldi. Sarebbe carina un’inversione di tendenza. Tanti quotidiani prendono finanziamenti pubblici, dovrebbero fare informazione senza seguire gli interessi economici.

Purtroppo la colpa è anche di voi giornalisti. In carriera ho vinto due campionati mondiali e cinque campionati europei. Ho continuato a fare bene il mio lavoro e ho portato il Tricolore sui podi più importanti. Ma la stampa dà spazio solo agli sport che portano più soldi

E così anche di un campione olimpico se ne perdono le tracce.
Di me si è parlato abbastanza anche dopo la medaglia d’oro di Londra. Ma per scelta non sono mai voluto andare in televisione. Probabilmente ho perso un po’ della popolarità che altri campioni olimpici hanno ottenuto. Per conquistare la ribalta spesso bisogna ballare, andare in qualche isola, dire stupidate davanti a una telecamera. Io ho fatto grandi sacrifici per ottenere le mie vittorie sportive, vorrei essere ricordato per quelle.

Eppure un riconoscimento economico esiste. Ogni medaglia d’oro degli atleti italiani viene “ricompensata” con 150mila euro. Siamo uno dei Paesi più generosi.
Facciamo informazione corretta. Quella cifra è lorda: tolte le tasse ne restano 80-90mila. E poi ci sono grandi differenze tra uno sport e l’altro. Ci sono nuotatori che possono allenarsi nella piscina sotto casa, senza grandi spese. Io per trovare un percorso di slalom devo andare all’estero. E sono costi. Per allenarmi prima dei Giochi di Londra ho dovuto spendere anche 20-25mila euro per andare in Australia. Insomma, dopo le Olimpiadi ci sono andato quasi in paro. E dico quasi perché alla fine ci ho anche rimesso. Ma non mi sto lamentando, ci mancherebbe. La gloria di una vittoria olimpica non ha prezzo.

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