I tre motivi per cui anche un edificio antisismico può crollare

Errata progettazione, realizzazione inadeguata e la violenza inaspettata del terremoto. In ogni caso un errore umano, perché anche la teoria dietro la costruzione funziona per approssimazione

Case

FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images

26 Agosto Ago 2016 0940 26 agosto 2016 26 Agosto 2016 - 09:40

Di fronte alla devastazione di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto colpite dal terremoto della notte del 23 agosto in molti si sono chiesti perché eventi del genere, anche dopo i recenti sismi dell’Aquilia e dell’Emilia Romagna, siano ancora possibili. Alla ricerca di una risposta, in molti hanno puntato il dito contro le normative antisismiche. O meglio, contro il mancato adeguamento degli edifici ai criteri «per costruire una struttura in modo da ridurre la sua tendenza a subire un danno, in seguito ad un evento sismico». Eppure, la scuola di Amatrice, ristrutturata nel 2012 seguendo tali indicazioni è crollata e la domanda è diventata un’altra: com’è possibile che un edificio antisismico si sbricioli a quel modo? Sul caso specifico sono già partite le indagini della magistratura, mentre al quesito generale ha dato una risposta l’ingegnere Massimo Forni, Responsabile Unità Tecnica Ingegneria Sismica dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile).

La normativa antisismica è un insieme di criteri «per costruire una struttura in modo da ridurre la sua tendenza a subire un danno, in seguito ad un evento sismico». Eppure, la scuola di Amatrice, ristrutturata nel 2012 seguendo tali indicazioni è crollata e la domanda è diventata: com’è possibile che un edificio antisismico si sbricioli a quel modo?

«Innanzitutto dobbiamo definire cosa sia un edificio antisismico – spiega Forni a Linkiesta.it – Per esempio, un edificio definito agibile non vuol dire che sia antisismico. Inoltre, se un edificio è stato costruito negli anni Ottanta secondo la normativa allora vigente, non significa che sia antisismico nel 2016». In generale, comunque, si definisce antisismico quell’edificio che, durante un terremoto, può danneggiarsi così tanto da rischiare il crollo ma riesce a resistere permettendo così agli occupanti di mettersi in salvo. Ma se questo non succede, qual è il motivo? «Non ce n’è solo uno e, al netto del dolo, possono essere tre le ragioni di qusta eventualità: un’errata progettazione, un’errata realizzazione o un evento sismico che supera i livelli previsti per quella zona in fase di progettazione».

Rimane sempre valida la regola per cui non si può prevedere completamente, a livello scientifico, quando e dove accadrà un terremoto. Ma grazie agli studi portati avanti dalle varie autorità scientifiche italiane è possibile stilare una mappa di pericolosità che divide la Penisola a seconda dell’esposizione di una determinata area a questo particolare rischio. «Ammetto che si tratti di un concetto difficile da capire – riconosce Forni – In ogni caso, in fase preliminare si assume quello che si chiama “spettro di progetto”. Ossia, l’insieme di caratteristiche che potrebbe avere un terremoto qualora si verificasse in quella determinata zona». Per esempio, la sua frequenza (o detto in altri termini, la ripetizione delle scosse in un certo intervallo di tempo) e l’ampiezza massima dell’accelerazione (il cui picco è 0,35 g nelle zone maggiormente sismiche). «Io abito in Emilia, a pochi chilometri dall’epicentro del 2012. Ecco, allora la frequenza del terremoto è risultata molto più elevata rispetto a quella prevista dallo spettro di progetto determinado così un danno non calcolabile». In ogni caso, si tratta sempre di un errore umano. Non fosse altro perché il rischio zero non esiste e la certezza scientifica ha sempre un grado di approssimazione. Quello che permette un processo di revisione e miglioramento costanti.

«Al netto del dolo, possono essere tre le ragioni che determinano il crollo di un edificio antisismico: un’errata progettazione, un’errata realizzazione o un evento sismico che supera i livelli previsti per quella zona in fase di progettazione»

Massimo Forni, Enea

Non c’è quindi il rischio che la costruzione o l’adeguamento alle normative antisismiche si trasformi in una continua rincorsa ai nuovi standard? «Succede. Anche se le normative non cambiano così repentinamente. Per esempio, a seguito del terremoto dell’Irpinia è cambiata la classificazione sismica di Napoli tanto che un grosso centro polifunzionale a Soccavo è stato abbandonato per più di vent’anni. Solo l’evoluzione della tecnologia degli isolatori sismici, di cui peraltro io mi occupo come settore di competenza, ha poi permesso di adeguare la struttura». Poi ci sono i casi di quegli edifici vecchi 50, 60 o 70 anni – costruiti prima dell’entrata in vigore della legge sulla classificazione sismica del 1974, successivamente rinnovata - che nonostante il terremoto reggono il colpo. Come spiegarlo? «Solitamente si tratta di edifici dalla forma semplice – risponde Forni – per esempio quelle case contadine, quadrate, con il tetto in legno e fatte a regola d’arte. D’altronde, una delle regole base della costruzione antisismica è quella di rimanere più vicini possibili alla forma cubica. Tanto più ce ne se allontano, tanto più è difficile rendere antisismica la struttura».

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