«Probabilmente è contenta che io le abbia parlato: non ero obbligato a parlarle. Mi ha implorato di fare una foto con lei: la voleva così tanto. Avrei anche potuto non farla, ma alla fine mi ha fatto pena». È bene tenere a mente le parole con cui Donald Trump questa mattina, in una telefonata con “L’Aria che tira” su La7, ha liquidato Giorgia Meloni e il loro incontro a margine del G7 di Évian. Servono di lezione per il futuro politico della nostra presidente del Consiglio e anche per il suo passato.
Cara Meloni, tu lo sai come sono fatti i nazionalisti. Non ti puoi fidare di nessuno di loro se sono appena appena più forti di te. Lo sapevi o, almeno, avresti dovuto saperlo. La rincorsa alla foto, alla stretta di mano, alla prefazione del libro non può mai prevalere sull’interesse nazionale – e tantomeno sulla dignità personale. Quando il tuo interlocutore si chiama Trump, ogni concessione si trasforma in sudditanza, ogni gesto di deferenza in materiale da talk show.
Il tuo rapporto con Trump, che sembrava solidissimo fin da prima del suo ritorno alla Casa Bianca, si era già incrinato quando l’Italia aveva deciso di negare supporto militare agli Stati Uniti. Eppure si continuava a raccontare la storia dell’asse privilegiato, del canale diretto, della Meloni interprete europea di Trump. Oggi quel racconto è sepolto sotto un’unica frase sprezzante.
Eppure hai già dimostrato di cosa sei capace quando hai le idee chiare. Dal giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, hai espresso piena solidarietà a Volodymyr Zelensky, nonostante qualche recente titubanza e nonostante le pressioni di un elettorato che su quel fronte non ti ha mai seguito volentieri. In quei momenti hai mostrato il profilo di una leader europea alla pari degli altri Stati guida. È lì che si intravede qualcosa di più, non nell’inseguimento di un’investitura americana che Trump concede e ritira secondo umore.
Io non ti ho mai votato, né mai voterei una destra come quella che oggi rappresenti. Ma ti conosco dai tempi in cui eri segretaria dei giovani di Alleanza nazionale e ho visto nel tempo i tuoi progressi. Non sono trascurabili. Ora sei davanti al tuo Rubicone e il tuo futuro si decide in questo frangente.
I passi necessari sono difficili ma ineludibili: entrare nel Partito popolare europeo, rompere con Matteo Salvini e lasciarlo alla deriva col suo compare Roberto Vannacci, pretendere una Lega guidata da una destra responsabile. Consolida il tuo punto di forza sull’Ucraina; non lasciarti intimidire – anche perché oggi tutto nella politica italiana è in ebollizione – dalle turbe elettorali. Insomma, crescere.
L’alternativa è declinare con la velocità dei tuoi predecessori nelle rapide ascese: Matteo Renzi, Beppe Grillo, Matteo Salvini. Tutti hanno bruciato il loro momento di gloria commettendo, con una certa presunzione, errori catastrofici o inseguendo una rendita di posizione invece di costruire qualcosa di duraturo. Saprai fare di meglio?