Superfood e supercazzole: il boom dei cibi “miracolosi” trainati dai social

È una delle tendenze più nette evidenziate dal Rapporto Coop 2016: volano i cibi considerati a torto o ragione benefici, dallo zenzero e la curcuma al kefir e al kombu. Ma l’attenzione degli italiani ai cibi salutari fa anche crollare la carne in favore del pesce: così il salmone surclassa i würstel

Insalata Avocado

(Brendan Hoffman/Getty Images for Girl Behind the Camera)

12 Settembre Set 2016 1236 12 settembre 2016 12 Settembre 2016 - 12:36
Messe Frankfurt

Dite la verità: siete tra gli italiani che nell’ultimo anno avete cercato su Google il significato delle parole e poi il possibile uso in cucina di daikon, azuki, gomasio, spirulina, kefir, kombu, amaranto, oltre ai già ben noti seitan, tofu e bacche di Goji? Nel caso, sareste in buona compagnia. Se c’è una tendenza forte che esce dal Rapporto Coop del 2016 è che gli italiani, da quando hanno uno smartphone in mano, hanno dato sfogo a tutta la loro voglia di sperimentare. Chi vende prodotti alimentari, dai supermercati ai fruttivendoli all’angolo della strada, dovrebbe farsi qualche giro su Google Trends, prima dei rifornimenti. Mentre i produttori dovrebbero essere coscienti che concetti come come pubblicità e marca hanno un’influenza sempre minore se non irrisoria, a tutto vantaggio dei consigli dei “guru”, che sia chef o semplici opinionisti. Come in altri casi, tv e social si danno man forte a vicenda e poi successivi livelli di approfondimento arrivano dai siti specialistici, come i portali di ricette. È in corrispondenza di picchi sui motori di ricerca che sono schizzate le vendite (in un contesto di domanda piattissima di beni alimentari) di prodotti come lo zenzero (+670% dal 2010 al 2016), quinoa (+380%), curcuma (+220%) e grano saraceno. Ma l’esplosione ha riguardato una serie piuttosto lunga di prodotti di nicchia: datteri, peperoncino, frutti rossi, kumquat, noci. E ancora the matcha, soia, seitan, tofu, bacche di Goji. Fino ai condimenti a base di gomasio, la ricerca di Kombu per rafforzare il sistema immunitario, dell’amaranto per il ferro, del kefir per le proprietà antibiotiche. Mentre per l’avocado, tutt’oggi nelle parti alte dei Google Trends, è una vera mania.

È in corrispondenza di picchi sui motori di ricerca che sono schizzate le vendite di prodotti come lo zenzero (+670% dal 2010 al 2016), quinoa (+380%), curcuma (+220%) e grano saraceno. Ma l’esplosione ha riguardato una serie piuttosto lunga di prodotti di nicchia: i condimenti a base di gomasio, il Kombu per rafforzare il sistema immunitario, l’amaranto per il ferro, del kefir per le proprietà antibiotiche

Se la curiosità e la voglia di sperimentare sono una componente (che, per esempio, ha determinato la crescita più consistente di tutte, quella del cibo etnico) c’è molto di più. C’è che gli ultimi anni hanno visto salire nelle scelta degli acquisti il peso di «quei prodotti e quei regimi alimentari che promettono di migliorare il benessere e la salute delle persone», si legge nel Rapporto Coop. «Questo è oggi il primo pensiero degli italiani, come confermano le survey qualitative: secondo Nielsen, il 34% degli intervistati vorrebbe trovare sugli scaffali prodotti in grado di accompagnare uno stile di vita più sano ed equilibrato». Questa volontà rafforza il filone del biologico, spiega fenomeni come la crescita del gluten free, dei latticini ad alta digeribilità. O persino del sedano (+59%), ingrediente base dei centrifugati. E poi, ed eccoci al punto, l’esplosione dei “supercibi”, i prodotti - introdotti di recente nella dieta degli italiani - che promettono di avere effetti particolarmente benefici sulla salute dei consumatori». Tra le promesse dei superfood ci sono la riduzione del rischio di cancro e vari effetti benefici sull’invecchiamento dei tessuti, sull’assorbimento dei cibi, sulla prestanza fisica e su altri aspetti del benessere individuale. Non a caso questi cibi sono noti anche con la sigla “Sirt”, che sta per sirtuine, una classe di proteine che mediano fenomeni quali l'invecchiamento e la resistenza allo stress. Che poi i benefici siano reali o meno dipende da caso a caso, ma certo tutti gli articoli che parlano di “ingredienti miracolosi” non aiutano a orientare un popolo che non è tra quelli con il rapporto più sereno con la scienza.

Tra le promesse dei superfood ci sono la riduzione del rischio di cancro e vari effetti benefici sull’invecchiamento dei tessuti, sull’assorbimento dei cibi, sulla prestanza fisica e su altri aspetti del benessere individuale. Non a caso questi cibi sono noti anche con la sigla “Sirt”, che sta per sirtuine

Ma dipingere gli italiani semplicemente come creduloni sarebbe ingeneroso. La ricerca di benessere cambia anche le preferenze degli alimenti più tradizionali. Si scelgono quelli più sani, anche a costo di spendere di più. È il caso del pesce, unico tra gli alimenti a vedere una salita di prezzo eppure in continua salita nelle preferenze (soprattutto quello confezionato). I consumi oggi sono pari a circa 60 grammi pro capite al giorno, il doppio in confronto agli anni Sessanta. Vale anche per la frutta: rispetto agli anni Novanta ne consumiamo 50 grammi pro capite al giorno in più. Mangiamo anche più legumi e utilizziamo più olio di oliva, mentre scendono latte e formaggi. Crolla anche la carne rossa e in particolare i preparati come i würstel, a cui fa da contraltare la crescita del salmone. È poi tutto un sostituire cose percepite come “cattive” con altre “buone”: lo zucchero di canna al posto di quello raffinato, il latte ad alta digeribilità al posto di quello parzialmente scremto, le fette biscottate e i cereali al posto dei biscotti frollini. Anche perché questi hanno olio di palma, da cui i cittadini, nel dubbio che faccia effettivamente male, stanno alla larga. Tra le altre tendenze c’è la discesa dei succhi di frutta, finalmente percepiti come altamente zuccherati, delle bibite gassate e delle creme dolci spalmabili, prima descritte dalle pubblicità come sane e poi messe in discussione da inchieste giornalistiche straniere rimbalzate in Italia.

Mangiamo più pesce, frutta e legumi. Mentre stiamo abbandonando la carne rossa e soprattutto i würstel

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