Il nobel Stiglitz: «Apple prende ma non restituisce i soldi»

La proposta del Nobel per l’economia Joseph Stiglitz alla Bocconi: eliminare i paradisi fiscali, vietare gli accordi selettivi tra Stati e multinazionali e una tassa minima del 15-20% sulle imprese in Usa e Ue. La commissaria Vestager: «L’Europa è aperta al business, non all’elusione fiscale»

Joseph Stiglitz

Joseph Stiglitz (foto Win McNamee/Getty Images)

22 Settembre Set 2016 1140 22 settembre 2016 22 Settembre 2016 - 11:40
Messe Frankfurt

«È un fatto che le multinazionali abbiano usato la globalizzazione per evitare di pagare una giusta quota di tasse». Joseph Stiglitz, premio Nobel dell’economia e da sempre critico feroce della globalizzazione senza regole, comincia così il suo intervento ai Citizens’ Dialogues, incontri tra cittadini e istituzioni organizzati dalla Commissione europea. Mercoledì 21 tocca alla Bocconi di Milano, dove c’è Mario Monti, mentre in collegamento dalla Columbia University di New York parlano lo stesso Stiglitz e la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager. Che l’economista si riferisca alla Apple, da poco multata per 13 miliardi di dollari dall’Antitrust europea guidata dalla stessa Vestager, è chiaro a tutti e viene esplicitato un attimo dopo, con quattro affondi. «Apple non stava pagando la propria giusta quota di tasse anche se non esisterebbe senza i fondi del governo per la ricerca». «Apple prende ma non vuole restituire. La prima “responsabilità sociale d’impresa” è pagare le tasse». «Uno dei problemi maggiori dell’accordo di Apple (con il governo irlandese, ndr) era la segretezza. I cittadini europei non erano informati». E infine: «Il governo americano è stato catturato nel caso Apple e il lavoro della Commissione europea è cruciale».

Il docente della Columbia ha da poco dato alle stampe il libro “Le nuove regole dell’economia” (in Italia edito da Il Saggiatore), che ha trovato spazio nella campagna elettorale presidenziale americana e l‘appoggio entusiastico di personaggi di spicco del Partito Democratico come Elizabeth Warren, vicina a Bernie Sanders a lungo considerata una probabile vice di Hillary Clinton.
C’è una carrellata di critiche documentate alle regole attuali che hanno portato a benefici minimi per la classe media americana, nonostante anni di crescita del Pil. Ma c’è anche una serie di proposte per “riscrivere le regole dell’economia in modo che funzionino meglio non solo per i più ricchi ma per tutti”. È un esercizio che il premio Nobel non si lascia sfuggire neanche ai Citizens’ Dialogues. «Il sistema internazionale di attrarre le aziende con incentivi fiscali è una gara distruttiva verso il basso e non funziona bene», dice, aggiungendo, supportato dalla commissaria Vestager, quella che nell’impostazione delle politiche “supply-side” suonerebbe come una bestemmia: «Le aziende non cercano solo tasse basse. Cercano lavoratori qualificati, infrastrutture di qualità, buona qualità della vita. Altrimenti non si spiegherebbe l’attrattività dei Paesi scandinavi, dove le tasse alte vengono utilizzate per investire in istruzione e infrastrutture».

«Apple prende ma non vuole restituire. La prima “responsabilità sociale d’impresa” è pagare le tasse»

Joseph Stiglitz

Da queste premesse parte la proposta di una nuova armonizzazione fiscale a livello globale, che dovrebbe fondarsi su tre principi generali. Primo: eliminare tutti i paradisi fiscali che «ci stanno derubando di tutto quello che abbiamo - sottolinea Stiglitz -. Facciamo i nomi: Panama, le Isole del Canale (Channel Islands), le Isole Vergini. Non c’è motivo per cui questi paradisi fiscali esistano. Non sarà difficile eliminarli, esistono solo perché c’è l’1% di aziende che li vuole». Secondo principio: eliminare la selettività, ossia la possibilità di governi di prevedere trattamenti fiscali ad hoc per determinate aziende, come accaduto in Irlanda con la Apple e con decine di altre multinazionali. Il terzo e ultimo principio è quello più forte: «È necessaria la creazione di un regime fiscale multinazionale che elimini il tema del transfer princing», le transizioni infra-gruppo di multinazionali che creano perdite fittizie in Paesi ad alta tassazione e ricavi in Paesi a bassissima tassazione e che, secondo Stiglitz, non sarebbero contrastate efficacemente dal nuovo schema Beps elaborato dall’Ocse. «Gli Stati Uniti e l’Unione Europea devono imporre un nuovo regolamento fiscale e fissare una imposta minima per le aziende pari al 15-20% degli utili. Se riescono a farlo, potranno risolvere alcuni dei problemi che affliggono il pianeta». Più un auspicio che un’aspettativa, anche se a domanda il premio Nobel risponde di aspettarsi da un’eventuale presidenza Clinton una «forte politica sulla concorrenza».

La commissaria Margrethe Vestager è più diplomatica: «Vogliamo creare un terreno di gioco in cui promuovere una leale concorrenza e rendere certo che i mercati aperti diano benefici a tutti». Ma è anche chiara nel riferimento ad Apple: «Nessuno è al di sopra delle regole», afferma, «l’Ue è aperta al business ma non all’elusione fiscale». Con il Tesoro Usa rimangono le distanze sulla vicenda della multa alla multinazionale e agli omologhi americani ricorda che «gli Stati Uniti e l’Europa credono nello stato di diritto e nella concorrenza leale. Ma nella Ue abbiamo un terzo strumento, la legge contro gli aiuti di Stato, che in America non esistono». Su un altro tema caldo dei rapporti transoceanici, il Ttip, la commissaria ha promesso più informazione ai cittadini sui contenuti delle negoziazioni: «È presto per dire come funzionerà il Ttip - ha detto -. Ci sono dei rischi, dobbiamo arrivare a un accordo commerciale che sia positivo per tutti. È fondamentale cercare di rendere il processo più trasparente. La trasparenza è importante per l’accettazione da parte dei cittadini».

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