Qualcuno ci prova. A discutere, a capirsi, a tentare l’impresa che pare impossibile di intrecciare i fili di un discorso comune. Pina Picierno, Marianna Madia e Elisabetta Gualmini, le tre esponenti uscite di recente dal Pd, terranno con Lia Quartapelle e Simona Malpezzi, della minoranza riformista del Pd, un’iniziativa insieme il 25 giugno a Milano.
Titolo evocativo: «C’è ancora domani – Quattro strade per combattere populismo e estremismo». Una “four way street” riformista per iniziare un discorso nuovo. Linkiesta aveva sollecitato un incontro di questo tipo per provare a ragionare insieme sulle prospettive dell’area riformista, e dunque che la cosa si faccia è una buona notizia.
È interessante perché le tre hanno scelto strade diverse: Gualmini con Azione, Madia indipendente in Italia viva, mentre Picierno ha fondato l’associazione Spazio Pubblico fuori dallo schema bipopulista nel tentativo di dar forza a un serio progetto europeista e riformista di governo. Spiega Quartapelle che «Marianna, Elisabetta, Pina hanno deciso di lasciare il Pd, Simona e io pensiamo che serva continuare a rappresentare posizioni riformatrici all’interno. Tutte, però, riteniamo che sarebbe imperdonabile se nel 2027 dovessero prevalere le forze populiste e nazionaliste. Per questo non vogliamo lasciar cadere il filo del dialogo e ci ritroviamo per discutere di proposte e programma per battere la destra nel 2027».
Un dialogo che ha un immediato riscontro politico sulla battaglia per la libertà dell’Ucraina, vero snodo politico e valoriale e anzi sempre più lo spartiacque tra l’europeismo liberale e il populismo dell’ambiguità. Interpretando questa seconda linea ieri Goffredo Bettini ha detto al Corriere della Sera che oggi «l’Ucraina non corrisponde ai criteri fondamentali per entrare nell’Ue», per cui «ci vorranno anni» e che pertanto «sventolare oggi questa bandiera per motivi propagandistici non aiuta».
Peccato che nella mozione che oggi il Pd presenterà in Parlamento ci sia scritto esattamente il contrario, come ha notato proprio Quartapelle: «Il Pd presenta una risoluzione in cui ribadisce che l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue è una scelta strategica di fondo che non può essere rallentata».
D’altronde verte proprio sull’Ucraina, e sulla connessa partita sul riarmo, il dissenso che e diventato rottura da parte di Picierno. Un dissenso che è lo stesso dei riformisti che restano nel Pd. «Penso l’opposto, ovviamente, delle parole di Bettini sull’Ucraina consegnate oggi al Corriere. L’opposto – ha affermato Filippo Sensi – e un Pd che seguisse questa agenda filorussa, che equivoca le stragi con Puskin, sarebbe una follia e un errore esiziale che non avverrà. Sul mio cadavere».
Al di là delle geometrie partitiche e delle convenienze del momento, è proprio qui che potrebbe nascere un terreno comune. Se esiste una possibilità di ricomporre il campo riformista, essa passa attraverso una opzione di valori prima ancora che di alleanze. E l’Ucraina, oggi, è il luogo politico in cui questa scelta viene messa alla prova. Forse si comincia a fare sul serio.