Che tempo che fa

Meteorologia nella bufera, tra conflitti di competenze e giochi politici

Italia fanalino di coda in Europa. Intelligence che torchia i militari per sapere chi ha parlato con i giornali, università arretrate, calamità naturali, giochi politici e valzer di poltrone nell'Aeronautica. Trent'anni di caos nella meteorologia italiana

Fulmine

YASSER AL-ZAYYAT/AFP/Getty Images

10 Ottobre Ott 2016 1220 10 ottobre 2016 10 Ottobre 2016 - 12:20

Militari rimossi perché volevano far rispettare una legge, giochi politici e di poltrone ai vertici dell'Aeronautica Militare, eccellenze che vengono chiuse per risparmiare, spesso, senza riuscirci; servizi meteo frazionati fra una decina di enti differenti, università che non sono al passo con i tempi, tornado ed eventi estremi che colpiscono le coste, uccidono persone e fanno milioni di euro di danni. Italia fanalino di coda in Europa e in Occidente per investimenti, stanziamenti e numero di addetti.

Militari cacciati perché volevano far rispettare una legge; la metà degli investimenti rispetto ai partner occidentali; università senza lauree adatte al settore. Trent'anni di declino della meteorologia in Italia

Militari cacciati e mail scomparse

Il 21 gennaio del 2014 comincia a cadere la prima testa. La Senatrice Pinotti, non ancora Ministro ma Sottosegretario alla Difesa, si reca assieme al Generale Pasquale Preziosa, capo supremo dello Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare (AM) in visita a Pratica di Mare, in una delle principali basi d'Italia. Ufficialmente è una visita istituzionale e di cortesia: si porta il saluto alle forze armate, si visitano il reparto chimico, quello di armamento, medicina aeronautica e aerospaziale, il centro sperimentale di volo e il CNMCA – il Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica, all'epoca il principale ente meteo del Paese. Ufficiosamente, invece, ci sono grane da risolvere.

Il governo Monti – due anni prima, nel febbraio 2012 – ha preso una scelta che fa discutere: creare un unico ente con la sigla di SMND (Servizio Meteo Nazionale Distribuito) sotto l'egida della Protezione Civile e della Presidenza del Consiglio. Che coordini tutte le attività d'Italia mettendo in comune informazioni, risorse, tecnologia e personale. Perché la meteorologia in Italia nasce nel 1910 ed è sempre stata gestita dai militari, che però nel corso dei decenni hanno privilegiato le previsioni per le Forze Armate a discapito di quelle per i civili. E a partire dagli anni '80 le regioni si sono organizzate in maniera autonoma creando dei piccoli centri regionali nella pancia degli istituti per la ricerca agricola, prima, e dell'Agenzie per l'Ambiente (Arpa) poi.

L'Italia è l'unico Paese ad avere un servizio meteorologico gestito dai militari. Ultimo gradino del podio che condivide con la Grecia

Un frazionamento e una dispersione di risorse – in un Paese, l'Italia, che in media stanzia la metà dei soldi dei propri partner esteri nel settore – che non ha eguali: se si esclude la Grecia, nelle altre nazioni occidentali come Francia, UK, Germania e, dopo la fine della dittatura di Franco anche la Spagna, esiste un unico servizio meteorologico nazionale e civile. Per non parlare degli Stati Uniti dove le attività di ricerca scientifica e sviluppo di modelli matematici di previsione sono affiancate da un sistema di allarme e avvisi di sicurezza che coinvolgono la popolazione attraverso le radio, le televisioni e la segnaletica stradale, in caso di catastrofe o disastro ambientale, per limitare i costi umani ed economici.

Secondo vari esperti interpellati da Linkiesta la scelta del governo Monti è un primo passo, anche se monco, verso quella direzione. Ma c'è un problema: molti fra i vertici dello Stato Maggiore dell'Aeronautica non sono d'accordo. Hanno già perso i controllori di volo e non vogliono perdere la meteorologia. E Pinotti sta con loro.

Quel 21 gennaio 2014 i nodi vengono al pettine: la futura ministra e il Generale Preziosa parlano con il direttore del CNMCA, il Colonnello Massimo Ferri, e ribadiscono la volontà di mantenere la meteorologia sotto il controllo dell'Aeronautica Militare (AM). Lui non è d'accordo. Dice che c'è una legge che prevede la collaborazione con le regioni. Lo scontro è accesso e l'insubordinazione dà fastidio. Il Generale ne fa mostra apertamente, prende da parte il Colonnello Giovanni Maresca, il vice di Ferri in quel momento, e gli promette che a breve la poltrona di capo del CNMCA sarà sua. Esattamente quello che avviene otto mesi dopo, a settembre.

Il 21 gennaio 2014 salta la prima testa: il Colonnello Massimo Ferri litiga con il Generale Preziosa e il futuro ministro Pinotti. Otto mesi dopo viene rimosso perché voleva far rispettare una legge

Passa un anno ancora e il 9 marzo 2015 salta la seconda testa. È quella del Brig. Gen. Luigi De Leonibus, Capo Reparto Meteorologia dell'USAM (Ufficio Generale Spazio Aereo e Meteorologia). É il rappresentante italiano in tutte le organizzazioni internazionali che contano, dall'Agenzia Spaziale EUMETSTAT al Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine. La sua colpa? Essere un sostenitore del SMND e aver collaborato, nel 2011, ad una task force e a un gruppo di lavoro – come del resto lo stesso Colonnello Ferri – con il compito di sviluppare strategie per trasferire il servizio meteo delle Forze Armate in ambito civile e altre linee guida per rivedere il personale in forza all'Aeronautica entro il 2025.

È quanto emerge da un documento del febbraio 2011 recuperato da Linkiesta e circolato internamente ai militari. Dove si usano parole dure e si sottolineano tutte le criticità evidenti del settore: dalle competenze spalmate fra almeno 7 enti diversi – Aeronautica, ENAV, ENAC, Arpa, Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione Ambientale (Ispra), Protezione Civile, Centro per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA ora CREA) – passando per i problemi di finanziamento: solo lo 0,005 del PIL di cui fanno parte anche i 35-40 milioni che ogni anno l'Italia versa alle organizzazioni internazionali (una quota dalla Difesa e circa 6-7 milioni dal MIUR) e che, quindi, non coprono spese operative e gestionali.

Il 9 marzo 2015 salta il Generale De Leonibus. La sua colpa? Aver collaborato a una task force che criticava lo stato della meteorologia italiana. Aveva ragione: solo lo 0,005 per cento del Pil e le funzioni disperse fra sette enti diversi

E se, come si legge nel documento, “non si percepiscono miglioramenti per il futuro del quadro finanziario”, la creazione di un Servizio Meteo Nazionale – pur lasciando alle Forze Armate un servizio essenziale per operazioni, basi ed esercitazioni militari – diventa necessaria “non per una mera razionalizzazione dei costi” ma anche per evitare tutta una serie disservizi che a oggi si stanno verificando, come vedremo più avanti. Mettendo a repentaglio la sicurezza e con il rischio di dare adito a cause e contenziosi per il reato di interruzione di pubblico servizio.

Parole di buon senso contenute in una relazione di 48 pagine ma che scritte con la collaborazione di un militare suonano come uno sfregio. De Leonibus viene rimosso e dopo una carriera spesa nella meteorologia finisce ad occuparsi di antinfortunistica e infine come ufficiale in ausiliaria – di fatto un prepensionamento.

Primavera 2015: spariscono le mail degli ufficiali meteo dell'Aeronautica. Hanno la colpa di essere scienziati, non soldati

Non è l'unica stranezza in quella primavera di un anno fa. A un certo punto spariscono anche gli indirizzi mail. Dalla fine anni '90 chi lavorava nel meteo aveva un indirizzo del tipo “cognome@meteoam.it” che si usava per scambiare informazioni con altre realtà scientifiche anche estere. Fra 2005-2010 tutto il personale AM viene dotato di un secondo indirizzo “nome.cognome@aeronautica.difesa.it”. I due sistemi convivono per qualche anno: uno per la ricerca e l'altro per comunicazioni amministrative e stipendi. Nella primavera 2015, d'improvviso, usare l'indirizzo “cognome@meteoam.it” diventa un atteggiamento sedizioso, quasi ribelle, e tutte le caselle di posta vengono oscurate. Perché uno dei risvolti interni a questo mondo, e poco noto, è che pur trattandosi sempre di militari c'è chi è visto di buon occhio e chi meno. Il personale meteo meno. Molto meno. Sono scienziati, non soldati e, sopratutto, non sono piloti – questa la loro colpa.

Pinotti-Delrio-Renzi: la battaglia politica

Ai ferri corti non si arriva solo fra i militari. Ci mette lo zampino anche la politica. La Pinotti sta con le forze armate. È il gennaio 2014 e nel Partito Democratico sta per consumarsi il colpo di spugna che porterà alla fine di Letta e Renzi a Palazzo Chigi. Pinotti è in odore di incarico ministeriale e in quella visita a Pratica di Mare si dice disposta a fare pressioni affinché l'Aeronautica goda di tutte le risorse necessarie, in particolare economiche, per gestire in solitudine il servizio meteo, anche per i civili. Promesse da marinaio? Probabile, perché non si tratta di banalità come stabilire se farà bello o brutto tempo per un weekend fuori porta. Si tratta di essere attrezzati per monitorare gli inquinati atmosferici, fornire ai voli civili lo stesso supporto di quelli militari, elaborare modelli matematici e previsioni per il settore agricolo, quello turistico, per i trasporti, adottare piani e protocolli di emergenza nei casi di alluvione, tornado o altre calamità naturali. Non proprio bruscolini: da un confronto con realtà estere come Meteo France, UK Met Office o Deutsche Wetterdienst emerge che ad un'Aeronautica attrezzata per tutto ciò servirebbero almeno altri 100-150 milioni di euro da trovare nelle maglie del bilancio della Difesa e centinaia di persone in più. Basti pensare che Meteo France ha 4000 dipendenti, in Germania ce ne sono quasi 3000. In Italia non si arriva a 1000 nemmeno sommando il personale meteo militare con quello civile degli uffici regionali in capo alle Arpa. Pinotti dice che si può fare ma c'è chi non è d'accordo .

È il caso di Graziano Delrio che da lì a un mese diventa il braccio destro di Renzi e da Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio cura i rapporti con la Protezione Civile. Che vuole aggiudicarsi il ruolo di principessa nel nuovo SMND. Ancora un mese prima di lasciare l'incarico alla Presidenza del Consiglio per andare al Ministero dei Trasporti Delrio rilascia dichiarazioni che rilanciano sulla posta in gioco: «Solo noi e la Grecia abbiamo un servizio meteorologico in capo ai militari» batte l'agenzia Public Policy. Incassa appoggi pesanti: quello di Bernardo De Bernardis, già vice capo della Protezione Civile e ora direttore dell'Ispra, e quello di alcune Arpa. In particolare Arpa Emilia-Romagna che è la realtà scientificamente più valida, assieme al Piemonte, nelle meteorologia civile. Secondo molti Arpa Emilia si candida a un ruolo di guida e dirigenza dentro al nuovo SMND. Le malelingue parlano e vedono nell'appoggio di Delrio – che proprio dalla politica regionale emiliana proviene – un modo per avvantaggiare amici e corregionali. Dal canto suo Arpa Emilia-Romagna nega categoricamente che un accordo del genere esista e spiega come il tavolo di confronto avrebbe avuto un seggio per ogni regione. Solo quando il governo si deciderà a varare questo benedetto SMND si deciderà poi il peso di ogni singolo ente.

Chi comanderà nel nuovo servizio meteo nazionale? Pinotti sta con i militari. Delrio con la Protezione Civile e le Arpa, sopratutto quella della sua regione, l'Emilia Romagna. Renzi non ne vuole sentir parlare di poteri alla regioni senza aver prima vinto il referendum del 4 dicembre

Un gioco di veti incrociati e una situazione di stallo, dove quest'anno entra a piedi uniti anche il Presidente del Consiglio. A marzo del 2016 il decreto Presidenziale che istituisce il SMND arriva in Consiglio dei Ministri, in fase preliminare, con quasi 4 anni di ritardo rispetto a quanto previsto da Monti e 16 anni oltre i limiti che aveva stabilito il ministro Bassanini in una vecchia riorganizzazione di fine anni '90 – rimasta poi lettera morta in larga parte.

Il decreto arriva e viene rimandato al mittente con discussione posticipata a data da destinarsi. Perché una legge che dà così tanto potere alle Agenzie regionali a Matteo Renzi proprio non piace. Non nell'anno del referendum in cui si consuma una battaglia chiave nell'eterna lotta fra centralismo democratico e federalismo delle funzioni. I rumors dicono che Renzi sarebbe favorevole a creare un unico servizio centralizzato, solo dopo aver vinto il referendum del 4 dicembre – eventualità che dà per scontata – riservandosi il diritto di decidere in futuro a chi assegnare il ruolo principe: Protezione Civile – come voleva Delrio – o Ministero della Difesa e quindi Aeronautica, come nei desiderata della Pinotti? Di sicuro c'è che nessuna delle realtà coinvolte ha ricevuto parole ufficiali dal Presidente del Consiglio.

Tornado mortali

Non ci sono solo i retroscena politico-militari e i valzer delle poltrone in questa battaglia dietro le quinte che dura da oltre un decennio. Ogni tanto la meteorologia e le sue inefficienze colpiscono anche la carne viva del Paese.

È il 28 novembre 2012 quando un tornado colpisce lo Ionio e Taranto. È il multivortex EF3 con un diametro di 700 metri e una velocità periferica che raggiunge i 250 km/h, fra i più larghi e devastanti mai fotografati in Europa. Si abbatte sul porto e sull'Ilva – il più vasto stabilimento siderurgico del continente – e sulla costa. Il danno economico è stimato in 60 milioni di euro di cui 20 milioni solo nell'area del porto. Muore un uomo, un operaio dell'Ilva, il cui corpo viene ritrovato a 100 metri di distanza. Si evitano danni peggiori alle persone solo per una casualità: interi reparti dello stabilimento sono sotto sequestro per via dell'inchiesta giudiziaria-ambientale che coinvolge l'acciaieria. I pochi operai presenti raccontano di scene apocalittiche con le lamiere che trascinate dalle raffiche di vento si conficcano nei macchinari.

Tre anni dopo la paura arriva in laguna a Venezia: l'8 luglio 2015 un tornado colpisce la periferia del capoluogo veneto. Il bilancio è di un morto, 72 feriti e una villa del sedicesimo secolo distrutta.

Eventi rari? In teoria sì. Nel bacino del Mediterraneo e in generale in Europa sono rari anche se alcuni indicatori lasciano presumere un aumento in futuro. Ad esempio per via del riscaldamento delle acque superficiali del mare, che possono giocare un ruolo importante nel produrre flussi di calore e fornire energia al temporale da cui si genera il tornado. Che nel Mediterraneo colpiscono vicino alla costa e, quindi, agli insediamenti umani. I più anziani ricorderanno l'evento drammatico, sempre a Venezia, nel 1970.

Quando l'inefficienza colpisce la carne viva del Paese: 28 novembre 2012, il tornado multivortex EF3 colpisce lo Ionio, Taranto e l'Ilva. Bilancio: un morto, 60 milioni di euro di danni e villette dell'800 sbriciolate

Negli ultimi decenni le statistiche dicono che eventi come questi – anche se la tromba d'aria di Taranto, per intensità e vastità, è assimilabile a quelle che colpiscono negli Stati Uniti – si verificano all'incirca ogni tre-cinque anni. Sono imprevedibili? No, ma è necessario avere personale osservatore, infrastrutture e tecnologie come i radar “Doppler” che riescono ad avvistare i tornado - o meglio, le supercelle da cui questi si formano - con 15-20 minuti d'anticipo ipotizzando la rotta e la velocità attraverso delle proiezioni tridimensionali. E di conseguenza avvertire la popolazione, troppo spesso impreparata: nel caso Veneto circolano video su youtube in cui si mostrano auto che corrono dritte in bocca alla tromba d'aria. Una rete di radar in Italia esiste, resa funzionante dalla Protezione Civile a metà anni 2000 ma nel caso pugliese i “Doppler” non erano nelle vicinanze e questa carenza è costata cara.

Le colpe delle Università

Chi pensa che le inefficienze del servizio meteorologico siano da attribuire solo all'Aeronautica e delle gelosie militari si sbaglia. L'AM ha il grande pregio di formare personale qualificato e offrire stipendi superiori a quelli civili. Non si può dire lo stesso delle Università. Che non hanno una laurea in meteorologia – il diploma che ci si avvicina maggiormente è quello in Fisica dell'Atmosfera – e hanno lasciato andare in pensione gli unici ordinari della disciplina senza sostituirli: il professor Longhetto a Torino e il professor Tibaldi a Bologna, capitale morale e scientifica della meteorologia italiana.

L'università italiana non forma meteorologi. E il blocco del turn over miete le sue vittime. Gli ultimi ordinari della materia? Tutti in pensione senza essere sostituiti

Il blocco del turn over miete vittime anche nell'università e nella ricerca. C'è anche chi nell'Accademia non vede di buon occhio il progetto di SMND come il professor Visconti dell'Università dell'Aquila. Appena pensionato definisce il progetto di Monti una sorta di accrocchio per far parlare fra di loro realtà che nemmeno riuscirebbero ad alzare il telefono in tempo in caso di emergenza. Visconti è favorevole a scelte da pugno di ferro: servizio unico e civile sul modello francese, non pasticci come il SMND. Problema: è politicamente insostenibile e non ci sono i soldi. È chiaro che in questo contesto litigioso e di mancata formazione del personale civile i militari hanno buon gioco a rivendicare la fetta più grande della torta e a non voler passare la meteorologia ai civili. Perché loro hanno circa 700 unità di personale (dal sito ufficiale è impossible reperire il numero esatto) di cui almeno 400 è personale meteo qualificato. Che è poca roba rispetto alla Francia ma è comunque più dei meteorologi di professione che le università sfornano. Cioè zero.

Gli 007 al CMR di Milano

A giugno di quest'anno sono arrivati gli 007 del Ministero della Difesa al Centro Meteorologico Regionale di Milano-Linate – prestigioso e antico centro lombardo che la ristrutturazione del 2015 stava per sopprimere del tutto. Gli uomini del Servizio Informazioni e Sicurezza del Ministero – una sorta di intelligence interna – volevano scoprire chi avesse parlato con la stampa dopo le rivelazioni de Linkiesta del 31 maggio sull'imminente chiusura dell'eccellenza lombarda, annunciata ai lavoratori con una circolare ministeriale recapitata a Ferragosto del 2015. Chiudere tutto e trasferire il personale e le funzioni fra Poggio Renatico-Ferrara e Pratica di Mare, dove adesso il capo è il Colonello Bianca, elemento affidabile e di formazione pilota (non meteorologo), come « in una provincia ribelle che ha tentato la secessione, un territorio commissariato» definiscono questa scelta alcune fonti militari. Era questo il piano dell'AM.

Dopo le rivelazioni de Linkiesta del 31 maggio al CMR di Milano-Linate sono arrivati gli 007 del Ministero della Difesa. Gli uomini del Servizio Informazioni e Sicurezza volevano sapere chi avesse parlato con la stampa

Ma qualcosa è andato storto per tre motivi. Il primo: altre testate giornalistiche hanno riportato la notizia della chiusura per più di un anno era stata insabbiata nei cassetti del Ministero. Secondo: la notizia ha sollevata l'attenzione della politica regionale lombarda che con una mozione proposta dal Partito Democratico in Consiglio al Pirellone e votata all'unanimità ha chiesto chiarimenti. Nulla più che una dichiarazione d'intenti a favore del CMR di Linate che però ha riacceso i riflettori. Era curioso in effetti il silenzio di un partito come la Lega Nord che, se su Malpensa in passato ha combattuto battaglie epiche contro i propri stessi alleati, sul CMR era stato curiosamente silenzioso. Terzo motivo: il Comandante Giovanni Fantuzzi del COA (Comando Operazioni Aeree) si reca a luglio a Linate e rassicura i sottoposti, quasi facendo mea culpa a nome delle Forze Armate.

Chiede di vedere il progetto che prevedeva la chiusura-trasferimento del centro (e il relativo risparmio economico) che avrebbe dovuto elaborare un emissario romano responsabile, il Colonello Fiacconi. Bene, questo progetto non esiste. O meglio, esiste ma è vago. Nei passaggi dove si parla di portare tutto a Ferrara si leggono frasi come "complessa e sostanziale attività di predisposizione adeguamento info strutturale dell'intero sito di Poggio Renatico [...] Necessità di allestire una nuova sala previsioni meteo come quella già in possesso al CMR di Linate. Costo operazione: 40mila euro [...] Ulteriore impegno finanziario connesso alle indennità del personale lombardo ed inevitabile fenomeno di pendolarismo con gravi ripercussioni negative sul morale delle persone e sull'affidabilità del delicato servizio".

In breve, si sa solo che il centro andava chiuso per decisione dall'alto ma non si sa quali vantaggi o risparmi avrebbe comportato. Anzi, di sicuro si sarebbero persi i diversi milioni di euro che il CMR ogni anno “fattura” grazie ad accordi stipulati con compagne aeree private che si avvalgono dei servizi di veglia sui cieli italiani h24 e 365 giorni all'anno. Fiacconi viene dunque preso e parcheggiato a Roma in attesa di pensionamento.

Chi invece da Milano ha accettato il trasferimento a Ferrara si è visto riconoscere un'indennità da 400-500 euro mensili aggiuntiva per alloggio e trasferimento. Alla faccia del risparmio.

Si aggiunga che se il trasferimento a Pratica di Mare e Ferrara fosse andato in porto i militari del CMR avrebbero potuto smettere di lavorare sin dall'anno scorso, continuando a percepire stipendio in attesa di essere spostati. Se non fosse che l'inesperienza di Pratica di Mare e del nuovo centro COMET che ha di fatto sostituito il CNMCA (che rimane attivo con circa una ventina di persone in organico e molte meno funzioni) ha creato più di qualche disagio negli ultime mesi nel monitorare i voli e i cieli: black-out totali con i piloti in volo che chiamano Linate chiedendo supporto perché dal Lazio non risponde nessuno. E avvisi di sicurezza emanati fuori dallo spazio aereo italiano addirittura sopra i cieli di Pyongyang, Corea del Nord.

L'ultima tappa di questa aggrovigliata vicenda si verifica a cavallo fra il 31 agosto e l'1 settembre di quest'anno. Da Roma arrivano notizie informali ma incoraggianti per i militari di Linate: non si chiude nulla, almeno altri 3-5 anni di ossigeno in attesa di prendere decisioni definitive. Ci sono quindi da chiamare gli istituti scolastici. La Maxwell di Milano, l'Istituto Tecnico Aeronautico di Gallarate, oltre alle facoltà di Fisica e Agraria di Milano per portare la buona novella: anche quest'anno si organizzano i tirocini degli studenti – esultano i vertici del CMR. Passano 24 ore e torna il maltempo: non chiamate nessuno perché del domani non vi è certezza. Da allora solo il silenzio.

Dire che nella meteorologia italiana tiri una brutta aria, forse, è riduttivo.

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