
C’è una manciata di gradini tra la Passeggiata di Ripetta e un altro tempo: bastano per entrare nel The Goethe Hotel e ritrovarsi catapultati in un immaginario che mescola il romanticismo dell’Ottocento con la sensibilità del lusso contemporaneo. A pochi passi dalla Casa di Goethe – il museo che conserva i ricordi del soggiorno romano del poeta tedesco – questo boutique hotel cinque stelle firmato da Pacini Group non si limita a evocare la figura dello scrittore con qualche citazione decorativa ma lo evoca con coerenza e profondità.
La prima cosa che colpisce entrando è la Libreria Infinita: un’installazione imponente nella hall, una torre di volumi che sale verso l’alto come un altare laico alla cultura. Qui il libro – e per estensione la conoscenza, il viaggio, la scoperta è l’ospite d’onore.
Il concept dell’hotel è il Grand Tour, quel rito di passaggio che nel Settecento e nell’Ottocento portava i giovani aristocratici europei a traversare l’Italia alla ricerca della bellezza, della storia, di sé stessi. Goethe fece il suo viaggio tra il 1786 e il 1788, e ne uscì trasformato: «Adesso posso dire di aver visto Roma», scrisse. Pacini Group ha costruito intorno a questa suggestione un progetto di ospitalità in cui le camere sono arricchite da bauli vintage, oggetti da viaggio d’epoca, opere d’arte che rimandano alla tradizione romantica. La palette cromatica richiama la teoria dei colori di Goethe, “Zur Farbenlehre”, con i suoi profondi verde bottiglia, il blu notte, il bordeaux. Le tre Signature Suite portano i nomi di Venezia, Firenze e Napoli, le tappe del Grand Tour immortalate nei diari italiani dello scrittore: Doge, Medici, Borboni.
La parte gastronomica è affidata ad Affinity Kitchen & Alchemy. Il nome è un omaggio a “Le affinità elettive”, il romanzo del 1809 in cui Goethe applica alla vita sentimentale la metafora chimica dell’attrazione tra elementi. E la stessa idea, quella di forze invisibili che si attraggono, si trasformano, creano qualcosa di nuovo, regola la cucina del giovane chef romano Christian Belli, con una formazione solida e un passaggio significativo al fianco di Fulvio Pierangelini, cuoco capace come pochi di fare della semplicità una forma di eleganza. Una cucina che non urla, non sovraccarica, non insegue la complessità fine a sé stessa, ma che cerca l’equilibrio tra tradizione e modernità, tra materia prima locale e tecnica raffinata, tra Roma e il resto dell’Italia.
«L’amore per l’Italia e per i suoi eccellenti ingredienti è il centro della proposta di Affinity», racconta Belli. «Come Goethe, anche noi vogliamo comunicare l’importanza e la grandezza di questo territorio, rendendolo più contemporaneo attraverso una cucina moderna che guarda comunque con grande rispetto al passato». Aggiunge poi una nota che dice tutto sul carattere di questo posto: «Goethe era ghiotto di carciofi. Per questo qui da noi, compatibilmente con la stagionalità, hanno un ruolo importante».
La veranda urbana, la sala ristorante con grandi vetrate sul giardino interno, è il luogo in cui Affinity si esprime al meglio in uno spazio elegante, luminoso di giorno e raccolto la sera. Nel menu della cena Belli mette in gioco il suo vocabolario culinario, a cominciare dagli antipasti come il Girello di manzo con melanzana fondente, piccantino e capperi o le Pallotte di scarola con provolone di Formia, agretti marinati e tapenade di mandorle. Tra i primi, il Tortello di baccalà con guazzetto all’arrabbiata e salicornia è il piatto che meglio sintetizza l’approccio alla cucina: tecnica contemporanea (la sfoglia, il ripieno, la cottura) al servizio di ingredienti di territorio come baccalà, salicornia e pomodoro speziato.
A chiudere, la Picanha di manzo al miso nero della Tuscia con lenticchie di Onano: il miso prodotto in Lazio con ingredienti locali è un esperimento riuscito di fermentazione applicata al territorio, la prova che Belli non teme il rischio quando sa dove vuole arrivare.
Affinity non è però solo un ristorante da sera: il momento forse più identitario è la Merenda Letteraria che si tiene ogni giorno dalle 16 alle 20. Una pausa per rallentare, sfogliare un libro dalla Libreria Infinita, assaggiare il Maritozzo del Viaggio, una reinterpretazione contemporanea del dolce romano servito con gelato del giorno, accompagnato da cocktail signature o da un calice scelto dalla cantina con oltre 180 etichette italiane e internazionali, in un luogo che è anche un salotto culturale, dove prendono vita presentazioni di libri, vernissage, talk di storia dell’arte, cene letterarie guidate dal professor Vittorio Maria De Bonis. Affinity ha capito che oggi un ristorante d’hotel che vuole essere rilevante non può limitarsi a nutrire ma deve animare, connettere, sorprendere.
In una città come Roma, dove l’eccellenza alberghiera è spesso sinonimo di lusso autoreferenziale, questo hotel è dedicato a culture che si incontrano e a viaggiatori che cercano qualcosa di più di un letto e di un piatto. È la visione di Emidio Pacini, il fondatore di Pacini Group, che ha immaginato un’ospitalità capace di farsi racconto e che Christian Belli, in cucina, traduce in sapori.