Mr. Groupon: «I trend nell’innovazione? Quando li hai visti è già troppo tardi»

Intervista al numero uno di Groupon Sud Europa, Nicola Cattarossi: «Oggi tutta l’esperienza di consumo si vive attraverso il cellulare, è tutto completamente nuovo. Per questo è essenziale cogliere le tendenze sul nascere. E per qualunque azienda sarà impossibile restare fuori da internet»

Groupon People

(Scott Olson/Getty Images)

Scott Olson/Getty Images

17 Novembre Nov 2016 1524 17 novembre 2016 17 Novembre 2016 - 15:24
Messe Frankfurt

Quattro piani di palazzina, tra poster colorati, foto di feste, dipendenti in jeans e aree snack. Finalmente si intravede l’ufficio degli executive, niente più che una stanza completamente trasparente che si “affaccia” sull’open space. Niente divani in pelle umana o ficus beniamini, di fantozziana memoria, ma solo una scrivania, una poltrona, e ovviamente un maxi computer. L’essenziale, inteso come approccio alla gestione dei dirigenti, è una delle caratteristiche fondanti della cultura tech americana, e anche in Italia ha trovato il suo spazio. In un contesto quindi molto lontano dagli uffici tradizionali delle grandi azienda italiane incontriamo Nicola Cattarossi, il numero uno di Groupon per l’area del Sud Europa (Italia, Francia, Spagna), diciotto anni di esperienza in aziende americane (da PwC alla Kellog’s, passando per Pepsi Cola) e approdato da tre anni alla guida di Groupon, colosso delle vendite online di offerte e prodotti in tempo reale.

Cattarossi, come è cambiato il mondo delle vendite online in questi ultimi anni?
Senz’altro il cambiamento più importante è stato per molte società, come per la nostra, il passaggio da Internet company a “mobile company”. Oltre il 60% delle transazioni sul nostro sito oggi avviene sul cellulare. Non solo, sul cellulare si vive l’intera esperienza di consumo: dalla scelta, alla prenotazione, all’assistenza, fino alla presentazione di un coupon, ormai virtuale. Tutto questo è completamente nuovo.

Sono nate tante app però nel settore delle vendite: da quelle per i ristoranti a quelle dei viaggi, fino alle app che consentono di prenotare il parrucchiere.
Vero, e sono tutti molto bravi nei loro perimetri, sfruttano molto bene le potenzialità infinite del mondo mobile. Ma in realtà non c’è un vero concorrente che faccia il nostro stesso lavoro. Noi vendiamo veramente tutto: dal ristorante, all’evento, al prodotto.

Dicono che Coca Cola senza Pepsi Cola sarebbe fallita. La concorrenza fa bene.
Certo e per restare competitivi abbiamo sviluppato sistemi che potessero migliorare i nostri risultati. Per esempio oggi abbiamo sviluppato degli algoritmi che individuano i gusti dei nostri clienti secondo lo storico dell’acquisto e il profilo del consumatore. In questo modo abbiamo automatizzato molti passaggi e questo ci consente di muoverci su grandi volumi, sia di utenti che di offerte. Sono in Italia ne abbiamo 15.000 al giorno.

«Il cambiamento più importante è stato il passaggio da Internet company a “mobile company”. Oltre il 60% delle transazioni sul nostro sito oggi avviene sul cellulare»

Nicola Cattarossi, il numero uno di Groupon per l’area del Sud Europa (Italia, Francia, Spagna)

Sono cambiati i gusti dei consumatori “made in Internet”?
Diciamo che sono cambiate le mode. Noi abbiamo mantenuto le categorie con cui siamo nati, i ristoranti, la cura del corpo eccetera, ma a questi abbiamo aggiunto i cinema, gli eventi, i parchi, le esperienze insomma, e hanno avuto successo.

E i deal online sono sensibili alle mode?
Senz’altro. Per esempio negli ultimi tempi abbiamo avuto moltissime offerte di “escape room”, esperienze di gioco che fino a poco tempo fa non esistevano e che ora sono di grande moda. In questo contesto gli operatori hanno la necessità di sfruttare al massimo il momento di attenzione sul loro prodotto, e al tempo stesso le risposte dei consumatori sono sempre molto positive.

Ora il must del momento è il Food Delivery, ovvero la consegna di cibo. Lo hanno fatto Foodora, Deliveroo e ora anche Uber. Groupon ha avviato dei test negli Usa, vedremo questo progetto anche in Europa?
È un settore che ha avuto una grossa esplosione, ma ora vedo gli operatori molti più prudenti.. Negli usa fanno molti test e progetti pilota. Per ora resta lì, poi si vedrà.

Tornando all’Italia, ci racconta la storia di qualche piccola azienda che ha trovato la fortuna grazie a internet?
Mi fa piacere parlare di “piccoli” perchè quando abbiamo iniziato abbiamo lavorato con piccoli imprenditori, aziende che non avevano nè sito, né tantomeno una app. E noi riuscivamo a fornire loro l’unica vetrina nel mondo digitale. Tra questi uno spazio termale, conosciuto a livello locale, ma sconosciuto al mercato di massa, che è riuscito a vendere 100mila coupon. Un record. Oggi ci confrontiamo anche con aziende più grandi, ma queste storie sono sempre interessanti da ricordare.

Come evolverà questo settore tra 5 anni?
È cambiato talmente tanto in questi ultimi cinque che è difficile fare previsioni.

«Negli ultimi tempi abbiamo avuto moltissime offerte di “escape room”, esperienze di gioco che fino a poco tempo fa non esistevano e che ora sono di grande moda. In questo contesto gli operatori hanno la necessità di sfruttare al massimo il momento di attenzione sul loro prodotto e al tempo stesso le risposte dei consumatori sono sempre molto positive»

Quanto è importante la ricerca in società innovative del mondo internet e mobile?
È sicuramente un tassello molto importante. In Groupon la ricerca è centralizzata all’estero.

Ci sono italiani?
Ci sono molti italiani.

Ci raccontano spesso di un’Italia “difficile” per le imprese tech. È così?
L’Italia ha bisogno di innovazione. Ci sono molte opportunità da cogliere, e negli ultimi 10 anni si sono sviluppate numerose realtà ed associazioni che hanno lo scopo di interpretare le esigenze di questo mercato. Penso che stiamo andando nella direzione giusta.

L’Italia si sta rivelando un Paese strategico per il settore tecnologico?
Sicuramente vedo del fermento. Sicuramente l’Italia non rappresenta il polo principale, come potrebbe essere una Londra, Berlino o Amsterdam, ma vedo nel nostro Paese un nuovo interesse. Anche gli eventi internazionali hanno aiutato, Expo per primo, a portare i riflettori internazionali sul nostro Paese.

Insomma, noi italiani stiamo diventando più innovativi?
Beh, vedo che si stanno creando sempre più occasioni di aggregazione per startup, ci sono sempre più spazi di co-working, e sempre più spesso sento parlare di persone che nel tempo libero aprono un piccolo Bed&Breakfast, o un’attività online. Si tratta di un movimento che va nella giusta direzione.

«I trend vanno saputi cogliere in tempo per entrarci, prima della fase di crescita. Dopo è già troppo tardi»

Cosa consiglierebbe ad un neo-laureato che desidera lavorare nelle aziende tech, che oggi sono considerate le più interessanti per i giovani?
Beh, Io sono arrivato tardi in questo settore, solo quattro anni fa. E di sicuro si tratta di un’area da cui è impossibile rimanere fuori. Anche le aziende più tradizionali verranno influenzate dall’online, e rimanere esclusi, non solo non è strategico, ma è quasi impossibile. Detto questo, ci sono dei consigli che darei a tutti: essere proattivi, essere internazionali, e soprattutto dare sempre un occhio ai trend.

Ci spieghi meglio.
Guardare i trend significa vedere e capire cosa sta succedendo. Dove vanno i mercati e cosa fanno le aziende e i consumatori. E l’importante è cogliere il trend dall’inizio. Prima parlavamo del Food Delivery, ecco se uno oggi vede questo trend è già in ritardo. I trend vanno saputi cogliere in tempo per entrarci, prima della fase di crescita. Dopo è già troppo tardi.

Potrebbe interessarti anche